Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Descrivere i miei processi interiori mi costa fatica perché mi sembra di andare ad infiorare qualcosa di elementare.
Per farmi capire ti descrivo cosa accade durante una seduta di zazen: tu stai seduto davanti ad un muro bianco, gli occhi aperti, il respiro regolare, la mente che è come un casello autostradale: i pensieri vengono, i pensieri vanno; tu non trattieni niente, non ti identifichi con niente.
La mente pensa, ma tu non sei i pensieri che essa pensa, li vedi e sei oltre: tra un pensiero e l’altro si apre uno spazio, vuoto di pensiero, vuoto di osservazione del pensiero.
Semplicemente sei. Puoi comprendere questo stato solo se lo sperimenti: non puoi abbracciarlo con la mente, non con il cuore. Sei il tutto e il niente, sei l’adesso, senza tempo.
Il divenire si manifesta essere: la realtà non scorre più in superfice, manifesta la sua natura profonda, il suo spessore inusitato, vasto, risuonante, fermo, pieno.
Nulla manca, nulla v’è da aggiungere. La Realtà E’ e non ha bisogno di essere definita: la Realtà è Una e questo è inconfutabile.
Questo accade, fuori dal tempo, ed è vita in atto: l’insieme del tuo essere lo sperimenta.
Certo, sono frammenti all’interno del divenire, ma questo non ha poi grande rilevanza: posso battere le ciglia e in quel tempo essere sprofondato nella natura intima del divenire, nell’essere di questo attimo di eterno presente, e da quel centro contemplare la realtà che è.
O posso decidere di immergermi dentro al fiume del divenire perché ci sono degli aspetti di me che sento di dover lavorare a quel livello, e poi, faticando, tornare al centro.
Ma se vado a vedere attentamente in ogni attimo del divenire della mia esperienza, io torno costantemente all’essere, opero e contemplo: opero con le forze attuali, contemplo il loro fluire e le nutro del più profondo della mia coscienza, così che si trasformano, ed opero con forze trasformate e contemplo ancora.
La nota su cui scorrono i miei giorni è questo cogliere l’Essere di ogni fotogramma del divenire.
Con i miei limiti, che sono grandi.

12.11.2001

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