Proteggere il proprio cammino interiore per non smarrirsi

Non si torna indietro quando le comprensioni sono acquisite, ma prima? Nel mentre esse si strutturano quante volte il vecchio torna e bussa e sembra avere un fascino?
C’è sempre una comprensione in divenire e dunque c’è sempre una possibilità di smarrimento.
Ognuno di noi, piccoli operai della via interiore, ha trovato un modo per ancorarsi al proprio cammino, e chi non l’ha trovato è bene che lo trovi.
Cosa significa ancorarsi? Possedere una serie di stabilizzatori, il richiamo dei quali alla consapevolezza ci riconduce efficacemente all’essenziale.
Gli stabilizzatori sono archetipi personali della consapevolezza dell’essenziale:
– una sensazione;
– un’immagine;
– una parola, una frase;
– un gesto ripetuto, una postura;
– un rito, una pratica.
In quanto archetipi personali, ognuno ha elaborato i suoi stabilizzatori, quei topos interiori a cui tornare sperimentati e collaudati nel tempo, verificati alla luce dell’esperienza.
Il Sentiero mette a disposizione alcuni strumenti, alcuni luoghi interiori e offre degli stimoli ritmici per nutrire il cammino:
– il ritmo quotidiano, con i Pensieri brevi su Twitter;
– il ritmo alternato scandito dai post su Cerchio Ifior e su questo sito;
– il ritmo mensile con l’Officina Essenziale;
– il ritmo stagionale con gli intensivi.
Questo è quel che possiamo fare noi, il resto spetta ai singoli che acquisiscono la capacità di proteggere e custodire il proprio cammino interiore man mano che avanzano nelle loro comprensioni.
Il neofita è spesso benedetto da gratificazioni ed entusiasmi, e qualche volta da una specie di delirio di onnipotenza, e non si cura più di tanto del proteggere; il monaco è macerato dalla routine e conosce il valore di quello che ha, il rischio di quello che vacilla, l’incognita derivante dal continuo perdere appigli e dunque conosce bene il valore del proteggere e del custodire.


Pensieri brevi, riflessioni quotidiane su Twitter
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14 commenti su “Proteggere il proprio cammino interiore per non smarrirsi

  1. “Delirio di onnipotenza” mi e’ appartenuto agli albori delle comprensioni…..ora e’ un altro tempo.
    Grazie

  2. Riconosco pienamente l’importanza di questi “stabilizzatori” e il ruolo svolto dagli strumenti offerti dal Sentiero come validi ancoraggi nel nostro cammino. Grazie.

  3. Spesso hai parlato di stabilità, per proteggere il proprio cammino interiore,
    comprendo che è fondamentale.
    Grazie!

  4. Ogni appuntamento è un’occasione per riallinearsi. Gli “stabilizzatori” a cui si fa riferimento nel post, diventano necessari. Capisco meglio, ora, il senso di istituire una ritualità. Quella ritualità che nella chiesa cattolica mi sembrava priva di senso e che in tanti passaggi ancora non comprendo. Ora posso osservarla con occhio meno giudicante.

  5. Verissimo anche per me! Infatti l’aver saltato il ritmo mensile dell’ultimo OE, per cause forza maggiore, ha avuto ripercussioni su tutto questo mese di febbraio. Tutto più difficile.
    A presto amici.

  6. Credo fondamentale una pratica, che sia calata e adeguata al quotidiano, ma pur sempre un qualcosa che ce lo spezzi, che ci alleni a tornare a zero e poi, piano piano, potremo arrivare ad un atteggiamento meditativo; se salto queste tappe mi perdo. Questa è la mia esperienza.

  7. Grazie! E’ vero: proteggere il proprio cammino interiore come fa una mamma con il proprio bimbo indifeso.

  8. Vero Robi, gli incontri mensili sono x me un ritorno continuo a quella che chiamo casa ma che è poi una dimensione e uno stato che riporta a zero e placa la mente. E così tutte le altre occasioni che hai citato. Grazie!

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