Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Tutti gli esseri procedono assieme

Non mi è facile spiegare questo titolo; è un’esperienza interiore, un sentire consolidato per la cui espressione ho un alfabeto limitato.
Tutti gli esseri, è veramente tutti gli esseri, di qualunque natura, forma, non forma, collocazione temporale.
Tutto l’esistente è in continua trasformazione: un’onda che avanza senza mai rompersi, questa potrebbe essere un’immagine adeguata per descrivere ciò che sento.
Non c’è minerale, vegetale, animale, umano, sovraumano che da questo processo sia escluso. Osservo me e la realtà attorno e vedo trasformazione, essenzialmente, prima di tutto, trasformazione. Di che cosa? Del sentire. Trasformandosi il sentire si trasforma il pensiero, l’emozione, l’azione; la struttura sociale, economica, politica.
Nell’onda che avanza ogni particella d’acqua procede assieme ad un’altra, a tante altre, a tutte le altre.
Ogni particella, per un limite di percezione e di interpretazione di sé, si percepisce definita e conchiusa, delimitata dalle altre, individuale, sola.
Ad una sguardo ravvicinato, dentro l’identificazione, ogni goccia è a sé, ognuna separata dall’altra. Allargando lo sguardo risalta un’altra verità: oltre l’identificazione c’è l’onda e oltre l’onda il mare. La goccia, la percezione di sé come goccia, non solo diviene irrilevante ma, soprattutto, non vera. Sostenibile, forse, logicamente, ma smentita dall’esperienza del sentire che supera in ampiezza la logica della mente e la sua possibilità di comprendere la realtà.
Qual’è la sfida nostra, di persone della via? Capire e comprendere l’onda, il procedere assieme; impregnarci di quella consapevolezza e lasciare che permei ogni nostro pensiero e ogni azione.
Non si tratta tanto di decidere di fare, si tratta di sentire con chiarezza il procedere assieme: da quel sentire scaturisce tutta l’azione dell’uomo.
Quando dimentichiamo la simultaneità dei procedere, ci perdiamo, e ci sembra di essere soli e diveniamo, magari, anche gelosi della nostra solitudine; quando ci ricordiamo dell’onda non c’è solitudine, c’è solo il procedere, l’essere ad ogni attimo nuovi.
Nel quotidiano abbiamo bisogno di ritmare la presenza e l’assenza, la vicinanza all’altro al ritrarci, il parlare al tacere, la frequentazione all’isolamento: questo è naturale e se rompiamo questo ritmo il nostro sistema entra in una disarmonia. La consapevolezza del procedere assieme avviene prima, precede i ritmi, ne è l’origine, plasma le nostre vite, le orienta e conferisce ad esse senso.
Se tutti gli esseri procedono assieme allora la mia trasformazione è possibile grazie alla tua trasformazione, le nostre reciproche presenze ci sono indispensabili: solo attraverso te posso conoscere me. Ma non solo: solo se tu entri compiutamente nella scena della mia vita io sono sollecitato, provocato, ferito, consolato in modo tale da essere costretto a reagire e quindi a cambiare. Solo se tu entri, solo se io entro nella vita senza timore, senza reticenza.
Non si tratta di chiedersi che cosa posso fare per te: si tratta di accettare di essere scaraventati nell’esserci dalla vita e dentro all’onda portarsi e lasciarsi portare, incontrarsi e perdersi, slanciarsi e ritrarsi. Danzare. Tutto il resto viene da questa disposizione a danzare.

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  1. Mentre lo sguardo si posa su questo albero dorato mosso dall’aria sento che ci sono come delle onde di silenzio che ci uniscono. Sento una fitta rete di connessioni: a maglia larga, a maglia più stretta, a seconda del momento, a seconda della disposizione d’animo. L’aria lì fuori si insinua in questa stanza, trasporta il fumo leggero dell’incenso che brucia lentamente, e muove la mia preghiera. La mia preghiera silenziosa, affinchè con ogni essere ci si possa prendere per mano, e danzando andare incontro a questo grande mistero…

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