Il tempo e il modo di morire di ciascuno

Vorrei riflettere su un paio di simboli che emergono dal dramma di Dacca.
Un gruppetto di italiani si ritrova per cenare assieme: un attimo prima che inizino i fatti terribili che sapete, il giovane cuoco si ritira in cucina per preparare qualche piatto italiano, un marito si separa un attimo dalla moglie perché deve fare una telefonata.
I due si salvano dalla barbarie che subito dopo esploderà, tutti gli altri no.
Quali sono i simboli sui quali voglio riflettere?
1- Il più evidente: pochi secondi salvano alcuni e condannano altri.
2- Quel modo di morire.
In merito al primo simbolo: muore dunque chi deve morire, colui/colei per cui il calendario è finito.
Certo, una persona può anche dire che il caso ha voluto che i due si allontanassero: tesi legittima, che mette il cosmo nelle mani del caso.
Noi diciamo che la fine del calendario di alcuni, e il karma di tutti, ha governato la scena, sostenendo con questo che il cosmo non è nelle mani del caso, ma della legge del karma.
In merito al secondo simbolo: morire in quel modo.
Nella nostra logica, nemmeno il modo in cui moriamo è casuale, ma risponde a necessità proprie di apprendimento del carnefice e della vittima.
Faccio un esempio: se io sono stato un soldato di qualche guerra passata e nella mia attività di militare ho stuprato e ucciso senza mai pentirmi, senza mai riflettere a fondo e compiere una profonda metanoia interiore, che karma ho generato e con quali scene dovrò confrontarmi in una successiva incarnazione per comprendere la bruttura e il limite di quanto ho operato?
Non è ragionevole pensare che nella incarnazione successiva cui la coscienza darà luogo, il personaggio che essa condurrà a rappresentazione debba confrontarsi con il non compreso che nella incarnazione precedente ha generato quelle brutalità?
Se la legge del karma non governa le pene ma le opportunità di comprensione, e se lo stuprare e l’uccidere derivano da comprensioni non acquisite, allora è naturale che in una incarnazione successiva la coscienza, mossa dal karma, generi scene per comprendere quel non compreso.
La persona in questione dovrà necessariamente subire stupro ed assassinio? Non necessariamente, perché sicuramente molte opportunità di comprendere le saranno possibili prima di giungere a quell’estrema soluzione.
Ma, ipotizzando che quella persona non colga le opportunità di comprensione che le si sono presentate, allora è ipotizzabile che il suo karma, ovvero la sua definitiva chance di comprensione, si compia subendo su di sé lo stupro e l’assassinio così che possa comprendere la portata devastante di ciò che ha inferto ad altri.
A me sembra che noi mai abbastanza riflettiamo sulla natura e sulle dinamiche della legge del karma e, invece, se vogliamo iniziare a comprendere le scene delle nostre vite e di coloro che ci sono cari, è lì che dovremmo affondare lo sguardo.
Capisco che la “legge del caso” è così diffusa che quasi ci sentiamo in colpa nel compiere analisi come quella appena sviluppata, ma la “legge del caso” non spiega niente ed è, ahimè, un comodo modo per rimanere ignoranti di sé e dei processi attorno a sé.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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6 commenti su “Il tempo e il modo di morire di ciascuno”

  1. Grazie, grazie anche a Catia e Natascia.
    E’ sorto un dubbio, nel periodo di revisione post morte, può la coscienza acquisire comprensioni e modificarne le leggi Karmiche,mosse in vita dall’identità ?

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  2. Condivido Robi, la tua osservazione. Ciò nonostante questa interpretazione dei fatti, non mi esonera dal pormi, difronte alle mie vicende personali ad esempio, con un senso profondo di inadeguatezza. Il mio percorso è stato impegnativo, anche se ho imparato, credo, ad osservare i fatti della vita come simboli e opportunità di insegnamento, non mi è sempre facile vivere con leggerezza questa rappresentazione. Spesso mi chiedo, perché la Vita mi ha posto di fronte a certe scene, quali resistenze, incomprensioni e limiti hanno mosso le scene? E non potevo davvero far nulla per evitarle? Se davvero, come dici, la Vita ci pone in più occasioni la possibilità di comprendere, qual’è la mia responsabilità nel non aver compreso?
    Riconosco la grande trasformazione che la Vita ha operato in me, provo stupore e gratitudine per i tanti piccoli e grandi fatti del mio quotidiano, ma non mi è semplice esonerarmi dalle responsabilità delle scene che ho , in qualche modo, generato.

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  3. La lettura degli avvenimenti secondo la legge del Karma, cioè dell’opportunità che ci è data di procedere sul sentiero della consapevolezza e della comprensione, è l’unica che può spiegare anche accadimenti pesantissimi come motivo di “giustizia”, per esprimerci secondo la logica del divenire. Tutti passiamo attraverso situazioni di dolore e di pesante impatto emotivo prima di portare a compimento le nostre comprensioni.

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