Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La meditazione e l’atteggiamento meditativo

1- In questo preciso istante, dove è appoggiata la consapevolezza?
2- C’è la disposizione a lasciar andare, a non trattenere, a non indugiare sull’oggetto della consapevolezza?
3- Se lascio andare, dovendo comunque esserci un punto focale, dove si appoggia allora la consapevolezza?
4- Sulle sensazioni, la piattaforma base di tutto l’esistere.
Questo processo è valido a patto che poi le sensazioni non divengano il nuovo indugio.
Il processo descritto è quello dell’atteggiamento meditativo che accomuna un po’ tutte le pratiche meditative: il punto focale può essere rappresentato dal respiro, da un oggetto, da una parola invece che dalle sensazioni, ma la sostanza è quella.
Tra l’altro, la consapevolezza del respiro non è forse consapevolezza delle sensazioni legate al respiro?
La consapevolezza del muro davanti agli occhi, o della posizione dei pollici, o della luce di una candela, o della tonalità/ritmo di un mantra non sono forse consapevolezze delle sensazioni che da queste osservazioni/esperienze sorgono?
Noi tendiamo a parlare di atteggiamento meditativo piuttosto che di meditazione perché quella che ci interessa è la pratica continua diffusa nel quotidiano.
Va però considerato che l’atteggiamento meditativo diviene più agevolmente pratica consolidata e diffusa , se è stato preparato e interiorizzato tramite una pratica meditativa specifica: un tempo di meditazione quotidiana crea e struttura quella disposizione interiore soprattutto quando è ripetuto per anni, quando è divenuto ritmo del nostro vivere.
La meditazione diviene atteggiamento meditativo e questo porta con sé l’estrema fluidità dell’accogliere e del lasciar andare, del rinnovarsi senza fine della consapevolezza e della presenza, dell’affiorare dell’esperienza del senso e del non-senso di ogni fatto che accade.
Si può coltivare l’atteggiamento meditativo senza una pratica meditativa specifica? Certamente, la successione è quella indicata all’inizio con il ritorno alle sensazioni. E’ una pratica che può essere attuata mentre si cammina, si lavora, si conversa perché non ha una forma, ma solo una disposizione.
Che cosa consiglierei? Entrambe: la meditazione quotidiana e l’allenamento nell’atteggiamento meditativo, sapendo comunque che l’uno alimenta l’altro e sono indissolubili.


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