Le stagioni dell’umano e della natura

Se faccio un parallelo tra le stagioni della natura e quelle dell’uomo, mi viene da porre in relazione l’estate con la vecchiaia.
L’estate è dominata dallo stare, dal giungere a compimento di processi la cui genesi è nell’autunno.
L’autunno è l’inizio della vita perché accoglie in sé il frutto maturo, il seme, dell’estate: una vita che finisce deposita il compreso in una vita che inizia.
L’autunno è caratterizzato dalla dominanza di forze introversive, incarnative: le forze cosmiche si calano nel terreno così come nell’interiore dell’umano creando un flusso dal fuori al dentro.
L’autunno ha una caratteristica dinamica: ciò che è stato compreso prepara la nuova esistenza, diviene sostanza e forza di una nuova vita.
Come nel terreno, in autunno, si creano le condizioni per la germinazione del seme, così nell’infanzia dell’umano si generano i corpi dei suoi veicoli, le condizioni perché possa dispiegarsi l’incarnazione umana.
L’autunno matura nell’inverno, il periodo di latenza, quell’essere e non essere proprio dell’adolescenza umana.
L’inverno accoglie le forze del terreno che l’autunno gli consegna e macera il seme con i suoi umori e pian piano questo libera la potenza vitale che racchiude in sé.
L’inverno, come l’estate è dominato dallo stare, dai processi che avvengono lenti e nascosti, inconsci.
Il seme che in primavera spunta dal terreno e avvia il dispiegamento della propria natura, è simile all’età adulta dell’umano: attorno al ventunesimo anno, la coscienza compenetra i suoi veicoli appieno e inizia a realizzare le scene più importanti, gli apprendimenti necessari di quella incarnazione.
Il compreso, frutto dei processi vitali della primavera, trova il suo compimento nella stasi dell’estate: le forze si placano e i semi e i frutti sono esposti al calore del sole, alla sua forza consolidante, alla maturazione piena del compreso.
L’estate è il risiedere nel compimento che non ha più bisogno del fare.
Il ciclo si chiude con il frutto che si stacca dalla pianta e cade nel terreno: un gesto non determinato solo dalla gravità, ma innanzitutto dalla necessità di rimanere nel ciclo del morire e del nascere.


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Sandra Pistocchi

Grazie roberto e grazie Marco!

nadia

L’essere in divenire, accoglie quel che c’è.

Marco Dellisanti

Mamma mia! Una metafora all’ennesima potenza, una matriosca di metafore! Davvero una grande ricchezza di immagini su cui meditare. Grazie!

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