Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Non aggiungere rumore a rumore

Quando una parola o un gesto divengono rumore? Quando esprimono il nostro solo desiderio di esserci, senza essere compenetrati di osservazione, di ascolto, di accoglienza, di reciprocità.
Allora al rumore generale assommiamo il nostro rumore e la cacofonia delle menti con i loro inutili bisogni diviene insopportabile.
Dovremmo divenire consapevoli di quella insopportabilità e fermarci un attimo prima: vedere la parola che sorge, il gesto che prende forma e chiederci: “Ma è necessario?” e se la risposta è no, tacere, astenerci, fermarci.
La benedizione del fare un passo indietro, del dire una parola di meno, del non compiere un gesto, dell’osservare, ascoltare, accogliere senza avere la necessità di dire: “Ci sono!”.


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