Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’amicizia, l’amore

Anna scrive: “Riflettevo sul concetto di amicizia: da una parte il tuo non averne bisogno, dall’altra il chiamare ciascuno di noi da subito amico.”
L’amicizia, come l’affetto e l’innamoramento, prefigurano l’esperienza dell’amore. Sono ciò che l’uomo vive nel quotidiano della relazione con l’altro da sé e che lo prepara, lo forgia, ad un’esperienza di ben altra natura.
L’amicizia ha bisogno di un soggetto e di un oggetto:
io sono amico tuo; tu sei amico mio.
Tra noi c’è un rapporto particolare, privilegiato, di natura diversa da altri rapporti. Non sono amico di tutti: sono amico tuo. Si creano isole di amicizia in un mare di rapporti che sono di altra natura.
Questa esperienza è una declinazione, nell’umano, del principio, della forza, della natura dell’amore.
E’ declinazione e non amore perché il soggetto che la vive si interpreta come individuo, come soggetto di quell’esperienza, come agente attivo e definito, delimitato, che si rivolge ad un altro agente definito e delimitato.
Ciò che il soggetto prova definisce e qualifica l’esperienza: io-provo-per-te-amicizia.
L’amicizia è possibile quando la consapevolezza del soggetto è focalizzata sull’identità: ci sono io, ci sei tu, c’è tra noi amicizia.
Ma quando la consapevolezza è focalizzata sulla coscienza che, a differenza dell’identità, non divide, non separa ma include, si può parlare ancora di amicizia, di questa manifestazione che prepara l’esperienza del’amore? No, a mio parere diventa un’espressione impropria.
Chi è mio amico?
Se il sentire abolisce i confini – che esistono, come li conosciamo, solo nell’identità – allora l’altro, come me, è parte di un insieme.
La nozione stessa di altro e di me, nell’organismo unitario del sentire, viene superata.
Tendono a scomparire il soggetto e l’oggetto, i protagonisti della relazione perdono i confini della separazione.
Come si configura l’esperienza nella non separazione?
Come essere. Essere dell’amore. Non più amare, ma essere amore.
La scomparsa della soggettività, della centratura sull’identità, della visione di sé come separato, lascia che possa affiorare l’esperienza dell’amore.
Da amicizia ad amore.
Quell’essere amore è la sostanza della relazione nella dimensione che supera l’identità e che tende alla fusione.
La relazione tra i sentire è dinamica interna all’essere amore.
L’amore non divide, non separa, non declina “io” “tu”.
L’amore, per sua natura, fonde, nel sentire, tutti gli aspetti e i protagonisti dell’esperienza.
Quando c’è amore non c’è protagonista: c’è l’amore che canta se stesso.
Non io amo; non io ti sono amico: l’amore ama e si declina nei mille modi della relazione, ma mai diventa altro da ciò che è.
Quando c’è amore tutto è amore e lo è verso tutti.
L’amore è universale, non personale. L’amicizia è personale, è rivolta a qualcuno.
L’amore non è rivolto a qualcuno e non è provato da qualcuno: non c’è oggetto, né soggetto.
L’amore copre, in tutte le direzioni, tutto ciò che lo sguardo coglie: non distingue, non discrimina, non divide.
L’amore tutto ama. L’amore compie questo, non io, non tu.

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