Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La radice della libertà

Ogni libertà nasce, si sviluppa e muore nella relazione con l’identità (mente, emozione, corpo).
La libertà fiorisce nella non identificazione.
La non identificazione è la conseguenza non di tecniche, pratiche, sapere acquisito, ma di comprensioni raggiunte.
Le comprensioni si realizzano attraverso le esperienze.
Tutte le persone e tutti gli esseri vivono esperienze, la vita è esperienza.
La libertà sorge nell’intimo di ciascuno semplicemente vivendo.
Osando vivere.
La via spirituale vera che conduce alla liberazione è quella che a tutti, indistintamente, è donata: la possibilità di vivere dei giorni, delle relazioni, dei fatti.

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  1. Posso rispondere nell’unico modo possibile: la vita su questo pianeta, in tutto questo cosmo secondo i maestri, si dispiega così, secondo queste leggi.
    Così non è su altri piani di coscienza, ad esempio quando si è usciti dal ciclo delle nascite e delle morti.
    Perché passiamo da un sentire limitato ad un sentire vasto? Perché da ego ad amore?
    Se osservi c’è un dispiegarsi, uno srotolarsi della consapevolezza dell’uomo: da chiuso in sé e prigioniero dei propri istinti primari e bisogni, alla donazione di sé.
    La vita a me sembra niente altro che il fiorire della consapevolezza del sentire, dell’essere.
    Il fiorire, l’ampliarsi del sentire di tutti gli esseri: una fioritura immensa.
    La vita mi sembra niente altro che il dispiegarsi della consapevolezza del sentire dell’Assoluto.
    Ciò che osserviamo in noi e attorno a noi non è altro che consapevolezza del sentire dell’Assoluto.

  2. Questo post mi piace molto.
    Questo post mi ha dato da riflettere molto.
    Questo post l’ho letto anche un po’ con comparazioni a “Filosofia della LIBERTA'” di Steiner.

    Perciò, anche se ora la domanda sembrerà ingenua o altezzosa, è da un po’ che ci penso.

    A me dà tantissimo lavoro da compiere una simile concezione di libertà e di non identificazione; a me piace tantissimo, come Francesca diceva nel commento in un post, il fatto che “le comprensioni si realizzino tramite esperienze”. Ma c’è un’esperienza che non so se sarà mai possibile fare e quindi un concetto che non so se sarà mai possibile comprendere ed è una domanda-perché: perché siamo quasi “condannati” a comprendere tramite esperienze e non possiamo comprendere altrimenti? Cioè perché dobbiamo fare questo lungo cammino verso la libertà, liberarci dell'”identificazione” – non potevamo già nascere liberi? Forse non ci sarebbe neppure libertà all’infuori di quella che si può conseguire lungo il cammino fatto di comprensioni ed esperienze?

    Grazie di nuovo, Robi.

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