Il maestro non “incendia” il cuore del discepolo

Dice Enzo Bianchi nel tweet del 23.1: Vero insegnante e buon maestro non è colui che insegna tante cose, ma colui che sa mettere fuoco nel cuore del discepolo, colui che fa nascere domande senza offrire risposte già fatte, colui che trasmette amore per la ricerca!

1- Colui che sa mettere fuoco nel cuore del discepolo.
Se il discepolo non ha fuoco di suo, ciò che possiamo dargli è solo un bene passeggero: si infiammerà per un mese o per un anno, ma poi, di fronte alla prova del deserto, alla solitudine, alla fatica della routine difficilmente reggerà.

All’inizio del rapporto, e in alcuni passaggi chiave, il discepolo può vivere l’esperienza dell’essere incendiato nell’intimo dall’incontro col suo insegnante, da una sua parola: questo accade perché il suo sentire emette una vibrazione forte e ripetuta di consenso e di sostegno all’esperienza in corso.

Quello che Enzo chiama il “cuore del discepolo”, e che noi indichiamo nella sua coscienza, rimane in contatto con quell’insegnante fino a quando questo è funzionale ai suoi processi di comprensione e di allargamento e affinamento del sentire: lo sforzo del maestro di “incendiarlo” è patetico, nulla egli può, e a mio parere deve.

Una coscienza non ha bisogno di essere infiammata, sa quel che vuole e lo persegue per il necessario: una mente ha quel bisogno, e quanto è nefasto un maestro che infiamma le menti?

Il discepolo rimane o va, e il maestro nulla fa perché rimanga o vada, anzi, è più probabile che l’insegnante lo sottoponga a delle “prove di allontanamento”, affinché il discepolo non rimanga un giorno in più del necessario.


Contemplando: riflessioni sull’esperienza contemplativa feriale, 
gruppo Facebook

Il canale Telegram di Eremo dal silenzio
Per rimanere aggiornati su:
Il Sentiero contemplativoContemplandoCerchio Ifior


5 commenti su “Il maestro non “incendia” il cuore del discepolo”

  1. Il maestro può aiutare a portare a manifestazione il “cuore” del discepolo quando questi è pronto. Sta al discepolo poi compiere il suo percorso per un tratto col maestro, poi per conto proprio.
    Non si può sempre dipendere dal maestro.
    La domanda di Leonardo non è peregrina. Anche il discepolo ha un impatto sul maestro nel senso che
    questi, nell insegnare è condizionato dall allievo.

  2. Questo è vero e cristallino. Ma mi chiedo qual è l’azione del discepolo sul maestro? C’è? Esiste? Ha senso parlarne?
    Sì considera la relazione maestro-discepolo come se fosse a senso unico, ma noi sappiamo che nella realtà nulla ha una sola direzione, ma tutto è scambio e relazione biunivoca. Fa forse eccezione questo rapporto?

  3. Concordo con quanto scrivi, se il discepolo non ho fuoco di suo, ben poco può fare il maestro. E il fuoco dipende dalla sua coscienza e da ciò che gli è necessario per il suo percorso evolutivo.

Lascia un commento