Home > consapevolezza > Eremo, elefanti, gazzelle e nuova stagione

Ho incontrato un’elefante, ma si mostrava come gazzella, sono rimasto traumatizzato.
Conosco l’elefante e la gazzella in me e quindi non protesto.
L’incontro mi induce ad una riflessione su questa nuova stagione di lavoro che si apre, con le persone che torneranno per gli individuali o per i gruppi.
Sono 17 anni che si ripete questo ricominciare e, ad ogni autunno, non siamo mai pronti.
Non siamo adeguati, da un lato e, dall’altro è come se patissimo questo esporci di nuovo.
Chi non vive i nostri ritmi difficilmente può comprendere la nostra fragilità, che cosa significhi essere immersi nel ritmo della natura, nelle giornate sempre uguali, nello stare quasi sempre qui e non avere rapporti sociali che non siano quelli determinati dall’attività del sentiero.
Chi ha visto il film “Il grande silenzio” sa che sono passati dieci anni tra quando il regista ha proposto il film e quando è stato girato: di tutto quel tempo ha avuto bisogno quell’organismo per poter poi offrire alla presenza di estranei quel percorso così intimo e quotidiano che i suoi membri conducono..
Non è diverso qui. Quando le persone vengono spesso questo lo dimenticano: dovrebbero considerare questo luogo come un ecosistema fragilissimo dove ogni pensiero, ogni emozione, ogni azione lasciano traccia, scuotono un equilibrio, producono la necessità di una difesa e di un raggiustamento, di un nuovo equilibrio.
Nel mondo si è così abituati a vivere sulla corda delle emozioni e dei pensieri e delle azioni poco consapevoli che questo sembra normale: ma non è normale, è inutile e doloroso.
L’impatto tra il mondo e una vita come quella che conduciamo qui, un sentire come quello che viene coltivato, non è un fatto indolore, sempre lascia un segno.
Una raccomandazione allora: venite sapendo che coloro che incontrate sono fragilissimi e, sulla base di questa consapevolezza, misurate il vostro passo..

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  • Autore: eremo Categorie: consapevolezza Condividi


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