Il regno degli ipocriti e degli ignavi

1- Gli ipocriti: coloro che usano e abusano quotidianamente del lavoro degli immigrati che mandano avanti i loro campi, le loro fonderie, che badano i loro vecchi ma che non li vogliono tra i piedi: usano e abusano dei lavoratori sottopagati e senza diritti, non ne possono fare a meno, ma non li vogliono vedere, li ammassano in lager di plastica, di cartone e di lamiere e si voltano da un’altra parte.
Quelli nella tabella sono gli ingressi nel nostro paese aggiornati al 24 agosto 2018. Fonte Ministero degli interni.
Come si vede siamo invasi da orde di neri.

Non è sparito il traffico di esseri umani: chiusa la via italiana sono aperte le altre vie, i disperati continuano a giungere in Europa.
Invece di concordare con gli altri paesi europei una strategia per risolvere il problema alla radice, invece di allearsi con paesi di primo ingresso come Spagna e Grecia per creare un fronte comune che prema sull’Europa per porre la centralità del problema immigrazione, si dice semplicemente “No way“: c’è un problema, ma lo si esorcizza.
Naturalmente tutto questo nel nome del popolo, lo stesso popolo che senza immigrati non manda avanti le vigne, le piccole fabbriche, non riesce ad accudire i vecchi. Ipocriti e ciechi: è evidente che tutti pagheremo a caro prezzo questa ipocrisia e cecità.

2- Gli ignavi: coloro che sanno e tacciono, che si girano dall’altra parte, dicono due parole di circostanza ma non muovono un dito.
La favola di Atalia ben si adatta alla situazione di questi giorni, di questo tempo oscuro e meschino: Milca non ha una strategia attiva per gestire l’aggressività di Atalia, si adagia sulla propria remissività e lascia che l’altra scorrazzi come vuole.
È la metafora perfetta dell’evoluto che soccombe davanti all’inevoluto, non perché non possa reagire, non possa attivarsi, perché non vuole, non se lo concede, essendo faticoso, impegnativo, dovendo cambiare la modalità acquisita.
L’evoluto può agire in mille modi, uno dei più semplici, dei più efficaci: adottare, in cooperazione con altri, una famiglia di poveri, immigrati o no, e accompagnarla nel suo difficile cammino.
Guardate la Chiesa cattolica siciliana: 97 dei 137 della Dicotti saranno accolti nelle strutture di quella Chiesa. Si sono ascoltati e hanno detto: non possiamo fare solo proclami e parole, dobbiamo compiere un gesto.
I miei fratelli e sorelle della via interiore sono tanti Milca, evoluti forse (sarebbe da discutere) ma di certo con comprensioni limitate se non riescono a muovere un dito.
I miei fratelli e sorelle hanno spesso in antipatia la Chiesa cattolica, ma forse non sono degni nemmeno di avanzare le loro critiche perché il loro pensare non è sostenuto dal loro fare.
La mia impressione è che siamo, tra ipocriti e ignavi, nel regno del mediocri, una umanità di mezzo che coltiva fondamentalmente se stessa e, quando alza la testa e vede l’altro da sé, non riesce in altro che in una ribellione infantile; cova un livore e un rancore verso molti, ma ha le natiche inchiodate alla sedia e allora la sua protesta è patetica e pietosa.
Ecco perché personaggi mediocri e ottusi posso scorrazzare sui media e nel paese e “governarlo” senza cadere nel ridicolo: perché altrettanti mediocri rimangono sostanzialmente immobili.
L’evoluto che non coglie i segni del presente e non si attiva nell’intenzione, nel pensiero e nell’azione, non è evidentemente un evoluto, è uno dei tanti di questa massa anonima ipocrita e ignava.


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6 commenti su “Il regno degli ipocriti e degli ignavi

  1. Non si può certo giocare a fare gli evoluti se non lo si è, guai a noi, avremmo costruito un altro totem a cui sacrificarci.
    Evoluto, non evoluto? Non è affar mio attribuirmi o attribuire etichette di tal guisa. Facciamo a gara a chi è più evoluto? Prego, ecco il mio lasciapassare.
    Colgo lo sprone e mi riconosco nelle categorie dell’ipocrisia e dell’ignavia, giusto un passettino più avanti del razzismo e dell’omofobia.
    Molto bene, si parte da qui se la spinta è sufficiente.
    Credo peraltro che si tratti di sfide ineludibili. O le cogliamo noi o ci vengono a cogliere loro.

  2. Problema che interroga grandemente …un fardello che grava sempre di più con una responsabilità ancor più pesante rispetto a chi non comprende affatto e addossa addirittura le colpe ai migranti perché ci toglierebbero il pane di bocca . Le difficoltà reali a dare un aiuto concreto si mescolano alle scuse mentali , alla pigrizia né più né meno di quanto accade per tante altre azioni che potrebbero essere utili all’altro In campo materiale e spirituale : un fratello nel cammino che chiede aiuto , un genitore anziano che ti chiede un favore magari con una certa insistenza , un paziente che ti chiede un visita extra magari solo per placare la sua ansia . Di fronte a macrorichieste di aiuto in cui è evidente che non si può non agire e non ci sono scuse se non quelle che la mente riesce a partorire solo dopo che ci si sono messe due fette di prosciutto sugli occhi per non vedere , quale la questione migranti , ci sono continuamene altre mille richieste fra cui dibattersi se sia giusto fare o non fare per il bene tuo e dell’altro . Il solito eterno dilemma del discernimento fra ciò che viene dall’ego e ciò che proviene dalla coscienza . E ogni giorno ci si consuma in questo ping pong che molto spesso diventa l’unico gesto che si fa .

  3. Accolgo la critica, ma avrei bisogno di approfondire, meglio nei nostri incontri, che in chat. Quindi lo propongo come uno delle questioni da affrontare ai prossimi OE.

  4. Una botta nei denti, un altro ramo che viene segato dalla nostra zona di confort….riusciranno a svegliarci dal nostro sonno? Ciò che dici ci scuote, ci aiuta a leggere il presente. È vero siamo fondamentalmente centrati in noi stessi, non vediamo spesso oltre il naso, nuovi narcisi, mediocri sonnolenti …eppure se non ripartiamo incessantemente da lì , da noi, rischiamo di fare solo castelli in aria se non danni. Non vuole essere una scusante, nulla ci verrà scontato, quindi ben venga il tuo richiamo paterno, ma non dimentichiamo la misericordia per la nostra ipocrisia, ignavia, estrema lentezza nel comprendere. Il Maestro una volta disse ” da tanto tempo sono con voi e non avete ancora compreso?” Quanto ancora?

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