Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La compassione

Non dallo sguardo del lupo, né da quello del bisonte, non da questi sorge la compassione, ma dallo sguardo dell’osservatore neutrale, oltre l’identificazione con il sentire del lupo e del bisonte. La scena contemplata è quel che, senza aggiunta.
Vista con gli occhi del lupo, è possibilità di sopravvivenza;
vista con gli occhi del bisonte è prima sconfitta, poi resa all’ineluttabile;
vista con gli occhi della mente dell’uomo è la legge della natura in atto: comprensione per il gesto del lupo, pietà per la sorte del bisonte;
vista con gli occhi della contemplazione è vita che accade.
Da questa presa d’atto sorge l’esperienza della compassione che integra in sé l’esperienza e il punto di vista del lupo, del bisonte, dell’uomo e li trascende alla luce di una comprensione, di una tenerezza, di una vicinanza che partecipa dell’accadere e da esso si lascia attraversare.

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  1. Lo sguardo che posiamo su ciò che accade parla dello stato in cui ci troviamo, del sentiero che stiamo percorrendo. Anche ogni sguardo è ciò che è, e può essere accolto, con la consapevolezza che in ogni nostro respiro qualcosa cambia. Se siamo disposti ad aprirci a noi ed alla vita, in noi avviene trasformazione. Passo dopo passo posso non identificarmi più in quegli occhi che vedevano in un modo o nell’altro ciò di cui ho fatto esperienza. Lentamente il mio sguardo si affina e si fa morbido compassionevole ed un orizzonte molto più ampio si schiude ai miei occhi.

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