Risiedere in sé stessi

Osservare, ascoltare, tacere, imparare, coltivare la compassione: queste sono le disposizioni interiore necessarie per risiedere in sé stessi, questa è l’essenza del Sentiero contemplativo.

Osservare ed ascoltare
Cosa giunge a me in questo momento come sensazione, emozione, pensiero, sentire di coscienza?
Cosa giunge dall’ambiente interiore e da quello esteriore?
E, su ciò che giunge, quali etichette vi appongo, quali giudizi e quali aspettative?
Sono capace di lasciar andare etichette, giudizi ed aspettative e di risiedere nel semplice e nudo gesto dell’osservare e dell’ascoltare?
Sono capace di superare l’identificazione, quel mettere me al centro, terminale di tutto ciò che il mondo mi dice?
Posso divenire l’osservatore?
L’insostenibile ingombro di me, può lasciare spazio, attenzione, ascolto, osservazione, dedizione ad altro da me?
Se si, se un passo indietro è possibile, allora l’osservazione, l’ascolto divengono il gesto dell’aprire le porte e le finestre della propria casa alla realtà che viene, ricca di aromi e di senso, di leggerezza, di gioco e di stupore.
Questo è il primo passo del risiedere in sé stessi.

Tacere
Mente osservo ed ascolto, posso tacere? Posso defilarmi, collocarmi a lato, a margine? E’ così maturata la mia comprensione da permettermi di collocarmi al margine, o sono ancora il bambino che deve occupare la scena?
Se posso tacere, allora un mondo mi si apre perché al tacere è connesso un mondo, quello dell’accogliere.
Il propormi mi porta fuori, è un gesto estroversivo, la forza che lo genera è centrifuga: il tacere apre una concavità in me, un’accoglienza, uno spazio disponibile ad essere riempito da ciò che viene. E’ un gesto introversivo e la forza che lo sostiene è centripeta.
Tacere è la possibilità di ammutolire di fronte alla vita che dichiara se stessa ed è un gesto che non richiede sforzo: quando la comprensione ci sostiene, tacere è il compimento della pienezza perché è il gesto che suggella la nostra irrilevanza.
Il tacere è un processo composta dal dichiararsi e dal ritrarsi, dal proporsi e dall’astenersi fino ad un progressivo ammutolire.
Quando il silenzio di sé giunge alla fine di questo processo, è quantomai fecondo perché non è il frutto di un soffocamento di sé, ma la risultante di una comprensione, di una maturità d’essere conseguita.
Questo è il secondo passo del risiedere in sé stessi.

Imparare
La disposizione senza fine a lasciarsi trasformare nei rapporti, nelle relazioni che sono l’essenza del vivere.
Imparare dai fatti, da ciò che viene, da chi quei fatti porta e produce, chiunque sia quel chi.
Imparare sapendo che la vita è esperienza, consapevolezza, comprensione e senza esperienza non c’è conoscenza, né germoglia consapevolezza, né si genera comprensione.
Sapere e aver compreso che tutti imparano e tutti procedono dall’apprendimento più grossolano a quello più sottile.
Affrontare il quotidiano e ogni stagione della vita, aperti alla possibilità di imparare da tutto e da tutti, senza distinzione alcuna.
Apertura, disponibilità, curiosità, dedizione, presenza, capacità di discernimento, disposizione all’osare sono le qualità interiori dell’allievo della vita, che non si gira dall’altra parte, che non rimuove, che non ostacola, che non coltiva l’ottusità e la paura.
Questo è il terzo passo del risiedere in sé stessi.

Coltivare la compassione
Chi osserva, ascolta, conosce la propria marginalità, impara da ogni essere e da ogni situazione, vede sorgere naturalmente nel proprio intimo il seme della compassione: tutti gli esseri conoscono, divengono consapevoli e comprendono e ciascuno lo fa a proprio modo e a proprio tempo.
La persona che ha compreso, questo vede e questo contempla: da questa contemplazione sorge l’esperienza dell compassione che tutti gli esseri abbraccia nel loro cammino da ego ad amore; su nessun essere ha alcunché da aggiungere perché ogni cammino è sacro in sé e svela l’intima natura dell’Assoluto.
Questo è il compimento del risiedere in sé stessi.

La persona che ha iniziato osservando ed ascoltando, si è infine ritrovata immersa nell’immenso spazio dell’essere libera dal condizionamento di sé e dal proprio protagonismo.
Quella persona sperimenta il risiedere in sé, che è anche e soprattutto fondato sul dimenticarsi di sé, sullo scomparire di sé.


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  1. C’è tanto da interiorizzare…grazie!

  2. Grazie Roberto.

  3. Grazie, per i tuoi post.

  4. Il simbolo cristiano della croce potrebbe aver molto a che fare con quanto espresso in questo post piuttosto che con tante altre congetture

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