Il Ciò-che-È alla prova dei fatti del mondo (Appunti)

Soggetto (VdC) diceva: “Vi farò il lavaggio del cervello!”
Voleva dire: dovrete cambiare radicalmente modo di pensare, modo di concepire voi e tutto quello che vi sta attorno, Dio per primo.

Al Lettore.
I post di questa fase sono come il ferro incandescente sotto la mazza del fabbro: più il fabbro batte, più il ferro si modella. Chi scrive questi post non si cura della forma, ha l’urgenza di fissare ciò che sorge dall’intuizione e non si ferma per smussare e levigare, questo appartiene a una fase futura.

Mentre scrivo al PC, c’è una relazione profonda tra l’intenzione, il pensiero, l’azione, il mezzo strumentale, voi.
Tutti i fattori e tutti gli agenti sono una unità inscindibile. Il Ciò-che-È accade.
Mi arriva un messaggio su Telegram, lo leggo, pone una questione rilevante rispetto al mondo: c’è ancora il Ciò-che-È? C’è, ma si apre un problema.

Whatsapp cede i suoi dati a Facebbok e questo li vende a chi gli pare per fare soldi: dov’è il Ciò-che-È adesso? Come lo applico? Cosa faccio?
Quale tipo di pensiero mi è necessario per dirimere una simile questione? Debbo uscire dal Ciò-che-È e applicare le logiche del divenire (come ho sempre indicato in questi anni proponendo la simultaneità di Essere e divenire), o posso rimanere nella sintesi e nell’esperienza unitaria?

Debbo prendere una decisione: non mi porta questo, necessariamente, nel pensiero duale, nel divenire?
Non debbo connettere fatto a fatto e sviluppare un discernimento che poi produca un’azione?
Mi aiuta, adesso, l’esperienza dello zazen?
No, non mi serve perché adesso debbo fare una scelta non debbo semplicemente lasciar andare un pensiero.

Posso operare scelte e permanere nel Ciò-che-È?
Certo che posso, se seziono la pellicola del film legando tra loro solo pochissimi fotogrammi, quelli che possono essere abbracciati da un solo sguardo d’insieme, quelli che stanno dentro il campo visivo.

  • Abbandonare WhatsApp vuol dire perdere la connessione con molti contatti: primo gruppo di fotogrammi.
  • Sono disposto a subirne le conseguenze? Risposta affermativa: secondo gruppo di fotogrammi.
  • Segue l’avviso ai contatti che userò Telegram: terzo gruppo di fotogrammi.

È solo un esempio. Avrei potuto dire: se mangio, mangio; se cammino, cammino ma non avrei trasmesso la complessità di gruppi di fotogrammi uniti da connessioni logiche e temporali che sono piccole sequenza di divenire, ma non tali da fra collassare il Ciò-che-È.

Oppure potrei far partire tutta la dinamica del pensiero, dell’analisi, della parametrazione, del giudizio e precipitare nel divenire.
Allora ci sarebbero lo zazen, ad esempio, e poi la vita, ma sarei fratturato.

Nel modo descritto c’è un forte ancoraggio al Ciò-che-È e ci sono brevi connessioni con serie di fotogrammi limitate, ma tali da non perdere l’unitarietà del Ciò-che-È.

È così che perdo cognizione del passato e del futuro: non li coltivo, non sono parte del Ciò-che-È che accade proprio ora, singolo fotogramma o breve sequenza che sia.
Divengo una bolla che galleggia nell’adesso: niente dietro, niente davanti, solo fatti che accadono e scompaiono, o brevi aggregati di essi.

Non so se sono riuscito a dare un’idea di cosa questo significhi nella ferialità delle ore…


Dal 2021 le domande che cercherò d’indagare sono queste:
– cosa ci lega al divenire?
– cosa diviene la vita feriale quando è sentita unitariamente?
– come evolvono le relazioni?
– come si dispiega l’archetipo del monaco?


5 commenti su “Il Ciò-che-È alla prova dei fatti del mondo (Appunti)”

  1. Il post, con gli esempi che fai è chiaro. Bisogna imparare a coltivare l abitudine a guardare un fatto o pochi aggregati di fatti, senza farci condurre in avanti o i dietro dalla mente che si insinua. Comportarsi forse, come facciamo con gli automatismi. Cammino, mangio, rispondo ad un problema che si presenta senza colorarlo, prenderlo solo come semplice fatto.
    Procedimento ancora non facile.

  2. Quello che descrivi, si può comprendere a mio avviso, vivendolo, facendone esperienza.
    Certo la descrizione aiuta, ma non potrei dire , ora, che sia per me esperienza feriale.

  3. Se vivi il ciò che è è come se guardassi attentamente uno ad uno tutti i fotogrammi in successione,
    Fatto dopo fatto
    Solo stando dentro i fatti che accadono puoi evitare la giostra della mente

Lascia un commento