Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’incapacità di vedere e progettare il nuovo

Assistiamo a questa crisi, a questo passaggio della società italiana, con una certa apprensione perché ci sembra che i protagonisti non siano fino in fondo consapevoli della sfida.
Non risulta chiaro che abbiano compreso le potenzialità della situazione, l’enorme intelligenza negletta e marginalizzata, umiliata e frustrata di un paese vitale, infantile ma creativo e pronto a spendersi quanto egoista e stupido in numerose sue manifestazioni.
Non ha compreso 5 Stelle che ciò che porta cammina necessariamente su più gambe; non ha compreso una parte considerevole del Pd che il più grande servizio che poteva e può fare al paese era ed è di osare di più di quanto ha osato; non ha compreso Napolitano che la questione non si risolve dentro i vecchi recinti ma che bisogna osare il nuovo mai provato prima.
Non prendo in considerazione la destra perché, evidentemente, sta difendendo il proprio spazio vitale, quello del suo leader e di una cultura ormai morente.
Né  prendo in considerazione la proposta del centro che, semplicemente, anch’essa, non vede la realtà.
La realtà è molto semplice e non ha niente a che fare con i politicismi e gli economicismi: il paese è vivo, pieno di giovani che chiedono spazio, di intelligenze e creatività, di generosità che hanno bisogno di un palcoscenico.
Il paese è anche il crogiolo di forze egoistiche, spinte istintive che vanno governate con polso fermo.
La litania della crisi è la litania del potere che muore ad una lentezza esasperante e trascina con sé l’intero corpo di una società.
Il declino non è solo di un apparato di potere, di una forma e concezione di esso, lo è di una visione planetaria, di un’idea di sviluppo, di relazioni, di umanità.
Il capolinea riguarda tutti gli ambiti e primo tra tutti il rapporto tra l’uomo e il pianeta. Tutto è da ridiscutere, ripensare, riprogettare con un’azione progressiva ma incalzante e coerente.
Che cosa andrebbe fatto dal nostro punto di vista? Andrebbe dato l’incarico ad una personalità creativa, aperta, duttile quanto preparata e sensibile, qualcuno come Stefano Rodotà per intenderci.
Andrebbe formata una squadra di governo con le stesse caratteristiche e costituita di personalità estranee alle logiche di apparato e il tutto spedito in parlamento ad orientarne ed eseguirne la volontà.
Niente problema dei numeri, appello alle coscienze dei singoli senatori e deputati, alla coscienza del paese in coerenza con una nuova idea di sviluppo e di relazioni.
Ne siamo capaci?

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