Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’insieme è più ampio della parte

A sei giorni dall’intensivo ci sono robusti segni di un ridimensionamento nell’ampiezza del sentire, come se ora l’aereo cominciasse le manovre di atterraggio.
Angoscia e senso di solitudine sono le emozioni prevalenti. Il lunedì dopo l’intensivo c’era spossatezza fisica, emotiva, mentale ma non l’angoscia, la paura, la solitudine tipiche della fase del ritorno.
Parlo di questo perché può servire a qualcuno di voi, perché vi può permettere di comprendere più a fondo il nostro cammino comune.
Secondo la letteratura di un po’ tutte le tradizioni, questo è ciò che viene provato dalla coscienza quando essa si incarna e si distacca dal risiedere nella lucida consapevolezza di ciò che è.
Questa dimensione che chiamiamo “incarnazione” è angusta, questo è evidente: ristretto il sentire, costretto a manifestarsi entro coordinate parziali.
Così è. Questo ci dice quanto vasto è il nostro stare insieme, quanto radicale il cambio di prospettiva ogni volta che la comunità si incontra e, proprio perché comunità di sentire, sperimenta un’ampiezza che trascende quella delle parti.

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  1. Un post molto utile!
    La mia mente aveva attribuito ad altro quelli che effettivamente possono essere più semplicemente sintomi da “rientro”… dall’insieme-sentire esteso-comunitario ad un più parziale-angusto-solitario sentire personale.

  2. Due giorni dopo l’intensivo si sono presentate ore veramente faticose! Il senso di solitudine, direi quasi di isolamento si è unito ad un vago senso di paura e profonda apatia, un vuoto denso che rendeva difficile anche l’azione più piccola…. ma insieme c’era la precisa sensazione della serena capacità di attraversare questo sentire, di non giudizio o ribellione. Già il giorno dopo qualcosa di più ampio, stabile e lieto si è fatto avanti…

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