Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Non è l’odio dell’altro il problema

Mai ricordiamo a sufficienza che nulla accade senza una ragione.
Come può una sola persona, in pochi minuti, porre fine a così tante vite e non indurci a ponderare attentamente il simbolo che ci porge?
Non avendo cognizione della legge del karma, brancoliamo nel buio: ciò che non hai compreso si presenta e ripresenta, finché non comprendi, questo è il processo di apprendimento regolato dalla legge del karma.
L’odio dell’altro bussa nella nostra esistenza e porta un messaggio, quale?
Vedi il tuo odio? Vedi l’ingiustizia che genera frustrazione e odio e che permea il tuo vivere, il tuo produrre, il tuo consumare? Vedi l’insofferenza, l’intolleranza, la discriminazione verso il debole e la paura che senza sosta ti attraversano? Vedi le grida, gli insulti, la volgarità, la falsità che attraversa i media, i social, la vita pubblica?
Che sangue scorre nelle tue vene? Sei sicuro che sia il sangue della vita?
Ci meraviglia l’odio dell’altro e su esso ci focalizziamo: ahimè, siamo ciechi all’evidente, il male è in noi, dobbiamo leggere il simbolo.
Finché non avremo letto, conosciuto, consapevolizzato e compreso il cosa non va in noi, tutto questo durerà.
Più ci incarogniremo nell’additare l’altro, peggio sarà.
Se intelligenza del reale ci attraversa, e lo dubito, dovremmo cogliere il simbolo drammatico che a ogni latitudine viene rappresentato, e iniziare a meditare su di noi.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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  1. Dietro l’additare l’altro si nasconde sempre la paura di guardarsi dentro. Finché si tratta di una paura inconscia, c’è ben poco da fare. Poi se ne prende piano piano coscienza e magari per un po’ si fa finta di niente, si accampano scuse, ma arriva il momento che non puoi più barare con te stesso. A quel punto l’additare l’altro non ha più senso.

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