Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La mente crea idoli e miti

[…] Il saggio, per definizione, vede le cose come le vede Dio stesso perché, penetrando in sé, è immerso in Dio. Al fondo della sua contingenza, ha scoperto l’essere; al fondo della sua distinzione, l’unità indivisibile; al fondo del tempo, l’eternità stessa. Egli è passato sul piano della vita eterna, è penetrato nel regno di Dio.
Ma come spiegare meglio? E’ diventato un solo spirito con Dio. E’ affondato in Dio, il suo pensiero è affondato, il suo volere è affondato, il suo io non esiste più. E’ entrato nel suo Io divino […] Henry Le Saux, Diario spirituale, pag. 154, Mondadori.
Ciò che Henry dice è ampiamente condiviso da uno stuolo di discepoli e di maestri sparsi nel tempo.
A me mette solo disagio: perché?
La pietra sperimenta la natura di pietra, un aspetto del sentire assoluto.
Il vegetale sperimenta la natura di vegetale, un aspetto del sentire assoluto.
L’animale sperimenta, e ha una vaga consapevolezza a volte, della natura di animale,  un aspetto del sentire assoluto.
L’umano sperimenta e ha consapevolezza molto variabile della propria umanità, un aspetto del sentire assoluto.
Quando l’umano è al capolinea della propria esperienza umana, non conosce e sperimenta Dio, il sentire assoluto, ma quello che per ampiezza di sentire succede all’umano, uno dei gradi del sentire relativo successivi cui può accedere.
Il mio parere è che l’umano parli troppo di Dio, riducendosi così ad esporre la propria idea di Dio, le proprie proiezioni, gli idoli e i miti che la sua mente costruisce senza sosta.
Può l’umano sperimentare il sentire assoluto di Dio?
Può il cane sperimentare il sentire dell’umano?
L’impatto di un sentire relativo vasto e non condizionato come quello che succede alla condizione umana, quando è fruito durante una incarnazione con i veicoli impermanenti di questa, produce percezioni, sensazioni ed esperienze tali che stanno all’origine di molti equivoci: lo sperimentato non é Dio, ma un aspetto del suo sentire più ampio di quello ordinariamente esperito.


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  1. Grazie,anche a Paolo.

  2. C’è una profonda saggezza nel “non nominare il nome di Dio invano”, ridurla al divieto di bestemmiare è di una banalità sconcertante. Quella stessa saggezza ha portato Ebrei e Musulmani al divieto di raffigurare Dio. Trovo l’immagine del vecchio con la barba un invito all’ateismo…

  3. Condivido ciò che dici, grazie!

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