Canti del Sentiero: testi Cerchio Firenze 77, Cerchio Ifior, Sentiero

Grazie alla dedizione e alla professionalità di Marco e di Roberta, abbiamo musicato un certo numero di testi del Cerchio Firenze 77 e del Cerchio Ifior che cantiamo durante gli incontri mensili, gli intensivi e gli appuntamenti specifici dedicati al canto.
Di seguito i file audio già pronti, altri seguiranno.


Io ti conosco, Cf77, Kempis

Ascolta, Cerchio Ifior

Conducimi dove vuoi, il Sentiero

Dove è bene che io sia, il Sentiero

Uno col Padre, CF77, Kempis

Padre nostro

Posso incontrarti, Marco

Padre nostro, Viola, Cerchio Ifior

Ho conosciuto uomini, Moti, Cerchio Ifior

A te che aneli alla verità, Baba, Cerchio Ifior

Invocazione Madre accompagnaci

Mantra: A Te non altro da me

L’uomo come vibrazione

d-30x30L’uomo come vibrazione. Dizionario del

Abbiamo, dunque, visto che la materia, da indifferenziata che era, si differenzia grazie all’incontro con la vibrazione, la quale le fornisce la possibilità di aggregarsi in maniere diverse, interagenti tra loro in maniere differenti, fino a costituire quella molteplicità di forme che ognuno di noi, quando è incarnato sul piano fisico, può osservare intorno a sé. «Ma – potreste chiedervi, figli e fratelli – se la vibrazione cessasse, cosa accadrebbe?». Qualcuno tra voi potrebbe rispondere che tutto si fermerebbe, come se si congelasse improvvisamente e il Grande Disegno diventasse improvvisamente statico. Non è così, miei cari: se la vibrazione si fermasse, la materia tornerebbe a perdere coesione e non vi sarebbe nessuna immagine da poter fermare perché è la vibrazione che tiene unita la forma, è la vibrazione che le conferisce qualità particolari (colore, calore e via dicendo); e non solo, ma è la reazione delle possibilità percettive dell’individuo alle vibrazioni che lo circondano che gli fanno percepire la materia che lo circonda in una certa maniera invece che in un’altra. Immaginate per un attimo di perdere la possibilità di percepire le vibrazioni che, grazie ai vostri strumenti percettivi di tali frequenze, vi offrono la possibilità di vedere le immagini e le caratteristiche che le contraddistinguono. Sareste ciechi e non avrebbe alcun significato, per voi, la variazione di un colore non soltanto tra una sfumatura e l’altra dello stesso colore ma, addirittura, tra un colore e l’altro.
E’ evidente, quindi, che la vostra vita di esseri incarnati ha una insostituibile relazione con la vibrazione nel rapportarvi con la realtà che vi circonda. E fino ad ora abbiamo parlato solamente della vibrazione in relazione a ciò che, comunemente, si intende per materia; ma il discorso, in realtà, è ben più ampio: i vostri sentimenti, le vostre emozioni, i vostri desideri sono anch’essi rapportabili insostituibilmente con la vibrazione, in quanto nascono dalla materia astrale che costituisce il vostro corpo astrale e che è sorretta dalle vibrazioni che, sul piano astrale, hanno fatto sì che quel determinato tipo e quella determinata quantità di materia astrale si collegasse al vostro corpo fisico per accompagnarvi nel corso di quel vostro momento di immersione nella materia fisica. E altrettanto, miei cari, è valido per i vostri pensieri, per i vostri ragionamenti, i quali vengono messi in essere dalle vibrazioni che hanno radunato e messo in movimento la materia che costituisce il vostro corpo mentale.
Una domanda da porsi, secondo me, è la seguente: «se i corpi inferiori (il mentale, l’astrale e il fisico) sono, come appare logico a questo punto dell’insegnamento, una conseguenza vibratoria delle vibrazioni del corpo immediatamente precedente, cioè quello akasico, quello della coscienza, allora questa catena vibratoria che dal corpo akasico arriva a interagire nel mondo fisico grazie ai tre corpi inferiori, è percorribile per entrare in contatto con la propria coscienza e, quindi, con la propria evoluzione?».
E’ evidente, fratelli, che non può che essere così e, se ci pensate bene, cos’altro è il nostro suggerirvi di conoscere voi stessi attraverso l’osservazione, se non l’indicarvi il cammino che da voi stessi, sul piano fisico, può condurvi a riconoscere la vostra comprensione sul piano akasico? Quello che non riuscite bene ad afferrare, e che dà il senso a quest’osservazione che noi così spesso vi proponiamo come via per migliorare voi stessi, è che il cammino tra il corpo fisico e quello akasico non ha una direzione o un percorso che si inoltra sempre lungo gli stessi binari, ma costituisce un ciclo che non si snoda mai esattamente lungo gli stessi argini.
Cercherò di spiegarmi meglio, per quanto possa essere possibile: il fatto stesso di osservare e riconoscere le vostre vibrazioni fisiche, astrali e mentali (perché di questo è fatto l’osservare voi stessi) non lascia immutate queste vibrazioni ma, poco alla volta, le modifica, cosicché, arrivate al vostro corpo akasico, vengono ad essere modificate anche le vibrazioni che lo compongono (procedimento che noi abbiamo definito «comprensione») e che si riflettono in maniera diversa verso i corpi inferiori provocando diverse vibrazioni astrali e mentali che, arrivate sul piano fisico, indurranno un diverso modo di osservare se stessi (ciò che voi osservate come cambiamenti del vostro carattere e del vostro modo di interagire con la realtà che vi circonda). E’, insomma, come diciamo spesso, un circolo che si autoalimenta in maniera sempre diversa, il cui risultato è quello di indurre, vita dopo vita, una sempre maggiore strutturazione del vostro corpo akasico e, cioè, una sempre maggiore comprensione dalla quale scaturisce un sempre più ampio sentire.
Voi sapete che in natura esistono cicli che governano la vita stessa del vostro pianeta, sempre collegati tra di loro: dai cicli di rotazione del vostro pianeta intorno al sole nascono i cicli delle stagioni, dai cicli delle stagioni nascono i cicli della riproduzione delle forme di vita, dai cicli della riproduzione delle forme di vita nascono i cicli delle vite individuali e via dicendo, ma esistono anche cicli biologici e cicli fisiologici che permettono l’esistenza stessa della vita e il suo dipanarsi nelle varie forme. Pensateci un attimo, miei cari, e capirete che tutti questi cicli, in realtà, non sono altro che vibrazioni, riconducibili ad altre vibrazioni, interne o esterne, e questa visione potrà aiutarvi a comprenderci quando noi diciamo che tutto è vibrazione, perfino la vita stessa.
Limitando il nostro parlare all’individuo, per cercare di creare una scenografia più comprensibile dell’immenso teatro in cui si svolgono le nostre vite, possiamo affermare che ogni individuo incarnato è costituito da cicli ben precisi (affettivi, emotivi, intellettivi e via dicendo), osservando i quali è possibile arrivare alla sua radice che, apparentemente, risiede in quello che è il suo corpo akasico.
In realtà, figli nostri, comprendere il ciclo che porta, spesso con fatica e dolore, alla comprensione che soltanto un corpo akasico strutturato può fornire, è solo un trampolino per riagganciarsi all’altro grande ciclo che, dalla vibrazione akasica, porterà, inevitabilmente, all’entrare in contatto e a riconoscere la «vibrazione prima», la quale condurrà ognuno di noi e di voi per mano fino alla fusione con gli altri fratelli, in cicli sempre più ampi, fino a giungere alla fusione nel seno di quel Tutto Uno Assoluto che contiene e causa tutte le vibrazioni pur trascendendole. Baba

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume terzo, parte terza, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

Nascita e sviluppo dell’Io

d-30x30Nascita e sviluppo dell’Io. Dizionario del

Per chi si avvicina alle nostre parole spinto dal desiderio di comprendere non solo ciò che diciamo ma, soprattutto, quali sono gli elementi indispensabili per affrontare la propria interiorità allo scopo di migliorare la qualità della propria vita, il concetto di Io risulta essenziale.
Quello che più vi mette in difficoltà nelle nostre parole è il fatto che vi proponiamo in continuazione l’Io nei nostri messaggi ma, contemporaneamente, asseriamo altrettanto spesso che esso non esiste ed è soltanto un’illusione.
Cerchiamo, allora, di capire quello che, a prima vista, può apparire un’assurdità.
Nel corso dell’evoluzione dell’individualità attraverso le varie forme incarnative (minerale, vegetale, animale e umana) essa prende via via coscienza di se stessa, grazie all’incontro con la materia che sta sperimentando nel corso dell’incarnazione.
Il minerale, prima fase dell’evoluzione, non è cosciente di se stesso, ma avverte solo quelle sensazioni che gli provengono dalle condizioni ambientali in cui si trova immerso; esso non interagisce in nessun modo con l’ambiente e può essere considerato in balia degli eventi fisici che accadono intorno a lui.
Una prima differenza – semplice ma, in effetti, di notevole portata – si incontra allorché viene affrontata l’esperienza come vegetale. In questo caso incomincia ad esserci una minima possibilità di interazione con l’ambiente anche se si tratta, più che altro, di una conseguenza quasi automatica di ciò che è intorno al vegetale: in un clima torrido e in un terreno arido il vegetale che cerca di sopravvivere alla siccità prolungherà, per esempio, le proprie radici, andando per tentativi nell’esplorare il terreno alla ricerca di quell’umidità che è per esso l’elemento primario per poter protrarre la sua esistenza. Ciò non avviene, però, consapevolmente: la pianta non «decide» di aver sete, né pianifica la sua ricerca dell’acqua, ma saranno i meccanismi naturali che sono in azione al suo interno a potenziare oltre la norma lo sviluppo delle sue radici. L’unico motivo che la spinge è la sensazione di benessere che, in questa maniera, riesce a procurarsi. Anche in questo caso, fratelli nostri, la pianta è, in realtà, pressoché inconsapevole di se stessa se non a livello di sensazione, e il mondo circostante non costituisce fonte di domande ma solo di stimolazioni.
Quando l’individualità è pronta a cambiare tipo di esperienza avviene il passaggio alla forma animale. Ecco che accade qualche cosa di diverso, in quanto alla percezione fisica si unisce la possibilità di pensiero, con tutti gli elementi che contraddistinguono la facoltà di ragionamento: si fa largo l’idea che esiste un essere (l’animale, in questo caso) che percepisce e pensa, e un mondo che dall’essere è pensato e percepito. Si incomincia, così, a sviluppare il concetto di differenziazione, di separazione tra se stessi e il mondo circostante. Questa differenziazione viene sempre più acquisita a mano a mano che l’individualità fa la sua esperienza in animali sempre più «evoluti» ed è qui, nelle ultime incarnazioni come animale, che può essere situato il formarsi dell’Io nell’interiorità dell’individuo incarnato: l’animale non cercherà più di allontanarsi dal fuoco semplicemente perché il troppo calore provoca una sensazione di dolore, ma lo farà perché «Io ne ho paura e temo che Io potrei essere annientato da quell’elemento di ciò che è non-Io e che si oppone al mio benessere».
Con il raggiungimento della forma umana, sensazione e pensiero sono ben più completi e complessi che nell’animale e la scoperta di poter reagire all’ambiente e non solo, ma anche di poterlo influenzare volutamente con le proprie azioni, porta ad una nuova angolazione nel considerare la realtà fisica che si sta vivendo: l’individuo non si sente più in balia del mondo esterno, crede di capire che può arrivare a dominarlo, e dominarlo significa poter appagare i propri bisogni e i propri desideri. Questo induce il tentativo di modellare la realtà nell’ottica di se stessi (il cosiddetto «egoismo») e del potere che si pensa di poter acquisire primeggiando su ciò che sta attorno.
E’ in questa fase che noi individuiamo la piena percezione di se stessi come esseri contrapposti e separati dal resto della realtà, percezione che rende forte nell’individuo la spinta dell’Io e che lo induce a cercare di espandere la propria influenza in modo tale da poter soddisfare sempre meglio – e in maniera sempre maggiore – quelli che ritiene siano i suoi bisogni.
Naturalmente il discorso è molto più ampio e complesso di come ve l’ho appena tratteggiato, ma quello che mi preme farvi notare è che esso è portatore di enormi conseguenze logiche. Vediamone alcune.
Soddisfare i propri bisogni (o, per lo meno, cercare di farlo) significa arrivare a considerare se stessi il perno intorno al quale ruota tutta la realtà cosicché (e quanto spesso, purtroppo) i bisogni degli altri diventano irrilevanti se non addirittura motivo di lotta per la supremazia.
Vedere il mondo in funzione di se stessi significa tendere a considerare i propri bisogni talmente importanti che tutta la realtà sembra dover confluire verso un unico scopo: il loro appagamento. E, di conseguenza, allorché avviene l’incontro con gli altri individui che, inevitabilmente, contrastano questo egocentrismo con il proprio, ecco nascere le frustrazioni, le reazioni aggressive, il tentativo di prevalere o di prevaricare l’altro.
Considerare se stessi il centro della realtà induce a osservare la realtà stessa in modo quasi totalmente soggettivo perché in essa si tende a far riflettere i propri desideri e le proprie aspettative, arrivando spesso addirittura a negare anche la verità più evidente se questa afferma che le cose stanno in maniera ben diversa da come si vorrebbe che fossero… e potremmo, figli nostri, andare avanti con innumerevoli altri elementi, ma lasciamo al prossimo incontro i passi successivi di quest’argomento.
Ricapitolando brevemente: l’Io nasce, si manifesta e si struttura come proiezione dei propri bisogni nella realtà che l’individuo attraversa, rafforzandosi e divenendo sempre più complesso a mano a mano che si rafforza la sensazione di essere autocosciente che si percepisce distinto dal resto della realtà, anche se in essa si trova ad essere immerso.
Quello che, questa volta, mi interessa sottolineare è che, comunque, l’Io è un meccanismo naturale, la cui nascita è legata indissolubilmente alla presa di coscienza dell’individuo, a tal punto che la sua azione nell’essere umano è inevitabile.
Ma non soltanto: l’azione dell’Io è indispensabile per compiere i passi che porteranno, gradatamente, all’uscita dalla catena reincarnativa, in quanto fornisce gli stimoli (primi fra tutti la sofferenza e l’insoddisfazione) per incanalare l’essere umano lungo le tappe successive della sua evoluzione.
Certamente, l’Io è un’illusione ma, come dicono i Maestri «l’illusione, per chi la vive come se fosse reale, ha la forza e la consistenza della realtà», e mai quanto nel caso dell’Io questo assume importanza e significato, al punto che esso diventa (pur non avendo nessuna reale esistenza) l’essenziale burattinaio che muove i fili delle ombre che animano il teatro nel quale l’individuo compie la sua ricerca della Verità. Baba

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume terzo, parte terza, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

L’incarnazione e la formazione del corpo fisico

d-30x30L’incarnazione e la formazione del corpo fisico. Dizionario del
I termini «goccia», «scintilla», «anima» sono termini usati da più dottrine, da più teorie, e noi li unifichiamo in un solo unico significato, ovvero quando useremo questi termini intenderemo quella parte dell’Assoluto dalla quale discende ognuno di noi, ovvero quella particella della Realtà Assoluta che ha dato luogo al vostro immettervi nel ciclo delle evoluzioni e delle incarnazioni.
Voi direte: cosa c entra tutto questo con la Realtà?
Veramente questo è indispensabile per comprendere la Realtà, perché se prima si è parlato di una Realtà soggettiva è anche il caso adesso di parlare di quella che è la Realtà Assoluta e per comprendere a fondo la Realtà Assoluta, è necessario comprendere tutto il discorso a monte, risalendo, magari, dall’individuo, dalla persona, fino ad arrivare a quel Tutto, quell’Assoluto, che così spesso è stato nominato nel passato, negli incontri, ma che non è mai stato chiarito.
Io quindi ho voluto dare questa piccola definizione e qualcun altro saprà certamente fare di questa definizione qualcosa che io assolutamente non saprei fare, o meglio, saprei anche dirvi qualcosa ma, certamente, vi confonderei ancora di più le idee. Boris

Voglio parlare un attimo di quello che succede allorché avviene quella che voi siete usi definire «incarnazione».
Qual è la trafila che ognuno di voi ha seguito, segue e seguirà per attraversare i piani di esistenza fino ad arrivare al piano fisico?
Per fare questo userò delle immagini, degli esempi, e voglio chiarire, prima di tutto, che quelle immagini, quegli esempi non sono la Realtà, ma sono degli artifici usati per far sì che voi mentalmente possiate costruirvi un idea della Realtà, un idea certamente errata, approssimativa, sbagliata ma che tuttavia contiene il concetto di quello che più mi preme farvi trattenere.
Tutto incomincia dalla Goccia.
Quando si stacca dall’Assoluto, la Goccia incomincia il suo viaggio che la porterà a dare vita ad un nuovo corpo fisico. Per fornirvi un supporto mentale vi suggerirò di immaginare questa Goccia come una palla di neve sulla cima di una montagna innevata. Questa palla di neve incomincia a rotolare lungo il fianco della montagna e via via che rotola sulla neve si ingrossa, si ingrossa e incorpora altri cristalli di neve fino a diventare una valanga e alla fine a fermarsi al piano.
Questo figurativamente, è quello che fa la Goccia allorché, attraverso i piani di esistenza, si dirige verso il piano fisico: essa attraversa i piani spirituali e nell’attraversarli attira a sé della materia di questi piani; attraversa poi il piano akasico e attira a sé materia del piano akasico, poi il piano mentale e attira a sé materia del piano mentale, il piano astrale e attira materia del piano astrale, il piano fisico, finalmente, e attira a sé materia del piano fisico… ed una nuova vita è pronta a nascere.
Ci si potrà chiedere come mai la materia resta attaccata a questa Goccia Divina. Questo accade perché la Goccia Divina in realtà è quello che potrebbe essere definito un centro di attrazione, con delle particolarità molto simili a quello che nel vostro piano fisico viene chiamato magnetismo.
Anzi, fermiamoci un attimo su questo problema; voglio specificare che il magnetismo che voi conoscete è soltanto un effetto e non una causa, tant’è vero che la scienza conosce il magnetismo come effetto, ma non sa, in realtà, perché avviene questo fenomeno al di là di tutti i discorsi ipotetici che gli scienziati si dilettano a fare; questo accade proprio perché la causa prima degli effetti magnetici non appartiene al piano fisico.
Ciò che accade sul piano fisico è soltanto un effetto di quello che proviene, invece, da altri piani di esistenza.
Questa Goccia Divina (immaginatela dunque, per il momento, simile alla calamita, selettiva a seconda della materia che sta attraversando) attira a sé come abbiamo visto, le varie materie dei vari piani.
All’inizio del ciclo, all’inizio dell’evoluzione, la materia che la Goccia Divina attira a sé è uniforme, non è strutturata, si può quasi affermare che avviene una raccolta di materia nei vari piani di tipo casuale anche se vi ricordo di stare attenti con questa parola, perché in realtà, di casuale non vi è mai nulla.
Ma poiché questo è un argomento che porterebbe molto lontano, lasciamolo per altri momenti. Attira dunque a sé materia in modo «caotico».
Voi direte: «Ma com’è che accade che questa materia raccolta in modo caotico alla fine dà vita a qualcosa che caotico non è?». Questo accade, prima di tutto, perché in realtà la Goccia Divina sa già quello che sarà il cammino o ciò che compirà la sua emanazione attraverso i piani, e sa che tutto avverrà in modo pressoché automatico; o meglio: così come accade che il bambino appena nato sia una materia in gran parte informe, non strutturata, materia che poco alla volta assumerà una sua connotazione ben precisa, una sua personalità precisa, attraverso gli scontri tra la sua realtà interna e la sua realtà esterna, così accade che anche gli altri corpi che compongono l’individuo attraverso gli scontri tra la sua realtà interna e la sua realtà esterna, si strutturano.
Accade cioè, a mano a mano che il bambino vive, cresce, desidera, ama, che la materia che compone il suo corpo astrale poco alla volta si affina, rendendolo sempre più capace di desiderare, di sentire, di amare; a mano a mano che il bambino cresce e affina la sua mente, attraverso gli stimoli che l’ambiente gli fa pervenire stimoli che, passando per l’interno, si ripercuotono sul suo corpo mentale facendo sì che il suo corpo mentale gradatamente si strutturi il suo corpo fisico comincia a recepire, comprendere mentalmente sempre di più; cosicché avviene una specie di scambio circolare fra ciò che accade all’esterno e ciò che accade all’interno dell’individuo.
Stiamo parlando però di una sola vita per farvi comprendere quant’è complesso l’esempio e quante parole dovremo spendere per farvi comprendere fino in fondo a quale complesso meccanismo appartenete: dovete cercare di capire che ognuno di voi, per affinare sempre di più i propri corpi e non soltanto quelli transitori, come il mentale, l’astrale ed il fisico, ma in particolar modo quello akasico e quelli spirituali ha bisogno di un certo numero di incarnazioni.

* * *

Avrete notato che il mio parlare si era limitato soltanto al cammino della Goccia che arriva a reincarnarsi in un corpo umano; questo chiaramente ha portato ad una limitazione molto estesa del concetto di cammino della Goccia dal piano spirituale al piano fisico.
In realtà, il discorso va allargato ulteriormente, perché certamente tutti voi più o meno sapete, perché siete tutti chi più chi meno eruditi in materia, che questa famosa Goccia attraverso il suo cammino che la porta alla riunione con il Tutto non arriva soltanto a dare vita ad un corpo umano, ma prima di arrivare a dare vita ad un corpo umano, attraversa altri stadi di evoluzione.
Già, altri stadi di evoluzione, non è certamente una sorpresa se io vi affermo, questa sera, che ognuno di voi prima di essere stato un essere umano, nel corso del suo cammino evolutivo è stato un animale: questo non vuol dire che qualcuno tra voi, attualmente, non possa ancora comportarsi come un animale, naturalmente; e non è una sorpresa neppure se io affermo che prima di essere stato un animale ognuno di voi è stato una pianta, e ancora che prima di essere stato una pianta è stato un minerale; è stato quindi una forma diversa di vita che investe tutto il mondo fisico che voi conoscete.
I più restii ad accettare questa condizione, certamente penseranno che affermare che un minerale possa far parte di un cammino evolutivo è alquanto azzardato, in quanto osservando un minerale si vede chiaramente, all’apparenza almeno, che esso non è una forma di vita perché non possiede nessuno degli attributi che siete soliti dare all’essere vivente. Eppure io vi dico, creature, che non è così, se voi prendete, per esempio, un cristallo e lo immergete in una soluzione soprasatura, vedrete che un po’ alla volta questo cri- stallo acquista altre parti di materia, e come la scienza sa benissimo, non l’acquista casualmente, ma secondo direttive ben precise che lo portano ad una crescita tutto sommato ordinata.
Questo mi sembra, creature, un chiaro indice che in realtà, il cristallo, apparentemente così privo di vita, ha invece un suo cammino evolutivo da percorrere, perché se così non fosse il suo momento di forma e di materia sarebbe completamente disorganizzato e casuale, cosa che invece non è.
È evidente, creature, come a questo punto si debba giungere alla conclusione che ogni cosa del creato ha una sua evoluzione, un suo cammino da percorrere, ed il tutto sia così perfettamente organizzato, curato nei minimi particolari da escludere completamente il fatto che tutto sia affidato alla casualità, al caso, ma anzi questo ordine, questa organizzazione presuppongono implicitamente l’idea di una divinità anche se ben diversa dall’immagine antropomorfa che ognuno di voi può possedere che regoli e comprenda in sé tutto l’universo. Scifo

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Considerato che l’argomento di codesta serata è alquanto inconsueto ed ostico per le vostre menti, inizierei con qualcosa di semplice ed alla portata quindi, della vostra comprensione.
Inizierei, per questi motivi, cercando di spiegarvi come l’essere nasce, incomincia a poco a poco a prendere contatto con gli altri suoi veicoli e a costruire, in questo modo e di conseguenza, la propria personalità.
Innanzi tutto l’entità che è chiamata a prendere posto in quel determinato corpo, comincia a prendere i suoi propri e veri contatti dopo il parto, immediatamente dopo la nascita vera e propria; questi primi contatti sono relativi al piano immediatamente successivo a quello fisico che, come tutti voi ricorderete, è il corpo astrale.
Questi primi contatti vanno, via via che il corpo fisico segue la sua inevitabile crescita fisica, ampliandosi fino a divenire completi, stabili; per compiere questo cammino, per arrivare alla perfezione, sono necessari più o meno sette anni del vostro tempo, sette anni del piano fisico; questo, affinché quella persona abbia il suo corpo astrale ben strutturato e ben allacciati i contatti con il relativo veicolo fisico.
Più o meno contemporaneamente l’individuo che userà, per la nuova incarnazione, quel determinato corpo, comincia anche a formare i primi contatti con il proprio veicolo mentale; però per arrivare alla completezza, per arrivare alla perfezione dei contatti con il proprio corpo mentale dovranno passare più anni, anni che vengono genericamente indicati in 14.
A questo punto voi potreste affermare con tutta tranquillità, che la personalità dell’individuo è strutturata, formata verso i quattordici anni.
Ciò è errato, prima di tutto perché, per il momento, non abbiamo ancora fatto menzione dell’eventuale allacciamento con il corpo akasico (non dimenticatevene l’importanza) e poi perché dovete tenere sempre ben presente una cosa: questi limiti di tempo che noi abbiamo dato (in questo caso abbiamo parlato di sette e quattordici anni) sono indicativi e non validi, genericamente, per tutti gli individui. La differenza dipende soprattutto dal grado evolutivo dell’individuo che si incarna.
Ci si potrebbe fermare sulle cose che ho appena detto, cercando di vedere in particolare come si manifesta praticamente, nel comportamento di quello stesso essere, l’allacciamento in questione, qual è lo sviluppo e come lo si vede praticamente; questo sarebbe un discorso molto interessante però è molto complesso e porterebbe via troppo tempo. Vorrei ricordarvi ancora, prima di allontanarmi, che la personalità vera e propria, così come è stata definita dal paziente amico Boris, è comprensiva di qualcosa di più, direi anche di quegli impulsi (anche se piccolissimi) che il corpo akasico invia al corpo fisico; questo, per farvi comprendere
come, molto spesso, nei nostri discorsi ci limitiamo per fornirvi una maggiore possibilità di comprensione, dandovi soltanto delle piccole gocce di Verità per volta. Vito

Certamente voi ricorderete un argomento che è stato tanto tempo fa affrontato, e che forse è stato preso da alcuni di voi come una curiosità, un affermazione esotica e nulla di più. Mi riferisco a quando è stato accennato alla presenza sul corpo fisico dell’individuo incarnato di determinati punti vibratori che avevamo definito «nadis».
Io vorrei, questa sera, parlarvi ancora un attimo di questi punti vibratori, perché possono aiutarvi a comprendere quello che è l’individualità, a comprendere il modo in cui l’individualità arriva poi a formarsi una personalità, infine a comprendere come è che avviene lo scambio tra gli impulsi del mondo fisico e gli impulsi provenienti, invece dal piano spirituale.
Tutto il corpo di ogni essere umano è cosparso (per usare un termine impreciso, ma efficace) di tanti piccoli punti vibratori, che posseggono delle vibrazioni particolari, le quali hanno la caratteristica di tenere unito il corpo fisico con il corpo astrale, in particolare, e in parte anche con gli altri corpi che compongono l’insieme dell’individuo.
Questi punti vibratori, però non servono solamente a tenere uniti i corpi, a fare quindi in un certo senso da magnete nei confronti degli altri corpi, ma servono anche a trasmettere vibrazioni che dagli altri corpi provengono.
Si potrebbe quindi affermare che tutto il vostro corpo riceve in ogni punto, in continuazione, piccoli impulsi provenienti dagli altri vostri corpi, sia l’astrale che il mentale e l’akasico e via dicendo.
Tuttavia questi impulsi vanno principalmente a colpire tutto il sistema nervoso dell’individuo, anche perché questi piccolissimi vortici sono disegnati, principalmente lungo la fascia nervosa, i piccoli nervi che fanno parte di ogni piccola porzione di ogni corpo dell’essere umano e, quindi, gli impulsi che ricevono sono molto piccoli, indistinti, e difficilmente separabili l’uno dall’altro.
Questo argomento è servito, anche senza sapere di preciso la teoria, ad un certo dott. Calligaris per individuare determinati punti e questo dottore ha scoperto che stimolando certi punti vibratori che sono appunto dei nadis (come noi li abbiamo definiti) si possono ottenere particolari proprietà da parte dell’individuo e questo accade proprio perché, attraverso questa stimolazione delle vibrazioni dei nadis, si può arrivare per qualche attimo almeno a recepire i sensi degli altri corpi dell’individuo; ma, vi ripeto fratelli, questo è un discorso complicato che affronteremo eventualmente un altra volta.
Ma al di là di tutti questi piccoli nadis, esistono poi delle altre parti vibratorie all’interno del corpo dell’individuo che ricevono invece più direttamente, in massa maggiore le vibrazioni e gli impulsi provenienti dagli altri piani di esistenza, e questi sono quei famosi centri che vengono chiamati chakra e che servono da punto di passaggio dell’energia dagli altri piani di esistenza al piano fisico.
Gli altri corpi dell’individuo aiutano il costituirsi della personalità dell’individuo stesso, inviando impulsi dal loro piano di esistenza, così come l’ambiente e l’esperienza che l’individuo compie all’interno del piano fisico riecheggiano, attraverso i chakra, sugli altri piani, formando una catena di impulsi che, andando avanti e indietro attraverso i ricordi dell’individuo, contribuiscono a creare e strutturare in modo particolare ed individuale, la personalità di ogni essere umano. Andrea

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume terzo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

L’ambiente del piano astrale

d-30x30L’ambiente del piano astrale. Dizionario del

Ho notato che non riuscite a farvi un idea di come sia il piano astrale e anche i vostri sentimenti nei suoi confronti sono un po’ contrastanti: in certi momenti quasi vi verrebbe il desiderio di trapassare per poter vedere com’è fatto, in altri ancora vi sentite spaventati di fronte alla prospettiva di questa cosa così ignota, così differente.
Ora, io cosa posso dirvi che già non sappiate? Posso dirvi che quando mi sono trovato ad essere consapevole, grazie alla mia media evoluzione, all’interno del piano astrale, quando ho aperto quelli che possono essere considerati degli occhi astrali, ho visto qualcosa di indescrivibile a parole: c’era davanti a me un mondo nuovo, meraviglioso, costituito da sensazioni ed emozioni che, per poterle esprimere, identificare a parole, non si può far altro che associarle alle sensazioni e alle emozioni che possono dare le luci e i colori in veloce avvicendamento tra di loro, e questo forse spiega perché sempre a proposito del piano astrale entità che intervengono mettono in evidenza questo aspetto; infatti, la materia del piano astrale ha una sua luminosità particolare che è dovuta al tipo di unità elementare che la compone e che è molto influenzabile dalle vibrazioni che percorrono il piano, in particolare dalle vibrazioni emesse dagli individui che su quel piano si trovano, per qualche motivo, ad operare.
Qualcuno chiedeva se esiste un ambiente: certamente, c è senza dubbio; considerate il vostro ambiente, quello fisico che conoscete per esperienza diretta: è tutto costituito anche da materia astrale e questa materia astrale segue le linee della materia fisica, quindi vi è una specie di riproduzione astrale del vostro piano fisico, un mondo che ripete le linee essenziali. Potremmo quasi dire che là dove vi sono montagne fisiche esistono montagne astrali, dove vi sono fiumi fisici esistono fiumi astrali, e anche dove vi sono persone fisiche esistono i corpi astrali di queste persone fisiche che si muovono in concerto con quello che è il corpo fisico dell’individuo incarnato. Vi è quindi tutta questa materia astrale oggettiva, reale, che esiste, ma vi è anche tutta l’altra materia, quella che ultimamente le vostre care Guide hanno chiamato «materia indifferenziata», quella che non è sottoposta all’influenza diretta di alcun corpo akasico incarnato, e questa materia resta praticamente libera come la vostra aria, la vostra atmosfera sul piano fisico a disposizione di tutte le entità che provano delle emozioni, dei desideri, delle sensazioni, e allorché cade sotto l’influenza di queste vibrazioni astrali dell’individuo ecco che tende ad essere modellata, a configurare ciò che queste vibrazioni esprimono cercando di adattarsi a questa modifica della sua inerzia, della sua indifferenziazione. So che è molto difficile poter comprendere tutto questo, ma spero che fino a questo punto siate riusciti abbastanza a seguire quello che sto cercando con la mia solita fatica di dirvi.
Tutto l’ambiente cosmico è fatto anche di materia astrale (e, ovviamente, anche di materia fisica, mentale, akasica e via di seguito), quindi l’ambiente totale del cosmo fisico è ripetuto nell’ambiente astrale, senza dubbio; esiste un cielo astrale, esistono delle stelle astrali, per chi osserva dall’astrale, e questo forse è difficile da capire voi immaginate difficile la cosa perché la pensate dal piano fisico, ma ricordate che l’abitante del piano astrale, colui che vive sul piano astrale con una certa consapevolezza, si ritrova a vivere in un mondo che per lui è tangibile, è reale, non è fatto di luce o di nulla; se vede una pianta astrale riesce a toccarla, a sentire la sua forma, a vedere il suo colore, a sentire le sue vibrazioni e via dicendo; è completamente reale come per tutti voi è reale la materia fisica. Billy

D. Ma scusa questa pianta astrale ha il suo corrispettivo nel piano fisico, cioè è collegata a una pianta fisica, a un albero sulla Terra?
Ma certamente. Billy
D. Allora è come se fosse un mondo parallelo ma uguale al nostro? Ad esempio, in questo momento nel mondo astrale noi siamo riuniti in cerchio, in una stanza?
Ci sono i vostri corpi astrali che sono presenti sul piano astrale molto vicini tra di loro e comunicano in qualche modo tra di loro attraverso le loro energie. Billy
D. E questa sera, quando ci separeremo e ciascuno sarà nella sua casa, come saranno i nostri corpi astrali?
I vostri corpi astrali non comunicheranno più allo stesso modo, logicamente, perché non vi sarà più la stessa spinta che prima li accomunava. Non fate confusione, vi prego, tra gli abitanti consapevoli del piano astrale e, invece, i corpi astrali di chi è incarnato; son due cose diverse. Billy
D. Quindi chi è incarnato è inconsapevole del suo doppio astrale?

Mi sembra che, per esperienza diretta, dovresti saperlo senz’altro se sei consapevole o no! Billy
D. Proseguendo il discorso, quando uno è addormentato io ho cercato molte volte di riflettere su queste esperienze che uno ha nel sogno ma, secondo me, sono sempre solo esperienze chiuse dentro noi stessi, cioè esperienze delle proprie proiezioni.
Questo è un campo molto difficile da poter dare una linea generale, perché dipende molto da caso a caso, da persona a persona, da evoluzione a evoluzione.
Vi può essere effettivamente la persona talmente evoluta e non sono poi così tante come voi sentite comunemente dire in giro che ha la capacità di essere consapevole anche sul piano astrale, quindi può abbandonare relativamente «abbandonare» naturalmente il corpo fisico e trovarsi a percorrere qualche zona del piano astrale, però, ripeto, non è una cosa molto frequente.
D’altra parte, tenete presente una cosa: il vostro principale interesse come individui incarnati deve essere e non può che essere quello di esperire sul piano fisico e, quindi, poter esperire su un altro piano di esistenza consapevolmente non può essere altro che un eccezione soltanto, un accadimento che avviene per qualche motivo particolare, per qualche insegnamento particolare.
Non può essere la regola, altrimenti sarebbe molto probabile che tutti voi se voi riusciste ad andare consapevolmente sul piano astrale finireste col cercare di abbandonare il più possibile il piano fisico, i vostri dolori, i vostri affanni, i vostri problemi e fuggire in quel presunto giardino dell’Eden ideale, che vi sembra, a volte, possa essere il piano astrale. E anche qua, in questa concezione che voi avete del piano astrale, sbagliate molto, veramente molto: il piano astrale certamente può essere fonte di appagamento di desideri, ma il desiderio è la conseguenza di qualcosa di non compreso, no?
Quindi non sono poi moltissimi i bei desideri da poter realizzare sul piano astrale; non soltanto, ma anche quando sono, per il vostro Io, bellissimi e appaganti, molte volte nascondono delle emozioni e delle sensazioni che non sono poi proprio edificanti, vero?
Voi sapete che il vostro egoismo vi fa desiderare, magari, una cosa bella perché desiderate, con questa cosa bella, mettervi in mostra o apparire migliori di altri, non per la cosa bella in se stessa. Ora, voi dovete ricordare che la materia astrale, oltre ad avere questa capacità di modellarsi sotto la spinta della persona, ha anche la capacità di rendere più pulito e più amplificato il desiderio e le emozioni delle persone, quindi ognuno di voi sentirà allorché si troverà ad essere consapevole sul piano astrale in modo molto più forte le proprie emozioni e i propri sentimenti che sul piano fisico, quindi una sofferenza sarà una
«vera» sofferenza, non vi sarà più il corpo fisico a mediare questa sofferenza; sarà una sofferenza molto più acuta, molto più dolorosa.
Il vostro cadere in balia delle emozioni, sul piano astrale, sia positivamente che negativamente, dipende da come siete interiormente: cadete in ciò che siete, è questo il punto, senza più la mediazione del corpo fisico che ha le sue soglie di accettazione della vostra realtà e quindi, quando proprio non riesce più ad accettare l emozione troppo forte, ad esempio, tende a stordirvi in certi casi addirittura fa svenire, l’emozione troppo forte, no?
Sul piano astrale questo non è possibile: l’emozione vi arriverà con tutta la sua intensità e questo perché chi è consapevole sul piano astrale lo è il più delle volte perché ha ormai abbandonato il piano fisico e sta tirando le somme della vita che ha appena compiuta e, quindi, è necessario che le sue esperienze, le sue sensazioni e le sue emozioni siano il più pulite possibile per poterle comprendere meglio, per poterle osservare meglio.
Tutte le cose sono ambivalenti: così come il piano fisico riserva grandi gioie e grandi sofferenze altrettanto si può dire per ciò che vi riserva il piano astrale.
Spesso, nel corso delle vostre vite, avete dei desideri e delle emozioni e costruite dei castelli in aria con la vostra mente.
Sul piano fisico questi castelli in aria il più delle volte non si traducono in realtà, ma restano soltanto dei sogni e delle illusioni; invece sul piano astrale, allorché i sensi astrali sono attivati, la materia tende a dare una forma al desiderio che si vorrebbe appagare.
L’individuo che desidera sul piano fisico ha un suo corpo astrale che emette vibrazioni sul piano astrale; così ogni desiderio, in qualche modo, passando attraverso il corpo astrale, vibra nella materia astrale indifferenziata e tende a modificarne la forma.
Può accadere, ad esempio che individui che sono morti improvvisamente e che erano molto attaccati alla vita si ritrovino a non accorgersi di essere morti e questo perché il loro desiderio di continuare a vivere era talmente forte che, appena passati sul piano astrale, la materia aveva già costruito il mondo intorno a loro allo stesso modo identico di come loro desideravano che fosse e, quindi, continuano che so ad alzarsi, ad andare a lavorare, a uscire con la fidanzata e via dicendo, fino a quando qualcosa non riuscirà a smuoverli da quella cristallizzazione. Billy


Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume terzo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

Percezione soggettiva del reale e solitudine

Uno dei concetti più difficili da comprendere intellettualmente da parte di colui che segue i nostri insegnamenti è il concetto della soggettività del percepire, che ha – come conseguenza logica – l’illusorietà della realtà nella quale quell’individuo vive.
Infatti un ragionamento susseguente a questa enunciazione del concetto che quell’individuo potrebbe fare, è il ritenere d’essere completamente solo: completamente staccato e diverso dagli altri individui; non solo, ma addirittura potrebbe apparire che gli altri individui non esistano contemporaneamente a lui; egli riceve degli altri una immagine tutta particolare, soggettivizzata naturalmente, e non avrà mai la certezza che quanto egli percepisce possa essere la realtà.
Questo abbiamo cercato di insegnarvi, in quanto questo corrisponde al vero: la realtà non è quella che voi percepite, ma i vostri bisogni egoistici vi spingono a percepire questa realtà nel modo a voi più «conveniente» in quel momento evolutivo.

continua..Percezione soggettiva del reale e solitudine