Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’odio e l’amore che si specchiano

Al Bataclan vediamo lo specchiarsi di odio ed amore, l’alfa e l’omega accadere simultanei.
Pur essendo presente nelle scene tutto lo spettro del divenire umano, le nostre menti limitate sottolineano inevitabilmente i kalashnikov puntati sulle vittime, i colpi, le vite spezzate.
Non vediamo, o non riusciamo a portare in primo piano, le vite donate, quelle offerte per salvare, per proteggere, quelle che dicono: “Prendi me, non lui, non lei!” (Qui le storie di coloro che si sono offerti)
Vediamo la realtà che ci spaventa e che mostra il peggio dell’animo umano; purtroppo non vediamo e non valutiamo abbastanza quell’altra parte della realtà che esprime la nobiltà di alcuni, che è anche la nobiltà potenziale di tutti.
La nobiltà alta, che consiste nel donare la propria vita per un altro.
Volendo si potrebbe dire che il simbolo del Bataclan rappresenta lo scontro epico tra il bene e il male, tra l’odio e l’amore: noi pensiamo che mostri, più semplicemente, tutto lo spettro dell’esperire umano, dal gesto più limitato a quello più vasto.
Se questo accade, se il simbolo parla dell’inizio e della fine, allora significa che l’inizio di qualcuno ha permesso la fine di qualcun altro: l’amore che risiedeva in qualcuno si è liberato, è giunto a manifestazione grazie all’odio di qualcun altro.
Nella legge dell’equilibro che tutto regola e governa, l’assassino e la sua vittima non sono opposti e inconciliabili, ma l’uno serve l’altro: l’odio libera l’amore e questo è funzionale al processo di trasformazione e di liberazione dall’odio.


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