Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La pace dopo il cambiamento

Una via interiore è colei che ci accompagna, ma anche colei che ci toglie la pace delle pantofole.
Quando pensiamo di aver compreso, veniamo scalzati e rimessi in discussione.
E’ un cambiamento senza fine: i giorni si portano appresso un processo di svelamento continuo che quasi sempre è attivato dalla presenza dell’altro, ma anche dall’affiorare, per via intuitiva, di frammenti di comprensione.
Squarci di realtà, e della nostra realtà, affiorano nella opacità di tanto nostro procedere.
Aspetti della nostra mente, dei condizionamenti che subiamo, degli archetipi a cui, consapevolmente o inconsapevolmente aderiamo, affiorano e si impongono senza lasciarci la possibilità di distogliere lo sguardo.
Più andiamo avanti e più il gesto della rimozioni ci diviene astruso: pian piano tutto si mostra, tutto vacilla, tutto bussa e chiede risposta e adeguamento.
Non c’è pace in una via interiore: la pacificazione che giunge alla fine, o si presenta in certe stagioni anticipatorie, è preceduta dal processo dello svelamento. Strati di ombra e di veli vengono rimossi per il solo fatto che abbiamo deciso di iniziare l’opera e di perseverare.
Per il solo fatto che abbiamo messo al centro il conoscere e il divenire consapevoli, le scene del quotidiano iniziano a presentarsi in un altra luce, quella dello svelamento alla realtà.
Inevitabilmente sorge una protesta delle menti e delle identità che vorrebbero mantenere una stabilità e non perdere il consolidato.
Il processo del superamento di sé implica l’accettazione di questa sottile destabilizzazione senza fine, integrando le proteste e i vittimismi, facendosi capaci di vivere in un quotidiano che non solo è senza certezze, ma che ci scalza senza fine le radici che credevamo di avere.
La pace che tanti di noi desiderano è il frutto della conoscenza, della consapevolezza e della comprensione: questo è un processo che, mentre realizza pace, erode le basi della instabilità e della precarietà ma, nel suo accadere e dispiegarsi, non ha nulla di consolatorio e non è compatibile con le pantofole.
Alcuni cercano la via interiore per quietarsi e frequentano quei cammini che attraverso imbonimenti e suggestioni regalano loro scampoli di pace: scelta più che legittima, molto lontana dell’essere del Sentiero.


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  1. Grazie Robi… e grazie Sandra.

  2. Il cambiamento e l’instabilità si percepiscono, ma oggi,il richiamo ad affidarsi alla vita è potente. Grazie

  3. Nella mia esperienza questo è certamente vero, aggiungerei solo che si unisce a questo incessante svelamento e erosione di ciò che la mente ritiene consolidato, un pervadente e vorrei dire anche rassicurante senso di fiducia, che chiaramente non è una stampella a cui aggrapparsi, ma quel sentire profondo e pervadente che, portando a vedere l’esistenza, per quanto dura essa sia, come strada per l’apprendimento, evita di far cadere in quella disperazione e confusione cieca e senza senso.

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