I dubbi e le non-certezze creano fratture nella mente [52G]

Quando ci si affascina della via della Conoscenza, si fanno i conti con l’insorgere dei dubbi e con la stanchezza di inseguire e consolidare la propria individualità.
Il dubbio apre alla possibilità di scoprirsi semplicemente un crocevia di pensieri, di azioni e di emozioni che nascono e muoiono; è lì che svanisce l’importanza data alle contraddizioni e il bisogno di un’armonia interiore.

Perché nella via evolutiva si usano le contraddizioni per riconfermarsi come un ‘io’ che persegue il proprio miglioramento spirituale, e quindi si insegue una sempre maggiore coerenza, perfezionando i propri strumenti di difesa dalle sollecitazioni che giungono dalla vita.

Il contro-processo della via della Conoscenza vi provoca e vi sballotta perché rende evidente il disagio che nasce dentro di voi per le contraddizioni, che prima erano una spinta a migliorarvi, ma che ora – vi dite – vanno osservate e non risolte, pur provando ancora la voglia di riportarle a un ordine.

E in quel disagio vi domandate a che serve tentare di migliorare, sottolineando imperfezioni e limiti da correggere, poiché avete capito che i pensieri, le emozioni e i comportamenti non vi appartengono. A nulla può servire quel vostro processo, quando li riconoscete come impulsi che si accendono e poi si spengono, senza più la possibilità di utilizzarli per migliorarvi, passo dopo passo, e per superare i limiti in cui vi identificate.

Lo stato, di cui parla la via della Conoscenza, è immobilità interiore, pur essendo attraversato di attimo in attimo da un vivace e disconnesso susseguirsi di emozioni, di pensieri e di moti, cioè di stati emotivi, di stati di pensiero e di stati di azione. Chi vive quello stato viene plasmato dall’onda dei pensieri, delle emozioni e delle azioni che bussano con una mutevolezza ingovernabile e inspiegabile, ma che non genera le solite domande: “Come mai è nato? Dove mi porta?”.

Nel vostro cammino di progressione, che chiamate via evolutiva, voi utilizzate il concetto di contraddizione per misurare quanto si discostino le azioni, i pensieri e le emozioni, rispetto ai vostri ‘dover essere’.
Il termine ‘contraddizione’ è solo un’etichetta che utilizzate per gestire gli stati emotivi, di moto e di pensiero, e anche tutte le situazioni che incontrate.
Finché riscontrate delle contraddizioni, e ve le attribuite, allora ci siete. E poi ve ne attribuite anche il superamento e la conquista di una maggiore coerenza.

Sentirvi dentro un percorso evolutivo vi serve per continuare a essere colui che si trasforma interiormente e che trova risposte sempre più sofisticate al proprio esserci come ‘io’ in cammino, per poi poterle offrire agli altri.
Sono i dubbi e le non-certezze a creare delle fratture nella compattezza della vostra struttura mentale. Il dubbio apre all’unica risposta possibile a tutte le domande che l’uomo si pone per darsi una spiegazione al proprio esserci come un ‘io’ in cammino, e la risposta può essere solo un “Boh!”, che svuota di significati la sua mente e lo porta a smarrirsi, togliendo agganci al suo ‘io’ che si evolve.

Adesso però non illudetevi che lo stato vi insegni qualcosa e vi migliori evolutivamente, perché se ne traete insegnamento e se vi sentite ‘migliori’, avete ricreato un pieno nel vuoto dello stato.
I ripetuti “Boh!” introducono piccoli vuoti e momentanee fratture nella compattezza della mente dell’uomo, che si smarrisce, perché è di contenuti e di continuità che ognuno di voi si serve per costruire la sua presenza sull’assenza.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Gratuità, pp. 48-49.

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
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Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

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7 commenti su “I dubbi e le non-certezze creano fratture nella mente [52G]”

  1. Tante questioni fondamentali vengono trattate. Quello che emerge è la capacità di “stare” nei processi, “viverli”, condurli a manifestazione, senza cedere alla tentazione di attribuirseli.

  2. … “il disagio che nasce dentro di voi per le contraddizioni, che prima erano una spinta a migliorarvi, ma che ora – vi dite – vanno osservate e non risolte, pur provando ancora la voglia di riportarle a un ordine.”…
    Sempre meno necessario portare un ordine perché sempre più compreso che tutto è così perfetto!

  3. Colgo la portata e la vastità di questo scritto.
    Un reset totale rispetto ai cammini in cui si coltivano le virtù cardinali, si respingono i vizi capitali e tante altre pugnette.
    Mah, non so, davvero smarrito rimango di fronte ad una destrutturazione del genere, eppure sento che questa controvia della conoscenza mi parla, mi richiama, mi conduce ad una dimensione più vasta, più bella, meno soffocata dalla propria angusta e rigida centralità talebana, maschile, rigorosa, maledetta…

  4. Lo stato di immobilità di fondo, è uno stato che conosco.
    Anche quando la superficie è attraversata da pensieri ed emozioni, quello stato non è, per lo più, interessato. Rimane stabile, come un’ancora che ti tiene legato alla Sorgente. Per questa stabilità ha giocato un ruolo fondamentale lo zazen.

  5. Tutti i testi proposti ormai vertono ad una costante demolizione di ogni appiglio identitario.
    Ogni pensiero che sorge viene sezionato e demolito.
    Ogni riferimento al pensare comune, capovolto e in alternativa viene proposto è un grande Boh!
    Eppure questa è l’unica Via che intravedo, sorretta da qualcosa di indefinibile che chiamiamo fede.

  6. Lo stato, di cui parla la via della Conoscenza, è immobilità interiore, pur essendo attraversato di attimo in attimo da un vivace e disconnesso susseguirsi di emozioni, di pensieri e di moti, cioè di stati emotivi, di stati di pensiero e di stati di azione. Chi vive quello stato viene plasmato dall’onda dei pensieri, delle emozioni e delle azioni che bussano con una mutevolezza ingovernabile e inspiegabile, ma che non genera le solite domande: “Come mai è nato? Dove mi porta?”.

    Questo stato affiora con sempre più frequenza e questa individualità ne è a volte sorpresa

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