Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’illusione di una mente intossicata

Dice Luciana nel commento al post Sentire, mente, emozioni: “Se la mente non è più prevalente”, ma quando ti rendi conto che è lei che fa la parte del leone e ti porta dove vuole, e nonostante la ricerca della sensazione fisica, del riportare l’attenzione sul corpo, riesce sempre a farla franca? Perseverare, certo, ma mi viene il dubbio che io non stia agendo nel giusto modo…
Quando la mente non si ferma e continua a cercare, a proiettarsi, a coltivare desiderio, a generare scene e possibilità più o meno reali, significa che non si è ancora ben compresa l’illusorietà del suo operare e ad essa si rimane ancora aderenti.
Non si è ancora compreso che l’unica realtà è quella del presente che è tanto più vivida e pregna di senso, quanto più è libera dal filtro della mente e delle emozioni: non avendo compreso questo, e cercando comunque un senso e una pienezza nelle proprie giornate e nel proprio vivere, si finisce per alimentare l’unica strada conosciuta e si alimenta consapevolmente e inconsapevolmente la produzione illusoria di scene e situazioni da parte della mente/identità.
Nel fondo c’è, naturalmente, una domanda di senso: la risposta invece di cercarla nel qui ed ora, la si cerca nel caleidoscopio delle possibilità, dei pensieri, delle emozioni, delle fantasie e delle proiezioni. Ci sembra che il presente sia poco significante: tutti coloro che si rifugiano nel fare e nello sperimentare compulsivo, hanno la convinzione che il presente sia povero di significato. Se non avessero questa convinzione aprirebbero gli occhi su quello che hanno; ma non c’è solo questo.
Sono intossicati di mente e manifestano alcuni sintomi che si ritrovano nelle dipendenze: se togli ad un giocatore il gioco, che cosa gli rimane?
Un baratro di vuoto perché la sua mente si eccita in sommo grado attraverso la pratica del gioco e in quei momenti si sente vivo, reattivo, presente.
Si può essere intossicati dal bisogno di sensazioni, di emozioni, di fantasie e proiezioni, di esperienze gratificanti? Certo, è comunissimo.
Il sentirsi vivi ha i suoi riti, bisogni, idoli: le relazioni sono il modo per manifestarsi, dichiararsi e danzare con l’altrui manifestazione e dichiarazione.
La necessità di percepirsi come il vivente chiede esperienze e tanto più siamo sulla soglia di una comprensione che ci può condurre a ben altro, tanto più a volte rimaniamo imprigionati nel turbine dell’illusione e delle ricerca di essa: rimaniamo cristallizzati.
La cristallizzazione può essere l’anticamera di un balzo evolutivo, di un passaggio di comprensione e finché non riusciamo a romperla attraverso le esperienze e la consapevolezza, ci fa girare in tondo e il balzo non avviene.
Allora, nel mentre siamo cristallizzati e attendiamo che la comprensione che ci è necessaria maturi, possiamo sviluppare:
– la consapevolezza sul nostro operare;
– la consapevolezza sulle cause che ci muovono e ci rendono prigionieri della cristallizzazione;
– la disconnessione da quelle modalità nei termini a noi possibili;
– l’introduzione di pratiche, ritmi, modalità quotidiane e relazionali che ci conducano a liberarci del manto illusorio nel quale siamo avvolti, stando ben attenti a non minare i rapporti che già abbiamo, la ferialità che la vita ci ha offerto;
– l’avvio di pratiche meditative, artistiche, corporee che ci permettano di focalizzarci sull’ambito delle sensazioni, delle disidentificazioni, della gratuità, del fluire con il più basso tasso di identificazione a noi possibile.


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e il sentirsi d’esistere…

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  1. Tra gli ‘antidoti’ alla cristallizzazione, al secondo punto c’è:
    – la consapevolezza sulle cause che ci muovono e ci rendono prigionieri della cristallizzazione;
    E’ ciò che nel post precedente hai trattato quando parlavi del simbolo? che ci consente di comprendere ciò che ci muove di quel desiderio, ed è ciò che attraverso il processo di disconnessione poi produce buoni frutti, cioè il superamento di quel blocco, di quella cristallizzazione.
    La comprensione del simbolo, delle cause che ci muovono, rendono il processo della disconnessione efficace.
    Al contrario la disconnessione senza indagine del simbolo e delle cause che ci muovono portano alla rimozione ma non alla comprensione e quindi quelle stesse cause vengono ributtate più in profondità, nel buio, dove possono lavorare indisturbate.
    E’ quello che intendevi? E’ questo il meccanismo che intendevi?

  2. Grazie Roby.
    Curiosa coincidenza….poco tempo fa mi era balenata in testa l’idea delle dipendenze…

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