Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Il rapporto con la realtà del mondo che bussa ogni giorno

Pace a te, figlio e fratello che ti trovi immerso nel mondo della materia fisica. La complessa civiltà del secondo millennio che ti trovi a sperimentare ti sottopone a sforzi non indifferenti per riuscire a ristabilire il tuo equilibrio interiore, messo così a dura prova da molti degli stimoli a cui sei continuamente sottoposto durante il percorso delle tue giornate.
Il mondo intero, attraverso i potenti mezzi di comunicazione che state via via concependo, sembra irrompere nella tua vita, con prepotenza, chiedendo con insistenza di essere esaminato da te.
Ogni tragedia che si svolge sul tuo pianeta, dalla più piccola alla più devastante, bussa, con insistenza martellante, non solo alla tua attenzione ma ancora di più alla tua coscienza, propagandando il falso concetto del “villaggio globale” come meta ideale da raggiungere ad ogni costo.
L’uomo, per sua natura, non è predisposto a poter veramente fare sua l’idea di un “mondo globale”: troppo ristretto è il campo d’azione individuale perché quest’idea possa davvero far nascere alla vita, in ogni essere incarnato, quest’astrazione che, pure, apparentemente sembra così vicina a quanto i Maestri vi stanno insegnando da così tanto tempo, ovvero che siete un tutt’unico con i vostri fratelli e che la vostra coscienza arriverà, prima o poi, ad un punto in cui si fonderà con le coscienze di tutti gli altri individui, dando vita ad una fratellanza universale non soltanto teorica bensì reale.
Il problema principale risiede nel fatto che gli avvenimenti che accadono lontani dal tuo circoscritto raggio di intervento, non possono veramente arrivare a coinvolgerti: anche supponendo che quanto i mezzi di comunicazione portano alla tua attenzione sia la reale esposizione di quanto avviene sul vostro pianeta, ciò resta costituito, sempre e soltanto, da fatti che, a voler essere ottimisti, ti coinvolgeranno, in maniera per te proficua, ben di rado e, comunque, quasi sempre in modo sottile e indiretto.
Questo risulta sempre essere troppo poco per il tuo enorme bisogno di estrarre elementi da ciò che ti accade: quello che ti sfiora è, quasi sempre, solo il riflesso di quello che risuona dentro di te nell’ascoltare certe notizie, e viene modulato nelle tue reazioni e nei tuoi atteggiamenti non tanto dalle risposte della tua coscienza quanto dalle risposte che il tuo Io dà agli stimoli “globali” che ti raggiungono, sulla scorta dei parametri offerti dagli archetipi transitori che influiscono sul tuo “essere del mondo e nel mondo”.
Se così non fosse, d’altra parte, se quanto accade nel mondo riuscisse veramente a farsi largo, con forza e decisione, nella tua coscienza, perderesti di vista quello che è il tuo compito principale, il vero scopo della tua esistenza nel “qui e ora” che stai vivendo, ovvero “comprendere te stesso” nella maniera più sicura e completa possibile.
Per questo motivo, figlio e fratello, comprendo e accetto il tuo risultare apparentemente insensibile di fronte alle catastrofi ambientali con cui, in continuazione, l’incoscienza e l’amore per il profitto ad ogni costo feriscono e rendono disarmonico l’equilibrio naturale del tuo meraviglioso pianeta.
Per questo motivo, figlio e fratello, non mi addolora accorgermi che la morte di migliaia di tuoi simili per una guerra, una malattia, una catastrofe ambientale fanno nascere in te solo parole di circostanza e di deprecazione.
Per questo motivo, figlio e fratello, non mi sorprendo se, osservando le immagini raccapriccianti di qualche efferato delitto, queste non sconvolgono e stravolgono completamente i ritmi della tua vita quotidiana ma diventano notizie che dopo alcuni giorni perdono di intensità emotiva e sono accompagnate così sovente dal pensiero “meno male che non è successo a me”.
Queste tue reazioni non necessariamente significano che tu sia insensibile al dolore che i mezzi di comunicazione portano nel campo di osservazione della tua coscienza.
Certo, talvolta il tuo egoismo è così forte che il dolore altrui sembra non riuscire a penetrare i muri che innalza di fronte a tutto ciò che non lo riguarda personalmente e direttamente, ma – e lo dico a tua consolazione – sovente la tua coscienza deve operare una scelta tra gli stimoli che ti raggiungono, e la sua scelta opera in base ai parametri che le sono imposti dalla necessità di comprendere. Questa significa che avranno primaria attenzione quegli elementi che più facilmente si inseriscono nei percorsi di comprensione che si sono andati via via formando in te nel tempo, secondo un cammino che è strettamente unico per ogni essere che sperimenta la vita.
Quella operata dal tuo corpo akasico non è una scelta dettata da interessi egoistici – questo accade all’interno del piano fisico ad opera dell’Io dell’individuo incarnato – e, in realtà, non è neppure una scelta utilitaristica del tipo “presto attenzione a questo elemento più che a quell’altro perché il primo mi è più utile per comprendere determinati elementi che mi sono necessari per aumentare la mia comprensione, il mio sentire”.
In effetti non si tratta neppure di una vera e propria scelta, in quanto la discriminante è data dal tipo di vibrazione che accompagna un determinato elemento: gli elementi con vibrazioni affini e complementari con quelle già “ordinate” nel corpo della tua coscienza vengono, inevitabilmente, attratte e utilizzate dal corpo della coscienza, mentre quelle ancora discordanti o dissonanti non trovano posto – almeno per il momento – nello schema che si va costituendo all’interno del corpo akasico a mano a mano che la sua comprensione aggiunge nuovi tasselli.
Sembra tutto così complicato, figlio e fratello, e invece il quadro è davvero di una semplicità e logicità unica e meravigliosa. Ma che senso dà, tutto questo, alla tua vita, alla tua consapevolezza limitata di individuo incarnato in apparente balia dei capricci e dei desideri egoistici del tuo Io?
Ananda, Cerchio Ifior, Dall’Uno all’Uno,  volume 2-2, pagg. 245-246, Edizione privata.


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