Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Nessuno procede da solo: il “prendersi cura”

Pur essendo la realtà soggettiva, il film personale, la trasformazione del sentire avviene nella relazione con l’altro da sé.
Quest’altro è la natura, l’ambiente nel quale si svolge la rappresentazione che chiamiamo vita; è il nostro partner, i nostri figli, i nostri genitori, il nostro collega di lavoro, il vicino di casa.
Nessuno procede nel cammino della conoscenza, della consapevolezza, della comprensione da solo: la vita è un grande processo comunitario, perché rimane così complesso alla persona di questo tempo comprenderlo?
E perché anche quando lo comprende non riesce a sviluppare una adeguata prassi comunitaria e rimane “protetta” dietro un velo, una sorta di riserva oltre la quale è pericoloso andare?
Perché è così difficile la pratica del “prendersi cura”?
E’ la paura di perdere che ci trattiene? Il non voler affrontare la fatica dell’incontro? E’ la stanchezza dovuta alla troppa esposizione che, una volta concluso ciò che dobbiamo fare, ci conduce ad un isolamento per ritrovarci e rigenerarci?
L’incontrare l’altro è un gesto semplice, non è necessario nulla di eclatante: un saluto, una piccola cortesia, una riga, uno squillo, una minuta collaborazione.
Questi piccoli gesti avviano una danza che non ci travolgerà, che potremo gestire secondo le nostre necessità, ma avremo aperto un canale di comunicazione, un flusso, un processo: avremo oltrepassato il muro.
“Prendersi cura” è la chiave.

Immagine tratta da: http://goo.gl/ruYRKn


 

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  1. I piccoli gesti traducono solo un’intenzione, per me è estremamente evidente nel mio lavoro: infermiera, professione teoricamente fondata sul “prendersi cura”. Durante il turno quel che deve essere fatto per il paziente, deve essere fatto, quindi non ci sono grandi gesti in discussione . Eppure la relazione cambia enormemente. L’esempio più eclatante è durante il triage (l’accettazione), sono allenata a portare una maschera: frasi, gesti e domande codificate, sempre uguali. Ma l’intenzione di apertura verso l’altro, di vicinanza e di accogienza colora l’agire in un modo che viene percepito, che aiuta appunto ad oltrepassare il muro. A volte, purtroppo ancora frequentemente, la stanchezza prende il sopravvento e mi chiudo, anche se credo non si veda, sento intolleranza, che viene sempre percepita….pazienza, faccio del mio meglio ma sempre asino rimango! A volte, però, sono riuscita ad andare oltre la stanchezza… la protezione e la magia è tornata, la cosa più interessante è che anche la stanchezza è dimunuita!

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