Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Come vive il sentire la sua esperienza

Una guida del Cerchio Ifior parla della vita interna al  sentire (corpo della coscienza) descrivendone le dinamiche, i processi, le reazioni di fronte alle difficoltà.
Scifo, Cerchio Ifior, Dall’Uno ai molti, vol1.
Per noi che siamo abituati a discutere e speculare sulle varie dinamiche dell’identita, su quelle cioè relative al corpo fisico, emotivo-astrale e mentale, questo testo apre la prospettiva di uno sgardo su come funziona la nostra coscienza, di cui il sentire è espressione. Ricordiamo che per coscienza intendiamo ciò che in altre tradizioni viene chiamato Sè, Anima, Spirito, Io spirituale.

lo sono una creatura di Dio, come voi.
Come voi non nasco perfetto
e in grado di muovermi con sicurezza
nelle regioni in cui vivo.
Nasco bambino, con tutte le mie incomprensioni
e come un bimbo penso di aver capito
e mi comporto di conseguenza,
ma basta una piccola azione sbagliata
per farmi rendere conto che ciò che avevo capito
era solo frainteso e non era giusto.
Ad ogni esperienza rinasco a me stesso più ampio,
più consapevole, più vero;
ad ogni esperienza abbraccio
una nuova parte di me stesso e, in questo modo,
una nuova parte della realtà
di cui anche io, come voi,
faccio parte via via più consapevole.
So quale sia il mio destino:
abbracciare per intero me stesso,
e verso questo fine sono attratto e spinto
da qualcosa che è vivo al di sopra di me
ma che, nel contempo, mi permea
e indirizza tutto me stesso.
Io cerco di afferrare questa entità che,
senza capirne il perché,
amo di un amore intrinseco a me,
ma così forte da muovere ogni mia azione
alla ricerca di espandere me stesso
nella speranza di arrivare a fondermi,
finalmente, con l’oggetto del mio amore.
Non piango, se sbaglio;
non mi abbatto, se fallisco;
non mi sento frustrato, se non riesco;
non mi vergogno, se non capisco;
non mi adiro, se non trovo subito la soluzione
ma sono sempre pronto a rinnovare me stesso,
a trarre frutti dai miei sbagli,
a rendere utili i miei fallimenti,
a lottare contro ciò che mi frustra,
a cercare di comprendere ciò che sembra sfuggirmi,
a provare mille soluzioni diverse
fino a quando non troverò quella giusta.
E so che solo allorché sarò pienamente maturo
e tutto il mio essere sarà fuso
in un ‘equilibrata e funzionale entità,
io troverò la gioia di unirmi con quell’Amore
sconosciuto ma potente,
dolce ma tiranno,
forte ma delicato,
costante ma immenso
che in continuazione mi chiama a Sé
e che costituisce il vero perché della mia esistenza.

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  1. Quell’amore così nuovo, cosi vicino.
    che ritrovo anche dopo l’abbandono,
    in ogni tempo è presente
    per spingermi a cogliere
    questo piccolo orlo di un istante.

    Maria Teresa

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