Sulla limitata attitudine alla discussione nel Sentiero

In più di due decenni di attività, ogni tanto qualcuno ha obiettato che nel Sentiero si discute poco.
E’ così, è un’evidenza. Accade perché le persone del Sentiero sono delle pecorone? Perché sono succubi di una personalità forte e dominante? Se volete, credetelo pure.
La realtà, dal nostro punto di vista, è molto differente.
Il Sentiero sorge dal sentire e al sentire è rivolto.
Non sorge dalla mente e alle menti parla e, quindi e inevitabilmente, alle regole divisorie delle menti sottostà.
Il Sentiero sorge dall’unità e a questa si rivolge, questa stimola e conduce a risonanza.
Di fronte ad un sentire di una certa ampiezza che si manifesta, l’atteggiamento più naturale che sorge è il tacere.
Non obbiettare, indagare, questionare: contemplare, tacere, accogliere, stare.
E’ un atteggiamento che viene naturale: se la stazione radio trasmette un concerto per pianoforte ed archi, non ti metti a ballare, ascolti e stai.
Semmai, dopo, quando torni a casa, o quando ti alzi dall’aver letto un post, il tuo problema è incarnare quel sentire con il quale hai risuonato:
siccome l’hai colto come vero, come vita tua, quello deve divenire.
Ma questo processo incarnativo avviene tra sé e sé, e solo a volte puoi parlarne con l’altro e trovare i termini adatti e la confidenza necessaria per farlo.
Se il sentire col quale vibri all’unisono è pieno di interiorità, di discrezione, di attenzione concentrata, non sei portato a gesti estroversivi, a manifestare quello che senti e quello che stai provando a mettere in pratica: sei più incline a coprire e a proteggere il tuo mondo e il tuo operare.
Nel Sentiero abbiamo costruito un mondo basato sull’introspezione, sulla consapevolezza, sul sentire.
L’introspezione ti porta a girare gli occhi sul tuo interiore, ad interrogarti su di te, a non focalizzarti mai sull’altro, sul suo limite, sul suo essere o non essere quello che vorresti: dell’altro cogli quello che ti insegna e poi tendi a tacere, ad ammutolire perché riconosci la sua irriducibilità e non ti interessano il lamento, il vittimismo, l’accusa. Quindi taci, spesso.
La consapevolezza dei processi tuoi e dell’altro, della soggettività del procedere e della lettura dei fatti, ti portano a non ricamare: se il film è soggettivo, posso solo leggere i simboli, possiamo discutere di questi ma, di necessità, la decodifica del simbolo è molto personale e quindi la discussione si fa, per forza di cose, essenziale.
Il sentire non usa solo le parole per comunicarsi, o le azioni: il sentire è Essere che accade:
Essere non è pensare e parlare e dibattere, se non in alcuni casi;
Essere è ascoltare, osservare, tacere, stare perché non ha bisogno di dire, emana la sua condizione e viene colto attraverso l’ascoltare, l’osservare, il tacere, lo stare.
Comprendete? In un Sentiero così fatto, di questa natura impregnato, la discussione concettuale non sarà mai ricca e deluderà gli amanti di quella modalità.
Un Sentiero così intessuto, non sarà mai nemmeno fucina di iniziative e le persone tenderanno ad una limitata attività organizzata. Perché?
Perché saranno più dedite all’incarnazione nel loro quotidiano feriale di ciò che dal sentire giunge come ispirazione.
Persone così impostate saranno anche, apparentemente e allo sguardo esteriore, più lente. Cosa significa?
Non dovendo fare e produrre massa e quantità, si concentrano sui lenti processi del divenire e dell’essere e stanno alla scuola del loro egoismo, della loro ignoranza, della loro ottusità senza sbattersi più di tanto, sapendo che ogni cambiamento è frutto del processo di conoscenza-consapevolezza-comprensione.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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4 commenti su “Sulla limitata attitudine alla discussione nel Sentiero”

  1. Sì, è quello che accade nei nostri incontri: quando emerge il sentire la mente non ha più domande pertanto la discussione è ridotta all’essenziale. Ricordo che anche quando ascoltavamo Soggetto, di fronte alle sua argomentazioni, che pur volevano stimolare la mente per farcene cogliere i limiti, la mente, spiazzata, taceva. Ma come dici tu, le domande dovrebbero sorgere dopo. Per quanto mi riguarda un’esperienza di sentire si sedimenta e non sempre si esprime in parole ma diventa atteggiamento quotidiano, tuttavia la comprensione arriva ad esplicitarsi in parole con le letture appropriare che fungono da approfondimento e danno forma mentale al sentire. Purtroppo, quando abbiamo tentato questi approfondimenti in gruppo, non siamo riusciti per difficoltà a trovare momenti adatti a tutti. E’ auspicabile che, chi può, lo faccia almeno individualmente.

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