Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Il procedere assieme

Parlavamo ieri con due compagni di viaggio della esperienza del procedere assieme.
Una di loro osservava come non si sente comunità e come attribuisce a questa mancanza un valore negativo.
Rispondevo che la questione non è lì: la mente si sente comunità, sente cioè di appartenere ad un archetipo transitorio con certe caratteristiche, una certa vocazione e una certa funzione.
Nel Sentiero abbiamo una comunità, ma non è qualcosa di convenzionale: è la comunità di coloro che procedono assieme nel cammino della conoscenza, della consapevolezza, della comprensione. E’ un’officina esistenziale, un insieme di strumenti e di possibilità.
Non crea uno stato di appartenenza, né è basata sulla reciprocità, sul “ci cambiamo insieme”, non si tratta di questo.
Le persone che partecipano ad uno stesso cammino sono, di necessità, in una relazione karmica ed esistenziale e, incontrandosi, lavorano ciò che è loro necessario lavorare.
La comunità intensa convenzionalmente è questo ma anche molte altre cose, molti altri accenti: mancando il senso di appartenenza, molti accenti decadono e si passa dal sentirsi parte di un organismo comunitario, al partecipare al processo del procedere assieme, due esperienze abbastanza differenti.
Cosa significa e cosa implica il procedere assieme?
Solo una persona inconsapevole non avverte l’essere modellata che produce la relazione: procedere assieme significa accettare consapevolmente di essere modellati e di modellare attraverso il dispiegarsi delle relazioni di qualunque natura esse siano. Di qualunque natura.
Procedere assieme significa dunque essere pienamente consapevoli che senza l’altro nulla è possibile e grazie all’altro ogni trasformazione avviene e si manifesta.
Procedere assieme significa caricarsi sulle spalle la responsabilità delle relazioni spendendosi in esse onestamente, fino in fondo, consapevoli della possibilità che ci offrono.
Non è necessario sentirsi comunità, è fondamentale conoscere ed essere consapevoli del procedere assieme.
Non è una scelta il procedere assieme, è un fatto, un’evidenza che solo gli egoisti non vedono. Una persona di una certa evoluzione interiore, è consapevole che tutti gli esseri procedono assieme e, allora, non solo accoglie questo procedere, ma sa che ogni gesto, ogni azione e parola, ogni omissione, sono un contributo alla trasformazione propria e forse a quella altrui.
Attraverso la relazione ciascuno offre se stesso: non ha alcun senso chiedersi se anche l’altro beneficia di questo, ciò che conta è il nostro offrirci o non offrirci, è questo che ci trasforma.
Nelle relazioni il determinante è che noi offriamo il compreso e il non compreso e ciò che ci torna è l’indicazione, la sollecitazione, la consapevolezza che su questo, o su quell’aspetto del sentire, dobbiamo ancora lavorare.
Perché all’inizio di questo post dicevo che non ci cambiamo insieme?
Poiché il film è sempre personale, ciascuno vive le scene che gli sono necessarie e gli stessi protagonisti possono dare luogo a varianti molto differenti: in una relazione comunitaria io vivo la scena nella variante A1 e tu puoi vivere la scena nella variante A2. La scena è la A, ma i particolari delle varianti sono differenti. Ecco perché dico che non è corretto dire che ci trasformiamo insieme, è invece corretto affermare che la tua presenza sulla scena mi offre la possibilità di vivere la variante funzionale alle comprensioni a me necessarie.
Avere chiara questa natura delle relazione, ci mette al riparo da tutte le proiezioni, non potrò mai dire: perché hai detto così, perché hai fatto cosà!
Ci impedisce di creare appartenenza, legame morboso e dipendenza, ci rende completamente liberi pur nella responsabilità che comunque deriva dal privilegiare quell’ambiente relazionale.
Una comunità, intesa in questo modo, non è un recinto, è uno spazio libero di esperienza.
Ci sono dei vincoli? Certo, anche se alla mente piacerebbe sentirsi rispondere che non ce ne sono.
Se riconosci che c’è un’officina esistenziale efficace per te, ci metti la tua dedizione e la tua energia, non fai come il porcello che mangia quando ha fame.


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  1. Sono riconoscente per l’opportunità che offre questa comunità / officina di compiere il proprio lavoro esistenziale. Il procedere insieme aiuta ad interrogarsi, ad osservasi e ariallinearsi

  2. “Se riconosci che c’è un’officina esistenziale efficace per te, ci metti la tua dedizione e la tua energia”. Le poche e leggere regole che si possono fissare sono solo un’indicazione, un aiuto. Ciò che conta è però l’intenzione. Il tempo disponibile per la relazione comunitaria è condizionato dalle altre officine esistenziali, soprattutto famiglia e ambiente lavorativo. Il vincolo in sostanza consiste nel mettere tutta la dedizione che mi è possibile, nessuna regola potrà mai fissare un limite minimo o massimo da superare o non superare.

  3. Un sorriso 🙂

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