Il tempo come attesa della gratificazione [V27]

È nel corso del tempo che si sviluppano i fatti, gli atti e gli incontri del quotidiano, cioè tutto quello che voi utilizzate per gestire il tempo in modo a voi confacente. È nel trascorrere del tempo che voi edificate progetti, scommesse e mete, ed è sempre nel tempo che costruite le relazioni e che le consolidate nel tentativo di tenerle in pugno.

Quindi, voi umani occupate gran parte del quotidiano progettando e dando solidità alle vostre conquiste, perciò mai vivendo momento dopo momento la vita che presenta ciò che è effimero: nasce e muore, è sempre nuovo e va lasciato andare, perché non si ripresenta.

L’uomo, che persegue i propri bisogni presenti e gli obiettivi futuri, si crea l’idea che il tempo della vita sia in larga misura a sua disposizione, e quindi mette il proprio marchio su tutti quegli avvenimenti che – lui dice – ‘lo riguardano’.
Sono quelli che entrano nel suo campo d’azione e dei quali stabilisce importanza o trascurabilità, basandosi sui bisogni e sui desideri in cui si identifica, oppure sugli affetti di cui si circonda.

Ad esempio, nel vivere il quotidiano, voi siete abituati a spostare l’attenzione e l’emotività su un evento oppure un incontro che è stato programmato diverse ore più tardi, in quanto lo considerate importante e gradito, e intanto continuate a svolgere con scarso interesse, o addirittura con fastidio, quegli atti che lo precedono e che spesso diventano azioni automatiche.

Per esempio, nel caso di un piacevole incontro previsto verso sera, voi siete capaci di non vivere in maniera consapevole atti e situazione che lo precedono. I pensieri e le emotività si fissano su ciò che vi attira, e così non ponete attenzione sui fatti e sugli atti che si succedono lungo quel tempo intermedio.

Questo è quel processo mentale che vi permette di collocarvi fuori dal tempo della vita e di crearvi un tempo vostro, alternativo, con cui usufruire del tempo che scorre oltre le strutture della vostra mente. Con l’attenzione puntata su quel tempo che è diventato vostro, quando qualcosa vi passa davanti nemmeno ci fate caso, e quindi è come se non esistesse; eppure esiste, e a volte vi limita anche, ma non lo riconoscete come accadere, che è il presente – l’unico tempo della vita – perché il tempo che avete organizzato nei pensieri è più funzionale a quello che vi aspettate succederà.

Mentre, quando avete la sensazione che un imprevisto vi sottragga il tempo che avete già riempito di programmi e di scadenze, a quel punto vi sentite privati della possibilità di stabilire le priorità con cui regolare il tempo già pianificato nella vostra mente. Ed ecco che vi sentite le vittime di una forza esterna, e sbuffate e brontolate come se vi fosse stato sottratto qualcosa di vostro.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Vita, p. 25

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
Download libro, formato A4, 95 pag. Pdf
Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.


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10 commenti su “Il tempo come attesa della gratificazione [V27]”

  1. nel vivere il quotidiano, voi siete abituati a spostare l’attenzione e l’emotività su un evento, così ci sfugge i vari fatti che lo precedono.
    Si grosso modo è così , anche se il presente si insedia spesso.

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  2. “Con l’attenzione puntata su quel tempo che è diventato vostro, quando qualcosa vi passa davanti nemmeno ci fate caso”.

    Questo passaggio è particolarmente significativo: legare insieme la tendenza della mente a proiettarsi in un “altro tempo” e l’incapacità di vedere e vivere il presente.

    Certo la teoria è arcinota ma la comprensione?
    Sì può giungere a disattivare il tempo come propria proiezione?
    Direi di noi e aggiungo che sarebbe in una certa qual misura innaturale pretenderlo da se stessi: in quanto esseri incarnati la proiezione ci costituisce.
    Certo, credo che in età avanzata la proiezione del tempo perda sempre più la sua spina, nonostante permanga e persista.
    Mi ritrovo molto in quello che scrive Elena: proiettiamo, pianifichiamo e osserviamo tutto questo in modo lucido e consapevole. Da ciò nasce un sorriso profondo, quasi commozione, in ultima analisi, un moto di compassione.

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  3. Mettere il proprio marchio sugli avvenimenti può essere funzionale al fare.
    Va bene. Mettiamolo, pianifichiamo, illudiamoci di possederlo il tempo.
    Contestualmente osserviamo, guardiamo e sorridiamo di noi, vivendo quello che si presenta.
    Un doppio registro. È possibile o incompatibile? Nella mia esperienza è possibile.

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  4. È così, tendenzialmente.
    Acquisirne consapevolezza aiuta a rivalutare e riconsiderare il tempo dapprima classificato di serie B.

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