Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

(1) Questa è una stagione che porta con sé grandi variazioni, grandi flussi di forze, che poi diventano manifestazione del tempo atmosferico e del tempo interiore.
Tutti noi siamo inseriti in un campo di forze molto più grande di noi, tutto l’universo è un immenso campo di forze.
Seguite il ritmo dell’inspiro e il ritmo dell’espiro e ogni volta che espirate abbandonatevi a questa piccola esperienza che sta accadendo e lasciate andare ogni cosa del passato che vi portate dietro.
State qui.
Respirate e non aspettatevi niente, ascoltate il vostro corpo, il canto degli uccelli, il rumore della stufa, questa è la vostra esistenza.
Siamo all’equinozio di primavera e le forze di espansione, dopo l’espirazione invernale, si stanno manifestando con tutta la loro forza.
Dopo il lungo espiro invernale, il lungo abbandono, pian piano sorgono le forze dell’inspiro e della manifestazione, della vita prorompente.
Allora l’erba cresce e gli alberi germogliano e gli uccelli si preparano per la riproduzione, e così tutti gli animali.
La temperatura sale e prepara il fuoco estivo: tutto parla di vita che sorge e si espande e si manifesta, ed è in questo tempo che i cristiani ricordano la resurrezione del Cristo.
Lo fanno, come è loro tradizione, con un grande dispendio di parole e di riti.
Inspirate, espirate.
Noi crediamo, molto semplicemente, che il Cristo sia un’esperienza
e non un proferir parole, e non un agire riti,
e dell’esperienza è difficile parlare,
perché, come ne parli, in un qualche modo la tradisci.
Il simbolo della resurrezione è, evidentemente, importante
per chi crede che esista la morte,
allora, di fronte alla rappresentazione della morte,
ci vuole la rappresentazione della rinascita.
Chi sperimenta che tutto è quel che è,
che la vita è vita,
che la morte è morte;
chi sperimenta il mistero della vita
e il mistero della morte,
è indotto soltanto a tacere.
C’è un modo di guardare le cose oltre vita e oltre morte,
oltre i concetti del vivere e del morire,
c’è un altro modo, ma non si può esprimere con le parole.
L’uomo è abituato a spiegare tutto quanto,
ma più si addentra nella via interiore
e più comprende che molte cose rimangono avvolte nel silenzio.
C’è uno spazio molto grande per il mistero,
e quando le menti si stancano di domandare e di cercare risposte,
domande anche necessarie, risposte anche utili;
ma quando le menti si stancano,
allora subentra un atteggiamento nuovo,
che è di ascolto,
di osservazione,
di silenzio
e sorge nell’intimo l’esperienza che testimonia che la vita è mistero;
allo stesso modo di come sorge l’esperienza della sacralita’
di ogni atto e di ogni esperienza.
Allora noi non parleremo del Cristo,
perché il Cristo parla già di sé in ogni attimo,
in ogni respiro,
in ogni alito di vento,
in ogni goccia di pioggia.
Più noi parliamo della vita che si manifesta e più la tradiamo,
più ne parliamo e più la rappresentiamo,
ma la parola, anche la più ispirata,
è ben misera cosa di fronte alla realtà,
è sempre interpretazione della realtà.
Allora c’è un tempo per le parole e c’è un tempo per il silenzio;
nei momenti in cui le menti parlano molto
forse è il caso che noi tacciamo
ed osserviamo,
ed ascoltiamo
che cosa la vita attimo dopo attimo ci sussurra e ci propone:
come la vita viene, la vita va;
come la vita cambia incessantemente;
come non possiamo trattenere niente;
come non sappiamo niente.
Allora, di fronte alla vita che attorno a noi si manifesta,
dentro di noi si manifesta,
che ci attraversa in tutte le direzioni,
allora, possiamo imparare a stupirci,
a meravigliarci,
a sorridere,
ad andare con passo leggero,
vestendo il passo della vita che cammina in noi.
E quando la vita ci attraversa e cammina in noi,
allora, noi ammutoliamo
e a chi ci chiede cosa fai, cosa pensi,
non sappiamo rispondere,
non ci sono parole.
Le parole muoiono,
diventano un qualcosa di inutile
perché della realtà non dicono niente.

(1) frazione di meditazione guidata del 23.3.2008, sabato santo.

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