Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La differenza tra “il prendersi cura” e il “fare il necessario”

La differenza è molto grande. Fare il necessario significa rispondere ad uno stimolo, ad un bisogno, ad un comando e provvedere nei limiti ristretti di ciò che si ritiene “necessario”.
La situazione in sé viene isolata dal contesto, da ciò che la precede, da ciò che la contorna, da ciò che le consegue e ci si limita appunto al necessario, a quello che si considera tale.
Nella sostanza, detto in termini un po’ brutali, molto spesso facciamo il minimo indispensabile.
Il prendersi cura implica un atteggiamento radicalmente diverso: la scena viene colta nel suo insieme, l’azione è contestualizzata e tiene conto dei molteplici fattori in gioco e più è ampia la nostra capacità di valutare le implicazioni e le correlazioni, più l’intervento diviene efficace, duraturo, gratificante per chi lo attua e per chi ne beneficia.
Perché così spesso facciamo il minimo? Per egoismo, per pigrizia, per negligenza ma, soprattutto, perchè non abbiamo ancora compreso che solo dalla disposizione accudente sorgono l’appagamento di senso e la gioia profonda della gratuità e dell’esercizio di essa.

Immagine da http://goo.gl/bH8oTf


 

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