Cerina, una storia per bambini nata dalla contemplazione della realtà

C’era una volta una bambina di nome Cerina.
Si chiamava così perchè odorava di cera. Cerina infatti viveva con le api ed era la loro aiutante.
Aveva la sua casetta vicino all’alveare: era di legno, piccola e graziosa e sapeva di miele.
Mentre le sue amiche api erano al lavoro sui fiori, Cerina passava il tempo a confezionare barattoli di miele e candele. di tutte le grandezze e di tutte le forme che poi vendeva al mercato del paese. Erano gli animaletti e gli oggetti che trovava nel bosco a suggerirle le forme delle sue candele che la gente del villaggio apprezzava molto e per questo andavano a ruba,.
Cerina, finita la giornata di lavoro, non si scordava mai di lasciare un pentolino di miele fuori della porta, per il suo amico orso che viveva all’interno del bosco.
La bambina infatti non era amica solo delle api ma anche di tutti gli animali che vivevano nelle vicinanze della sua casetta. Quando era libera dal lavoro passava interi pomeriggi a giocare con loro.
D’inverno però, quando era più difficile giocare, Cerina passava il tempo a costruire candele dalle forme strane che poi colorava con dei colori che d’estate estraeva dai fiori. Erano gli animaletti e gli oggetti che trovava nel bosco a suggerirle le forme delle sue candele che la gente del villaggio apprezzava molto. Qualche volta l’aiutavano le api che d’inverno si riposavano.
Al mercato del paese le candele di Cerina andavano a ruba. Tutti le compravano perchè durante i mesi freddi le notti erano lunghe e la gente dopo cena vegliava a lume di candela.
Una sera Cerina dopo aver preparato il cesto pieno di candele da portare al mercato, era andata a letto.
La mattina seguente si accorse che nel cesto le candele non c’erano più, al loro posto c’era una lettera che profumava di muschio. La lettera diceva:
Siamo le fatine del bosco,
ci servivano le tue candele
per festeggiare la rinascita
del Sole, la notte più lunga
dell’inverno.
Per farci perdonare
ti invitiamo alla festa.
Per favore vieni.
Ti aspettiamo a mezzanotte nel prato
che si trova nel cuore del bosco.

Cerina non credeva ai suoi occhi; il cuore le batteva forte forte per l’emozione.
Chiuse la lettera, la nascose dentro una tasca del suo vestito, mise altre candele nel cesto e, cercando di non pensare più a quella strana sorpresa, andò al mercato.
La notte più lunga dell’inverno, però, Cerina che non si era dimenticata dello speciale invito della lettera, e si recò all’appuntamento.
Per non perdersi nulla della festa si sedette nel punto in cui due bassi rami di un grande abete si intrecciavano e aspettò.
A mezzanotte precise vide uscire dalle chiome degli alberi lì attorno tante minuscole fatine con graziose ali trasparenti e un vestito di pizzo bianco del colore della luna.
Accanto a ogni fatina c’era un piccolo gnomo con indosso una tuta e un cappello a cono del colore del sole.
Tutti avevano in mano, accesa, una delle candele di Cerina.
La bambina rimase senza fiato.
Vide quelle strane creature danzare, in aria, una danza lieve guidati da una musica che a Cerina sembrava venire dal cielo e tutti facevano roteare le candele in modo che le luci formassero una sola scia luminosa.
Alla fine della danza le candele furono lanciate in aria e, insieme, formarono un grande Sole che scintillò come fanno i fuochi d’artificio.
Poco dopo, nel bosco tornò buio ma ogni fatina e ogni gnomo accese una piccolissima lanterna che portava al collo come una medaglia.
Una fatina si avvicinò a Cerina e l’accompagnò in mezzo al gruppo.
Tutti la ringraziarono per le candele e per essere venuta.
Uno gnomo, che alla bambina sembrava il più anziano, raccontò che quella festa si svolgeva tutti gli anni. Era per richiamare il Sole, per invitarlo a tornare a primavera, poichè ogni inverno se ne andava.
Cerina promise di preparare tutti gli anni per quella occasione le candele più belle che sapeva confezionare e che non sarebbe mai mancata a quello speciale appuntamento.

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