Le pagine più rilevanti del Cerchio Ifior

Di seguito elenchiamo alcune tra le pagine più rilevanti contenute nel Dizionario del Cerchio Ifior:
queste pagine, da sole, possono introdurci nel cuore dell’insegnamento e conferirci una visione d’insieme di esso, aiutandoci nella edificazione di un nuovo paradigma della nostra realtà interiore e di quella del mondo.
Questa pagina è un cantiere aperto: man mano che pubblicheremo tutte le voci del dizionario, aggiungeremo qui nuovi argomenti essenziali per la formazione di ogni persona della via interiore interessata a conoscere, divenire consapevole, comprendere.
Si consiglia la lettura dalla prima voce in basso.

L’ambiente personale interno e l’ambiente sociale esterno

d-30x30Ambiente interno e ambiente esterno. Dizionario del

Ognuno di voi è inserito in un ambiente, ognuno di voi vive la propria esperienza terrena all’interno di un ambiente che possiede varie caratteristiche, varie peculiarità; avete un ambiente fisico, in cui conducete le vostre esperienze quotidiane, lavorative, affettive, e in questo ambiente ricevete tutti gli stimoli più immediati da chi vi è più vicino e vi frequenta con maggiore possibilità di rapporto rispetto agli altri esseri incarnati assieme a voi. Siete poi inseriti in un ambiente sociale, un ambiente con il quale vi trovate spesso anche a vostra insaputa a interagire, a mediare tramite la vostra comprensione tutti quegli stimoli o quelle regole che l’ambiente sociale, attraverso la creazione dei famosi archetipi transitori, vi invia come elementi su cui tendenzialmente modellare quello che è il vostro comportamento, il vostro modo di essere all’interno dell’ambiente sociale in cui vi trovate a fare esperienza.
Vi è poi l’ambiente cosmico, quell’ambiente così vasto che comprende tutta la realtà ed in cui voi, così spesso, non siete consapevoli se non qualche volta osservando il cielo stellato e rendendovi conto di quante cose esistono che voi non conoscete, non potete conoscere, non potete quantificare, razionalizzare, non potete abbracciare nella loro totalità e che, quindi, sfuggono alla vostra possibilità di comprensione; pur tuttavia, questo ambiente macrocosmico di cui fate parte esiste e con esso anche se non vi rendete conto finite con interagire attraverso i piccoli atti, le piccole azioni, i piccoli movimenti che compite nel corso delle vostre varie incarnazioni.
Voi sapete che noi abbiamo dato di «ambiente» una definizione un po’ diversa da quella usata comunemente nel vostro linguaggio, definendo «ambiente» qualcosa che comprende anche tutto lo spazio raggiungibile dai vostri pensieri, dalle vostre emozioni, e non soltanto dal vostro corpo fisico. In questo insieme di piccoli e grandi ambienti in cui vi trovate a vivere, ognuno di voi è inserito e si trova, a un certo punto, a dover fare i conti con tutti quegli elementi che la sovrapposizione di questi ambienti gli fornisce.
Ed è qui, creature, che incominciano i problemi! Moti

Io direi che il problema principale è quello che l’individuo si deve porre, e a cui deve dare risposta, e cioè: «è l’ambiente che influisce su di me o sono io che influisco sull’ambiente?».
Qualcuno di voi ha parlato dell’ambiente del Cerchio, sottolineando che chi partecipa a questi incontri si trova in un ambiente che lo trasforma, modifica il suo modo di rapportarsi con la realtà, il suo modo di ragionare, di pensare; ma siamo davvero sicuri, creature, che sia così? Io vi dico e sono certo di non sbagliare che qualsiasi ambiente agisca su di voi, esso può agire su di voi soltanto per ciò che voi gli permettete di agire.
Se ci pensate bene, a questo punto la prospettiva è un po’ diversa da quella a cui siete abituati; quanto detto significa, infatti, che tutti gli ambienti in cui vi trovate a vivere hanno un importanza relativa, relativa a voi stessi, a come voi interpretate questi ambienti; non sono gli ambienti che influenzano il vostro modo di essere, ma siete voi che approfittate di ciò che l’ambiente vi offre come possibilità per esprimere voi stessi; quindi, alla fin fine, forse è più esatto e preciso dire che siete voi ad influire sull’ambiente che l’ambiente su di voi, pur apparendo esattamente il contrario a tutti voi.
Ma perché quest’idea non vi solletica? Perché vi sembra così difficile da accettare questa concezione? Perché, vedete, creature, nel momento in cui vi rendete conto che siete voi a influire sull’ambiente e non l’ambiente su di voi, non potete più far le vittime, non potete più scaricare le responsabilità sugli altri, sulla società, sul governo, sulla polizia, sulle leggi, e via e via e via; e siete costretti a puntare gli occhi su voi stessi e comprendere perché il vostro comportamento è tale da influire in maniera negativa sull’ambiente nel quale siete inseriti.
Pensate ai rapporti affettivi che avete.
Anche un rapporto affettivo finisce per costituire «un ambiente» tra due persone, un ambiente in cui l’affettività, il rapporto si fonde, comunica tra le persone e permette di creare qualche cosa una sommatoria, come qualcuno diceva che è diverso, come risultato, dalla semplice somma delle due affettività; ma è questo ambiente affettivo che modifica il comportamento delle persone incluse in questo ambiente o sono le persone incluse in questo ambiente che modificano
l’ambiente affettivo?
State attenti, perché capire a fondo questo, veramente, può cambiare il vostro modo di concepire la vostra realtà, la vostra esistenza, il vostro modo di vivere la vita. E la risposta, in questo caso, è che in realtà siete voi che influite sull’ambiente affettivo, non è l’ambiente affettivo che influisce su di voi. Se l’ambiente affettivo non vi soddisfa è perché «voi» non siete soddisfatti dell’ambiente affettivo; se l’ambiente affettivo vi spinge a cercare (che so io?) altre avventure o altri rapporti, è perché «voi» non riuscite a creare in quell’ambiente affettivo ciò di cui avreste bisogno. La responsabilità, quindi, per ritornare a ciò che molto spesso dicevamo in passato, non è dell’altra persona, o delle altre persone, o dell’ambiente, ma la responsabilità è di voi stessi; e questo ricordatevelo sempre, creature, perché ognuno di voi può guardarsi allo specchio e con sicurezza affermare, senza aver timore di sbagliare: «tu sei responsabile, non il resto della realtà». Scifo

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume terzo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

L’essere pronti, la meditazione, l’errore e il giusto relativo

Se il coniglio si fermasse a chiedersi perché l’aquila
che sta volteggiando sopra di lui lo spaventa,
la sua vita sarebbe lunga come un 
battito d’ali.
Se l’uomo si fermasse a chiedersi perché sta piangendo o sta ridendo,
fermerebbe le sue lacrime o interromperebbe la propria risata
e avrebbe perso l’occasione per ridere o piangere fino in fondo.
La struttura dell’esistenza dà al coniglio la paura per arrivare
a non essere più un coniglio
e all’uomo il pianto o il riso per arrivare 
alla fine
del suo essere uomo.

continua..

Meditazioni quotidiane 5.1

 

 


Fai per l’altro senza aspettarti nulla in cambio;
non dare per ricevere;
sia il tuo interesse per l’altro qualcosa
che da solo basta per la tua felicità;
se davvero lo ami, sii vicino all’altro
qualunque cosa 
pensi o faccia,
perché il vero amore non ha bisogno
di essere corrisposto e,
quando tu ti aspetti di ricevere qualcosa,
allora stai attento a quello che
pensi,
perché già lì potresti trovarti in faccia
al tuo egoismo mascherato d’amore.
Scifo


 

 


La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando riuscirai a tendere un filo continuo
che collegherà la tua coscienza e la tua vita.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando non subirai quello che stai vivendo
ma quello che stai vivendo ti servirà come stimolo
per cercare di comprendere quello che veramente vuoi.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando riuscirai a trasformare la sofferenza
in una fonte di comprensione e, quindi, di felicità.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando proverai rispetto anche verso chi
non sa rispettarti.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando saprai essere giusto giudice di te stesso
e saprai non condannarti senza
remissione.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando ciò che è del mondo sarà per te
un mezzo e non un fine.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando dirai di amare qualcuno
e non saranno le tue stesse azioni
a
dimostrare il contrario.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando, accorgendoti di essere egoista,
non fingerai davanti a te e al mondo
di essere l’uomo più altruista della Terra.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
non quando piangerai la morte
di un lontano sconosciuto
ma quando ti renderai conto dell’insensibilità
che hai regalato 
a chi ti era più vicino
e cercherai di non commettere più lo stesso errore.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando farai parte della società del mondo
ma seguirai non le sue regole
bensì quelle della tua coscienza.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando non ci sarà più bisogno
delle parole di una fonte esterna a te
per comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è.
La tua vita avrà un senso, figlio mio,
quando non avrai più bisogno di un Dio
per dare credibilità e senso alla tua vita.
Moti


 

 


Figlio mio, io ho ascoltato, come sempre faccio
– e di questo sii certo – le tue parole.
Non vi è dubbio alcuno che se qualcuno
deve essere identificato come l’unico,
il vero responsabile di ciò che esiste
non possa essere che io,
in quanto tutto ciò che esiste mi appartiene
e in tutto ciò che esiste io mi riconosco,
replica in grande di quella piccola immagine che tu sei.
Io sono il quadro e il pittore,
sono il pennello e la vernice che si deposita sul quadro,
sono colui che dà gioia ma dà anche sofferenza,
sono colui che ti mostra la via per allontanarti da te stesso
ma che contemporaneamente ti indica la strada maestra
per arrivare da me,
sono colui che porta in una mano il petalo
di un fiore
e nell’altra il seme di un dolore,
sono colui insomma che tutto crea e tutto rende così com’è
e non è possibile che, in quanto tale, io non comprenda
i tuoi problemi, non comprenda le tue parole, le tue
domande,
le tue richieste.
Ciò che non vorrei, figlio mio,
è che tu interiormente non capissi ciò che i miei figli ti dicono
e che dalle loro parole ricavassi l’errata impressione
che tutto ciò che stai vivendo non potesse essere 
a te attribuito.
Se così fosse, l’intero Disegno non avrebbe alcun senso
e resterebbe semplicemente un’immagine statica e ferma,
soddisfatta in se stessa e senza alcuna reale necessità.
E’ vero, senza ombra di dubbio, che ogni pennellata
che io ho dato deve essere per forza di cose là dove io l’ho posta,
è vero senza ombra di dubbio che ogni piccolo filo del quadro
deve essere sovrapposto ad ogni altro in quel particolare modo
altrimenti il quadro perderebbe significato,
ma in questo apparentemente rigido schema vi è qualcosa
che tu non hai ancora compreso bene:
quel qualcosa che ti rende libero pur essendo prigioniero
delle mille catene dei fili che io ho
creato.
E allorché, figlio mio,
tu ti renderai conto che il personaggio che è nel quadro,
che in questo momento rappresenti, non sei tu;
allorché ti renderai conto che chi ti sta accanto è un altro personaggio,
ma non è detto che egli stia 
veramente soffrendo;
allorché ti renderai conto che soltanto uscendo dal quadro
per rientrarvi in un altro modo, diverso e migliore,
tu crescerai;
fino a quel momento, figlio mio,
tu ti sentirai costretto, condizionato, impotente, adirato,
ma da quel momento in poi capirai veramente la grandezza
del Disegno e ti inserirai in esso senza più alcun tormento
poiché anche tu scoprirai di essere non soltanto un creato
ma anche un creatore.
La pace sia con te, figlio mio, al più presto possibile.
Moti


 

 


Figlio mio, tu sarai in armonia con gli altri
quando veramente riuscirai a comprendere
che gli altri non sono altri che te stesso;
quando finalmente al tuo interno riuscirai a sentire
che il problema, l’errore, la tristezza, la gioia di colui
che ti sta accanto non esiste soltanto per quella persona
ma esiste lì, in quell’attimo della tua vita,
perché è anche a te che deve servire;
e quel dolore e quella tristezza, quella gioia,
quella confusione e quel tormento hanno il duplice scopo
di costruire un ponte tra di voi affinché l’esperienza di uno
possa essere frutto di esperienza anche per l’altro.


 

 


Tu avrai raggiunto, toccato, l’armonia
allorché anche quelli che percepisci come «difetti»
da parte degli altri saranno da te accettati,
rendendoti conto che gli altri, a loro volta,
hanno il gravoso compito di accettare quelli
che sono i «tuoi» difetti;
e che se uno dei due non incomincia a muovere il primo passo
per essere più magnanimo verso l’altro, ben difficilmente
si arriverà a trovare quel punto di equilibrio
che noi abbiamo definito «armonia»,
che non è fatto di staticità, non è fatto di restare fermi
sulle proprie posizioni,
ma è fatto di comprendere i bisogni degli altri
senza tacere dei propri,
è fatto di cercare di soddisfare le proprie esigenze evolutive
tenendo conto però che anche quelle degli altri
hanno le loro precedenze, le loro priorità.
Non si tratta, quindi, figli nostri, di uniformarvi agli altri,
ma di diventare complementari agli altri,
in modo tale che ogni vostro legame con coloro che vi circondano
diventi un fattore di armonia all’interno del Grande Disegno che,
in se stesso, per il fatto stesso che appartiene a ciò che è
e che, quindi, è in perfetta armonia e in equilibrio con se stesso,
non può essere definito altro che la grande prima armonia
dell’intero esistente.
Moti


 

 


Figlio mio, figlio mio amatissimo che così spesso ti senti triste,
deluso, abbandonato, tradito, tormentato, vilipeso, torturato,
rattristato,
io ti guardo, ti osservo e mi
chiedo se forse non sono stato crudele con te
nell’inserirti in questa vita che sembra
farti così tanto soffrire;
poi, guardo ogni tua sofferenza, ogni tuo momento drammatico
e osservo che veramente ogni attimo che tu vivi è per te una fonte
di grande ricompensa, perché ogni attimo di sofferenza, di dolore,
di tristezza, di dramma che tu attraversi ti regala una briciola
di comprensione con la quale lentamente, un po’ alla volta
ma con 
sicurezza, tu ti incammini lungo la strada che ti porta
sempre più vicino a me,
figlio mio;
ed io, io sono sempre lì in fondo che ti tendo le mie mani
– a te come a qualsiasi altro tuo fratello –
e non aspetto altro che il momento in cui tu potrai afferrarle.
Cosa posso fare per te che già non abbia fatto dandoti tutto ciò che hai:
dalla gioia più intensa al dolore più triste?
Posso soltanto continuare a inviarti, attimo dopo attimo,
le mie vibrazioni d’amore;
e so che tu, anche se non sembra, riesci a percepirle
e sono proprio esse che ti danno la forza di continuare,
anche nei momenti più bui della tua vita.
E allora, figlio mio, alza lo sguardo non verso di me
ma verso quella vibrazione, quel movimento sconosciuto
che senti dentro la tua coscienza e che a me ti richiama;
cercalo, catturalo, fallo tuo, stringilo tra le dita
e vedrai che un po’ alla volta la vita stessa cambierà
la sua qualità e tu con essa.
La pace, figlio mio, sia con te. Ti amo.
Anonimo


 

 


Chi vuole troppo e subito senza saper gioire del poco nel tempo
è come l’avaro che accumula ricchezze di cui, poi, non saprà che fare.
Chi presume di aver compreso tutto mentre il Tutto si dipana
non ha quanto meno compreso che il tutto che ha osservato
è solo una porzione infinitesima della Verità
e che se non ha compreso l’Umiltà difficilmente comprenderà l’Amore.
Chi non ferma il suo procedere per tendere la mano
a chi non ha il suo passo è come se lasciasse indietro una parte di se stesso
e chi è diviso interiormente, per quanto velocemente corra,
non riuscirà mai a lasciare indietro le 
sue cose irrisolte.
Chi giudica la capacità di comprensione degli altri
dimostra di aver compreso ben poco se non si dimostra in grado di mettere
la sua comprensione a disposizione di chi può non aver compreso.
Chi ha fretta di comprendere nuoce alla sua possibilità di comprensione
perché il comprendere non è una questione di lotta contro il tempo,
bensì di raggiungimento di quell’unico, preciso momento
in cui si è in grado di comprendere.
E niente e nessuno lo può far arrivare prima che il tempo giusto sia maturo.
Scifo


 

 


Se il coniglio si fermasse a chiedersi perché l’aquila
che sta volteggiando sopra di lui lo spaventa,
la sua vita sarebbe lunga come un 
battito d’ali.
Se l’uomo si fermasse a chiedersi perché sta piangendo o sta ridendo,
fermerebbe le sue lacrime o interromperebbe la propria risata
e avrebbe perso l’occasione per ridere o piangere fino in fondo.
La struttura dell’esistenza dà al coniglio la paura per arrivare
a non essere più un coniglio
e all’uomo il pianto o il riso per arrivare 
alla fine
del suo essere uomo.
Per questo motivo, coniglio, devi vivere la tua paura.
Per questo motivo, uomo, devi ridere o piangere.
Rodolfo


 

 


Figlio mio, io ti ho collocato nel Disegno
affinché tu seguissi le linee che io ho tracciato per te;
queste linee ti possono apparire delle catene
che non si possono spezzare,
possono apparire come dei binari che costringono il tuo modo
di essere su percorsi che, magari, tu non percorreresti così volentieri,
eppure, nel creare questo Grande Disegno, in esso
io ho messo tutto
ciò che tu sei:
ho messo la tua passione, le tue paure, i tuoi momenti di generosità,
i tuoi attimi di tensione, le tue incertezze, i tuoi dubbi, i tuoi perché,
il tuo sentirti solo, il tuo sentirti portato ad aiutare gli altri,
il tuo desiderare amore, il tuo desiderare di ricevere amore.
Ti auguro, figlio, di riuscire veramente a sentire tuo il Disegno
che ho creato per te.
Moti


 

 


La mia Verità appartiene a tutti coloro che la sanno riconoscere ma,
nel fluire del tempo, appartiene a tutti coloro che da me sono sgorgati.
Che padre sarei se ciò che ho e che so lo nascondessi per condividerlo
soltanto con
i figli che più mi si sono avvicinati?
Ogni volta che il primo raggio di sole sorge
nel più recondito angolo del mondo una creatura
viene iniziata della più grande iniziazione,
quella che le schiude la porta che conduce verso di me.
Ogni volta che l’ultimo raggio di sole del giorno si spegne
oltre il frastagliato orizzonte tutto ciò che sparisce sembra divenire occulto
per chi non sa che la legge naturale compie un ciclico cammino
e che ciò che oggi appare occulto domani rivivrà con rinnovato splendore.
La mia magia non ha sosta e ogni essere mi aiuta ad operarla vivendo,
procreando, operando, sperando, amando perché non vi
è nulla
che non sia magico in ciò che io ho
creato.
Porgi al tuo fratello tutta la Verità che conosci,
perché essa non ti appartiene ma esiste per essere condivisa,
dona al tuo fratello una piccola, incommensurabile magia:
il tuo sorriso.
Anonimo


 

 


Figlio mio, se io ti ho dato la possibilità di osservare la realtà
che ti circonda e tessere su di lei una parte di te stesso,
rendendola il più comprensibile possibile al tuo modo di essere,
questo è stato fatto affinché tu, un po’ alla 
volta,
arrivassi a renderti conto che la realtà che ti circonda
non è a te estranea, ma è una parte di te.
Certamente, con la mente tu potresti arrivare a filosofeggiare
e tradurre il tuo filosofeggiare in un atteggiamento che, apparentemente,
diventa indifferenza nei confronti della vita, della realtà
e di ciò che accade agli altri.
Ma, figlio mio, figlia mia, figli miei, non vi dimenticate
che non è la vostra mente, non sono i concetti della filosofia
che attraversano le vostre teste quello che guida la vostra esistenza;
ciò che guida la vostra esistenza è ciò che è nella vostra coscienza,
e ciò che è nella vostra coscienza va al di là dei concetti filosofici;
quindi non accadrà mai che voi vediate un vostro fratello che sta piangendo
e che quel pianto, malgrado qualunque filosofia possa essere arrivata
alle vostre orecchie,
alle vostre menti, malgrado essa, che voi non piangiate
o non reagiate alla sofferenza di chi vi sta accanto.
Ricordate che anche l’apparente disinteresse alla fin fine è una reazione e se,
in un momento di tristezza, per una creatura che vi
sta a fianco
voi dimostrate indifferenza, essa
 rivelerà alla vostra coscienza,
al vostro sentire, cosa non avete ancora compreso,
fornendole dei frutti tali per cui, alla successiva occasione,
quando voi vi troverete accanto un fratello che soffre
non sarete più capaci di non interagire e condividere con lui,
cercando di alleviare una parte della sua sofferenza.
Se così non fosse, nulla di quanto io ho creato avrebbe un senso
e in me non esiste nulla che non abbia il senso più vero
e pieno che possa esistere.
Moti


 

 


Cerca di fare, figlio,
ciò che così difficilmente fai:
cerca di osservare i tuoi momenti di felicità transitoria
e di farli diventare preziosi,
cerca di capitalizzarli dentro di te e di farli diventare
dei semi 
dai quali farne sbocciare molti altri,
cerca di non dimenticarti di questi semi
che in gran quantità l’esistenza invece ti regala,
cerca di tenerli dentro di te
e di far sì che essi si uniscano, alla fine,
in un concerto meraviglioso
che soltanto tu, con la tua sensibilità,
ma più che altro con la tua comprensione,
puoi veramente riuscire a dirigere.
Moti


 

 


Quand’è che avrete compreso la vita,
quand’è che avrete compreso l’Amore?
Sarà quando sarete accanto a chi piange
e riuscirete a sorridere.
Sarà quando sarete accanto a chi è illogico
e gli darete logicità.
Sarà quando sarete accanto a chi sta soffrendo
e gli darete disponibilità.
Sarà quando sarete accanto a chi vi rifiuta
e vi mostrerete pronti a donare.
Sarà quando gli altri vi toglieranno
e voi lascerete che tolgano,
e tutto questo non per far sì che gli altri
siano come voi pensate che essi debbano essere,
ma per diventare per essi quella parte di realtà
che è lì per dimostrare loro
come il contrario di ciò che essi sono esiste
e potrebbe anche essere 
la soluzione giusta per loro.
In quel momento, senza altri secondi fini,
voi avrete compreso la vita e avrete compreso I’Amore.
Anonimo


 

 


Tu avrai capito la vita non quando farai il tuo dovere
in mezzo agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine .
Non quando, pur raggiunta la notorietà,
potrai avere una condotta esemplare agli occhi degli uomini
ma quando l’avrai e nessuno lo saprà, neppure tu stesso.
Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti,
ma quando lo farai e non ti interesserà avere gratitudine,
né conoscere l’esito del tuo operato.
Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente,
ma quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve,
neppure a te stesso.
Non quando tu ti sentirai responsabile
di tutto ciò che fanno i tuoi simili,
ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità
pur sapendo d’essere l’unico uomo al mondo.
Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri
hanno gli stessi tuoi diritti,
ma quando tratterai l’essere più umile della terra
come se fosse colui che ha nelle sue mani le tue sorti.
Non quando tu amerai i tuoi simili,
ma quando tu stesso sarai i tuoi simili e l’amore.
Kempis


 

 


Vieni con la luce e ti sarà data la chiave che farà conoscere a te,
anziano, l’anziano degli anziani, l’anziano dei giorni,
l’inconoscibile.

Se giusta è la tua vittoria,
piano sarà il tuo sentiero
ed i divini attributi forza saranno in te.

Tale è la legge dal principio alla fine.
Di poi il grande riposo,
riposo che si estende a tutto il creato,
il riposo del Redentore.
Kempis

 

Come avviene una comprensione, un ampliamento del sentire

Supponiamo che uno tra voi, leggendo i giornali, guardando la televisione, parlando con gli altri, scontrandosi e incontrandosi con le altre persone, sappia che esiste, che so io, l’invidia. Il sapere che esiste l’invidia può essere un fatto che non tocca minimamente l’individuo o meglio, lo tocca soltanto a livello di conoscenza: l’individuo in questione sa, conosce, che tra gli esseri umani esiste l’invidia. Ecco, questa è la conoscenza, tanto che l’individuo potrebbe affermare secondo quella successione che prima ho presentato «io conosco l’esistenza dell’invidia».
Però col passare delle esperienze, dei giorni, del tempo, ecco che l’individuo ad un certo punto s’accorge che questa invidia, che sapeva esistere negli altri, esiste in realtà anche in lui stesso, in quanto in certe occasioni si sente invidioso; e s’accorge che questa invidia gli procura un problema di qualche tipo.

continua..

Conoscenza, consapevolezza, comprensione nel ciclo delle vite

d-30x30Conoscenza, consapevolezza, comprensione nel ciclo delle vite. Dizionario del

Formato A4 per la stampa, 9 pagine.

Riparliamo per rendere più chiaro il discorso di coscienza e di consapevolezza visto che questo tema ha creato non indifferenti problemi nell’animo di alcuni di voi, e cerchiamo di fare brevemente un riassunto di quanto è stato affermato precedentemente.
Abbiamo detto che la coscienza è identificabile con il sentire.
La coscienza è identificabile dunque con il corpo akasico completamente strutturato. La consapevolezza è invece qualcosa di molto, molto diverso. Infatti la consapevolezza è la conoscenza di determinate verità indipendentemente dal fatto che queste verità vengano poi dall’individuo che ha quella consapevolezza accettate o meno.
Ma vi faccio un esempio: noi siano venuti qua per anni e anni a parlarvi di piano mentale e di piano astrale, ed ognuno di voi conosce l’esistenza di questi piani; tuttavia non avendo e non potendo avere una prova accettabile a livello razionale della realtà di questi piani di esistenza, non riuscite completamente ad accettarli.
Il fatto di essere a conoscenza di questa realtà è identificabile con la consapevolezza, la quale dunque, ripeto, è la conoscenza di determinate realtà indipendentemente dall’accettarle o meno.
Qualcuno di voi, razionale o meno, potrebbe obiettare che la consapevolezza è un fatto strettamente e squisitamente mentale, in quanto legato alla conoscenza. Ma io vi dico che non è così in quanto la consapevolezza vera e propria è anche legata ad un attività sensoria. Si può affermare, senza ombra di dubbio, senza timore di essere contestati, che la prima vera forma di consapevolezza è legata strettamente alla sensazione. Come già precedentemente vi è stato detto, avevamo affermato che il minerale ha una sua consapevolezza, in quanto egli inserito in un determinato ambiente fisico è consapevole di esistere. Questo significa che il minerale, con i suoi rudimentali apparati sensori, è in grado di ricevere da questi suoi stessi apparati sensori un certo grado di consapevolezza. Consapevolezza che logicamente, proprio in base ai discorsi che vi sono stati fatti fino ad ieri, tende ad ampliarsi via via che l’individualità si evolve, via via che l’individualità passa dunque dal regno minerale al regno vegetale, al regno animale, per arrivare al regno umano (anche se dire «regno umano» è qualcosa di facilmente contestabile).
Ma voi sapete anche che via via che l’individualità si sposta da un piano di esistenza ad un altro (intendendo per piano di esistenza in questo ambito, il regno della natura in cui è inserito), i corpi che esistono sugli altri piani si strutturano, migliorano le loro funzioni e quindi, in qualche modo, influiscono proprio sull’ambiente fisico. Questo significa che, se nel regno minerale l’individualità è costituita semplicemente dalla sua apparizione nel mondo fisico, nel mondo vegetale esiste già un qualche cosa di più strutturato a livello astrale, così come nel regno animale esiste già un qualche cosa di maggiormente strutturato sul piano mentale, così come nel regno umano esiste qualcosa di più strutturato nel piano akasico. Questo significa ancora che la consapevolezza incomincia a «sentire», a subire, ad essere diretta nel suo modo di essere, di esistere, anche dagli altri piani di esistenza, piani di esistenza che, però, proprio per essere tali, sono governati, dominati, indirizzati da quella che è la coscienza.
La consapevolezza dunque, a livello sensorio, esiste in tutti i regni della natura: nel minerale, il quale è strettamente legato ai suoi sensi fisici; nel regno vegetale il quale è ancora legato ai suoi sensi fisici; nel regno animale il quale è ancora legato ai suoi sensi fisici e così pure nel regno umano che è ancora legato ai suoi sensi fisici.

L’interesse per l’altro, l’amore oltre sé, la gratuità

Fai per l’altro senza aspettarti nulla in cambio;
non dare per ricevere;
sia il tuo interesse per l’altro qualcosa
che da solo basta per la tua felicità;
se davvero lo ami, sii vicino all’altro
qualunque cosa 
pensi o faccia,
perché il vero amore non ha bisogno
di essere corrisposto e,
quando tu ti aspetti di ricevere qualcosa,
allora stai attento a quello che
pensi,
perché già lì potresti trovarti in faccia
al tuo egoismo mascherato d’amore.
Scifo

continua..