Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Pensieri, emozioni e “ciò che è”

Una comunicazione di Soggetto, via della Conoscenza (13)
“Chi diventa non-mente non abdica alla sua relazione con quanti rimangono attaccati alla dualità, anzi, si presenta a loro e offre loro il proprio non-essere al fine che tutti gli altri possano cogliere proprio questo non-essere, se hanno la capacità di coglierlo.
Un uomo che diventa non-mente non abdica alla consapevolezza che gli altri non hanno ancora raggiunto la non-mente, e quindi si presenta come colui che non ha nulla da dire se non il ciò che è e fa sì che la sua presenza parli del ciò che è.
Ciò significa che egli mai pronuncia giudizi se non nel senso di esprimere che nulla può essere giudicato con l’occhio della mente duale, e pur tuttavia quell’uomo continua a giudicare, almeno per ciò che è necessario fare per vivere nel quotidiano.
Colui che è diventato non-mente si inchina davanti al bene e al male, davanti al positivo e al negativo, davanti alla virtù e davanti al vizio pronunciando soltanto le parole: nulla è.
E poiché egli sperimenta il relativo, non può fermarsi a questo ma deve aggiungere: ciò che è negativo, ciò che è positivo, ciò che è bene e ciò che è male si sintetizzano nel ciò che è.
Però il ciò che è non è la concretezza del bene o del male, ma è una lettura diversa del bene e male o del positivo e negativo, cioè una lettura che imprime sul bene e sul male o sul positivo e sul negativo il marchio della non-mente, ovverosia una sola parola: il bene, il male, il positivo ed il negativo sono un accadere.
E nell’accadere il positivo diventa negativo e il negativo diventa positivo e l’incessante inseguirsi di positivo e di negativo, di bene e di male esprime l’unitarietà del bene e del male, del positivo e del negativo ed esprime anche la scomparsa del bene e del male, del positivo e del negativo allorché l’uno e l’altro non trovano più spazio perché tutto è.
Ora parlerò in un modo molto e molto provocatorio. Ma se voi siete un miscuglio di bene e di male, di positivo e di negativo, e siete un susseguirsi di bene e male, di positivo e di negativo, che senso ha parlare di ciò che è?
Il ciò che è non riguarda il bene e il male e non riguarda il positivo e il negativo; il ciò che è riflette la non-mente quando essa guarda il relativo, che non esiste per lei ma che esiste per gli altri.
E poiché deve pure relazionarsi agli altri e parlare agli altri, ecco che il positivo e il negativo, che per la non-mente non sono, diventano ciò che è, cioè un fatto o un accadimento in cui ritrova il senso del bene e del male, del positivo e del negativo.
L’emblema che segna la scomparsa della mente universale è quando il ciò che è scompare e nulla rimane, neppure le percezioni, neppure un singolo essere distinto.
Ed allora è quanto minimo scontata la risposta alla domanda: esiste un fiore, in quanto tale, se la mente universale sparisce? Non esiste quel fiore o non esiste quella mucca: non esiste nulla quando scompare la mente universale e rimane soltanto la non-mente.
Quindi la non-mente non è altro che tutto è.
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