Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Qualcuno che tutti i giorni si lascia interrogare, provocare, mettere in crisi e cambiare dalla vita.
Qualcuno che attraverso la conoscenza di sé ha attraversato la sua mente, ne ha visto i meccanismi nella consapevolezza più vivida, e ha visto e sperimentato quello spazio che si apre oltre.
Qualcuno che della meditazione e della contemplazione, di quel modo di stare di fronte alla vita, fa esperienza.
Qualcuno che ha conosciuto quella libertà e che di quella libertà può parlare perché ne fa esperienza.
Chi propone il sentiero non si presenta come maestro, né si presenta come insegnante spirituale: parole grandi che non sente adatte a sé e che gli suscitano un moto di disagio.
Si presenta come “buon amico” che, certo, è nel buddismo delle origini uno dei termini per descrivere la figura di chi accompagna lungo il sentiero, e in quella visione il “buon amico” è declinato anche come maestro, ma qui interessa il senso profondo di quell’espressione: il “buon amico” è colui che ti sta a fianco e ti accompagna, non stando davanti, né stando sopra, ma a fianco. A fianco significa in una simpatia.
Il “buon amico” ha fatto quel percorso prima di te ma lo fa anche con te, ogni volta fa quel percorso.
Il “buon amico” non ha più uno scopo suo, non deve raggiungere qualcosa: può stare lì, con te, in ciò che accade.
Non ha nulla da perdere, né nulla da guadagnare.

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