A nulla serve darsi da fare per evolvere [51G]

Però non fraintendete le nostre parole: non stiamo incitandovi perché vi sforziate di disconnettere. Non vi è proprio possibile liberarvi dalla prigione della vostra mente, perché qualunque vostro impegno per raggiungere una trasformazione interiore non porta da nessuna parte, anzi, vi ingabbia ancora di più nelle vostre strutture.

Non si incontra la realtà tentando di disconnettere, ma è la realtà che si mostra quando si riconosce di essere già disconnessi. I tentativi per far morire la vostra mente, inseguendo la disconnessione, stanno solo dimostrandovi le vostre connessioni ancora in atto.

Tutte le volte che si misura la via della Conoscenza in base al passo dopo passo, ci si fa l’idea che lo stato interiore sia l’ultimo passo da compiere nel proprio percorso di miglioramento, poiché lo si elegge a traguardo finale.

Non ci sono passi e non ci sono traguardi: stare in uno stato interiore significa non porsi mete spirituali, non pensare di meritare alcunché, non emettere giudizi, non volere cambiare mai nulla e non avvantaggiarsi di alcunché per trarre meriti futuri.

E allora – vi domandate – perché darsi ancora da fare, se non ci è possibile nemmeno dare l’avvio all’imporsi di uno stato interiore?

A nulla serve darsi da fare; l’uomo, che persegue la volontà di impegnarsi per essere niente, subisce gli scacchi che da solo si costruisce.

Ci si riconosce niente solo quando scompaiono, nella totale inutilità, tutte le mete, le volontà, le domande e le spiegazioni che danno utilità e affidabilità alla propria mente.
E allora si è semplicemente attraversati ora da un sentimento, ora da un pensiero, ora da un’azione e ora da una reazione; sono tutti neutri e non più motivabili, perché tutti da ricondurre alla vita.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Gratuità, p47-48.

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
Download libro, formato A4, 95 pag. Pdf
Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

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9 commenti su “A nulla serve darsi da fare per evolvere [51G]”

  1. L’evoluzione avviene a prescindere. Solo questo ci dovrebbe far abbandonare qualsiasi desiderio di chissà quale meta

    Se c’è qualcosa veramente in grado di cambiare la soggettiva percezione della realtà e invece la consapevolezza.

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  2. Riguardo alla disconnessione, per quanto riguarda la mia comprensione della questione, direi che si tratta sia di un atto, sia di qualcosa che sorge da sé.

    Nel piano dell’Essere non c’è soggetto è la disconnessione è un puro accadere, nel piano del divenire c’è la “naturale” e “illusoria” tendenza ad attribuire questo atto a un soggetto.

    Dove Essere e divenire si congiungono? In questa affermazione: “la realtà che si mostra quando si riconosce di essere già disconnessi”.

    Ovvero quando attraverso le comprensioni conseguite riconosciamo che la disconnessione è già da sempre lì, perché corrisponde alla struttura ontologica del Reale.

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  3. “Non si incontra la realtà tentando di disconnettere, ma è la realtà che si mostra quando si è già disconnessi”.
    Questo mi è molto chiaro perché so che è così, tuttavia credo che si è disconnessi quando si è fatta molta pratica di disconnessione, non per volontà ma direi quasi per abitudine conseguita.

    Rispondi
  4. “A nulla serve darsi da fare; l’uomo, che persegue la volontà di impegnarsi per essere niente, subisce gli scacchi che da solo si costruisce.”

    In questo passaggio, riconosco la maggior difficoltà per l’umano.
    La resa totale al voler in qualche modo appropriarsi degli eventi.
    Unica Via possibile per riconoscere la Realtà è lasciarsi attraversare ora dal fatto, ora dal pensiero, ora dal sentimento che sorge, senza nulla trattenere.
    Il dubbio è la vigilanza sono gli strumenti per poter perseguire questa attitudine per non cadere nell’identificazione.

    Rispondi
  5. Anche seguire una “via” è perfettamente inutile a questo punto?
    Non in senso assoluto, certamente.
    È utile a coloro a cui è utile e viceversa, per fare un po’ di tautologia.
    Insomma, quando senti che ti sta bene percorrere una via, con le sue gioie, le sue comprensioni ma anche con i suoi impegni, fatiche, smacchi, ecc., bene, seguila.
    Altrimenti sbarazzatene e non te ne curare più di tanto.

    Rispondi

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