Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

DIVENIRE: identificarsi, realizzarsi, manifestarsi, evolversi. Io sono, io voglio, io divento.
ESSERE: tutto si manifesta per ciò che è , assenza di un soggetto.
Nessuno è, nessuno vuole, nessuno diventa. La mente dice: o l’uno o l’altro, ma non è così. Tutto è, e non c’è nulla che diviene e il divenire è gioco della mente. Attraverso il divenire comprendo la mente, comprendendola la disarmo e la rendo vulnerabile: il suo gioco viene dissacrato, si aprono spazi perché accada l’essere, come dono gratuito.
L’ essere non si conquista attraverso lo sforzo, viene e basta.
Però comprendere il movimento della mente significa preparare il terreno, poi il seme cadrà, se vorrà.
Imparo ad abbandonarmi, giorno dopo giorno e se un fiore nasce nel mio giardino non è da imputare alla mia bravura, nè alla mia abnegazione, volontà, arguzia. Nel momento in cui nasce il fiore io non sono, il fiore è.
Non c’è un soggetto che possa prendersi il merito dell’accaduto.
Divenire prepara essere eppure essere è da sempre.
Per come io ti conosco, tu sei in quella fase in cui questi due stati confliggono: dal profondo di te qualcosa ti dice che tu vai verso l’essere, che per questo devi utilizzare il divenire: la tua mente a volte resiste e ti porta, consapevolmente o inconsapevolmente, a porti il problema del divenire. Ma se tu puoi condurre, attraverso l’abbandono il divenire all’essere, non c’è problema.
Ogni attimo del divenire tu lo abbandoni, incessantemente: la mente si disarticola e va in crisi, allora, sorge come dono, l’essere.
A me sembra che le cose stiano così, ma il mio osservatorio è limitato: solo tu sai di te.

25.4.2003

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