Sul desiderio di pace interiore e, ancora, sul simbolo pasquale

Per un lungo tratto di strada siamo condizionati dal bisogno di pacificarci interiormente.
Quando quella pace mette radici e pian piano invade il nostro essere ci sembra che sia finita e possiamo dire: “E’ tutto a posto.”
Si, è tutto a posto, ma non è finita. 
Quella pace, con i suoi frutti (pienezza, comprensione ampia, capacità di flettersi), una volta sperimentata ci sembra evidente che era un punto di passaggio: come tante altre cose diviene componente dichiarata e cosciente del nostro sentire, elemento strutturale, piattaforma su cui risiedere lasciando che lo sguardo penetri oltre.
Un paradosso: nella pace non c’è pace. Ciò che si pacifica è la mente/identità; guardando più in profondità, c’è una spinta formidabile all’unificazione.
Quella spinta, mi sembra possa essere definita come il fattore che muove tutti e tutte le cose ed è all’origine del processo della manifestazione, del divenire e, per ultimo, del tempo.
Potremmo risiedere contenti nella pace delle mente e godere dei frutti che giungono dall’essere; potremmo e, sicuramente per alcuni di noi, così è.
Per altri, quella pace è un dono, una porta che apre sull’indagine senza fine della natura dell’Uno.
Questa indagine non comporta una tensione così come comunemente viene sperimentata nella mente, nell’identità: quella tensione che diviene domanda, ricerca, non c’è.
C’è un’altra tensione, un’altra spinta: quella che sperimenta l’amore (non l’amante, non l’amato) nel compiersi.
Se osserviamo attentamente la natura dell’amore che manifesta se stesso, scopriremo come sia sorgente continua, e sempre più ampia, di livelli e possibilità di essere ciò che è.
Non possiamo afferrare l’amore perché nella nostra esperienza continuamente supera se stesso, mai lo possiamo ridurre al conosciuto, mai possiamo contenerlo.
Allo stesso modo mai possiamo comprendere e contenere l’Assoluto e, da questo mai, sorge quell’essere travolti dall’indagine sulla sua natura: dentro, nel ventre, della sua natura.
Sempre qualcosa muore e qualcosa nasce e parla di quella condizione in cui nulla nasce e nulla muore, perché è la causa del nascere e del morire.

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