Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

I passi dell’unificazione

La funzione di un cammino come il Sentiero è quella di accompagnare incontro a sé: dal processo di conoscenza-consapevolezza-comprensione scaturisce poi l’esperienza dell’unificazione.
Ogni persona incontra il cammino, la via adatta a sé: la coscienza la conduce là dove è bene per essa.
Nel Sentiero non ci occupiamo dei primi passi, normalmente giungono persone che hanno già nel sentire i codici di base della via interiore.
Se una persona non ha le basi della via, se le procura là dove le è possibile e necessario. Per parte nostra offriamo un percorso introduttivo Le basi della conoscenza e della consapevolezza.
Suddividerei il cammino di unificazione in tre grandi stagioni, in tre disposizioni di fondo che debbono maturare nelle persone che si approcciano al nostro lavoro; quello che dirò non vale dunque in generale nell’impatto con una via, vale per coloro che si approssimano al Sentiero contemplativo:
– la stagione dell’ascolto, dell’osservazione, del tacere, dello studiare;
– la stagione della consapevolezza, dell’osare, del meditare;
– la stagione del contemplare.
Superata la fase, propria di chi inizia, delle molte domande, ha inizio la prima stagione, quella che vede la persona aprirsi su di un mondo che non conosce e del quale desidera apprendere i rudimenti e non solo quelli.
Ascoltare, osservare, tacere, studiare: parlo spesso delle prime tre disposizioni, meno della quarta. In questo tempo sembra che le persone non abbiano particolare interesse a studiare argomenti di natura spirituale ed esistenziale: da questo deficit deriva una considerevole ignoranza della natura del cammino interiore, ed anche una discreta superficialità nell’affrontarlo.
Non di rado le persone leggono di argomenti spirituali raccolti da fonti eterogenee e non sempre hanno lo scrupolo di verificarne l’attendibilità e l’autenticità.
In particolare, quando non si segue una via appartenente ad una tradizione religiosa o spirituale consolidata nel tempo, quella della verifica delle fonti dovrebbe essere una delle prime norme di igiene interiore. Per non disperdersi, per non perdere tempo, per non riempirsi la mente di visioni parziali, distorte, fantasiose.
Tacere è un altro fondamento: imparare a dire una parola in meno.
Se non taci, non osservi e non ascolti, sei preoccupato di quello che dici, della tua rappresentazione e l’attenzione non è su ciò che accade, ma su di te.
È necessario spostare il fuoco da sé all’altro da sé, chiunque e qualsiasi cosa sia.
Dal silenzio del nostro protagonismo nascono la vista e l’udito del reale.
La seconda stagione è caratterizzata dal mettersi in gioco:
– sul piano personale osando essere quel che si è, con i propri limiti e le proprie potenzialità, attuando nel mondo ciò che nella via e nella vita si va comprendendo;
– sul piano più interiore, coltivando la consapevolezza e adottando una pratica meditativa.
Troppe persone in questo Sentiero non hanno una pratica meditativa e questo, col tempo, ci porterà a dividerci perché non è possibile penetrare la profondità della vita – almeno secondo l’ottica della via che nel Sentiero si persegue – senza dedicare parte delle proprie risorse e del proprio tempo alla meditazione e alla contemplazione.
E’ indispensabile l’esperienza diretta e ripetuta della vita nell’adesso, del lasciar andare oltre la pretesa del controllo, del disconnettere, dell’abbandonarsi, del coltivare la fiducia, dell’andare oltre la sperimentazione ordinaria e routinaria di sé.
Ciascuno può sviluppare la propria pratica personale nei modi e nei tempi che più gli corrispondono, ma da quella dedizione è importante passare.
Infine, la terza stagione è quella caratterizzata dall’affermarsi della disposizione contemplativa: in ogni momento del vivere lo sguardo è alimentato più dal sentire che dall’identità; il gesto trae origine dall’intuizione più che dal controllo; l’esserci diviene un essere neutrale e trasparente, carico di senso e di pienezza d’esistere.
Queste tre stagioni esistenziali non sono altro che stagioni dell’interiore, figlie delle comprensioni che man mano maturano e non sono, necessariamente, da considerarsi in sequenza. Non di rado esse convivono e la persona vive frammenti di esse e ora si dedica più ad un frammento, ora ad un altro.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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  1. Nel condividere le cose che dici, sento necessario approfondire lo studio. Aspetto che per motivi di tempo o di pigrizia, non ho mai approfondito abbastanza.

  2. Sì penso che le tre stagioni siano coesistenti e a volte lo sguardo è posto sull’una, a volte sull’altra. Per quanto mi riguarda è stata fondamentale la pratica della meditazione per coltivare consapevolezza.

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