Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Quì di seguito trovi alcuni brani di un articolo apparso sulla rivista del Centro studi italiano di parapsicologia “Lettere e scritti” numero 16, anno V.

Il brano che qui presentiamo, giuntoci nel marzo 2002, affronta una delle questioni centrali dell’insegnamento proposto dai maestri: la natura del processo di trasformazione interiore nella via della Conoscenza, una trasformazione che è sempre rimpicciolimento nostro, che è sempre la messa in scacco dei nostri concetti e pretese, che è sempre più il sorgere di qualcosa che non ci appartiene, frutto di un’azione totalmente gratuita del Divino, un’azione che si rivela tanto più, quanto più avviene il nostro farsi piccoli, il nostro diventare, dicono le entità, “vento che va”, ovverosia ciò che non ha consistenza, ciò che si lascia guidare, ciò che si lascia fluire.

Soggetto: E’ importante che un individuo si renda conto di quanto la sua mente riempia sempre ogni cosa che egli fa, compreso quando opera spiritualmente, quando opera dentro il processo evolutivo. Sicuramente questo è importante, ma è ancora più importane, dal mio punto di vista, dubitare della convinzione che quando io mi poso sul limite e non mi attacco, nasce qualcosa che è più profondo rispetto al limite, perché nel momento in cui dico: “E’ più profondo”, già mi sono connotato. In che senso? Nel senso che da allora in avanti sono in qualche modo legato a quel “più profondo” che sorge. Io questo non l’accetto. Non l’accetto perché? Perché, in realtà, se nasce qualcosa di più profondo, questo puntualmente vi pone in scacco. Se non vi pone in scacco, non è più profondo, è soltanto la conferma di quello che voi siete.
Io non sono d’accordo nel sostenere che la maturazione spirituale confermi voi, la maturazione spirituale vi disconferma sempre in quello che siete stati fino ad oggi. E se non vi disconferma, non c’è maturazione. Ma se vi disconferma, non vuol dire che la nuova configurazione della mente è maturazione dal mio punto di vista, perché la disconferma vi deve conficcare lì, sempre più in un angolo, in modo che la vostra mente meno appiccichi sulle cose i suoi connotati. Se non fa questo, ricordatevi bene, voi state semplicemente facendo un’operazione di abbellimento, certo magari anche di scoperta di cose nuove, ma che non vi portano lì, dove, dal mio punto di vista, nasce qualcosa che non vi appartiene. E ricordatevi: se qualcosa non nasce dentro di voi che non vi appartiene, mai e poi mai riuscirete a superare il limite che io vedo comune a tutti coloro che percorrono il sentiero spirituale, il limite che vi fa dire in continuazione: “Io conto qualcosa dentro questo sentiero”.
Soltanto quando muore questa affermazione posso dire: “Veramente quell’uomo si sta consegnando al Divino, si sta consegnando alla vita, si sta consegnando al proprio sconfessamento, affinché ciò che esce da lui sia veramente sempre più colorato dell’unica cosa che conta: il suo essere sempre più piccolo, il suo essere sempre più insignificante, il suo essere sempre più, noi diciamo spesso, vento che va”.
Ma per diventare vento che va, io devo sempre più scalzare le mie affermazioni, sempre più dubitare delle mie affermazioni, non per il gusto di decostruire e basta, ma soltanto perché la vita mi bracca a tal punto che non posso non scalzare. Lo scalzamento non è mai frutto della mente, lo scalzamento è frutto di qualcosa che va oltre la mente e che tuttavia non distrugge la mente, non distrugge completamente il vostro modo di pensare, perché la mente ricorrerà ai suoi trucchi per impadronirsi anche di questa nuova visione e dirà: “Sì, ho capito, ho scoperto che c’è qualcosa di più, che c’è qualcosa di più profondo, che c’è qualcosa di più vero, che c’è qualcosa di più sostanziale”. E di nuovo si ricostituirà un io che è meno protervo, che è più sofisticato, più sottile, più pronto a dire magari: “Ho sbagliato”, ma sempre un io.
Tutto il percorso che noi cerchiamo di “farvi fare”, almeno concettualmente, è proprio questo: cercare sempre di più di impedirvi di costruire sulle vostre esperienze una qualche vostra affermazione. Naturalmente noi sappiamo che poi voi, invece, nel vostro quotidiano, continuerete a costruire la vostra affermazione, questo lo sappiamo, ma noi abbiamo il compito soltanto di porvi dentro un dubbio, un tarlo, noi diciamo recentemente; sarà quel tarlo a lavorare, non noi, sarà quel tarlo a portarvi sempre di più in faccia alla vita in modo tale che sempre meno possiate essere protagonisti di qualcosa.
Naturalmente anche queste sono frasi, anche queste sono parole, perché io so invece che ciascuno di voi è spesso protagonista, non importa, questo è l’umano. Ciò che a me interessa è che da questo modo di stare nella vita emerga qualcosa che vi pone in scacco. La via della Conoscenza è esattamente questo: il sottrarvi il terreno sotto i piedi, il minare il terreno su cui voi costruite sempre delle approssimazioni rispetto alla vita, e portarvi sempre più lì, come dicevo prima, in un angolo, affinché meno la vostra mente possa essere protagonista, meno i vostri pensieri possano contare effettivamente, anche se noi sappiamo che conteranno sempre, fino a quando il vento del Divino non li spazzerà completamente. E allora non sarete voi a cambiare, sarà qualcosa che sorge e che “si impianta” lì, dentro la vostra mente, per fare piazza pulita di tutte le vostre categorie.
Naturalmente io non so “quando questo avverrà”, avviene perché certo voi in qualche modo collaborate, ma dall’altra parte avviene per pura gratuità. E qui di nuovo c’è una questione importante, la questione, che l’uomo non sa mai risolvere veramente, di quanto lui conti da una parte nel processo evolutivo e di quanto conti l’azione del Divino. Naturalmente, parlando in questo modo, io parlo sempre per approssimazione, perché il Divino, se guardato in se stesso, non agisce; se guardato dal vostro punto di vista e dal punto di vista del relativo, certamente agisce.
Come è possibile conciliare questi due aspetti? Se io dico che il Divino agisce basandosi unicamente sulle azioni che voi fate, e quindi corrispondendo equivalentemente alle vostre azioni, ho reso il Divino profondamente umano. Il Divino travalica tutto questo, perché nel Divino voi siete già tutto quello che potreste essere, se soltanto spazzaste tutte le vostre concettualizzazioni e accettaste di essere vento che va e nient’altro. Nel Divino siete già tutto questo, e quindi l’azione del Divino non è un calcolo che si commisura con quello che voi “avete dato” a Lui, ma è un qualcosa che supera queste miserie umane e che agisce con una gratuità assolutamente sconosciuta. E gratuità, attenti bene, non vuol dire dono di qualcosa di nobile e di importante, gratuità vuol dire che non è applicabile al Divino il principio di causa ed effetto; non è possibile, non è possibile e non è possibile.
Certo, in prima approssimazione io lo posso applicare ed allora dirò che il Divino è giusto perché ad azioni buone conseguirà un premio o, se vogliamo, un karma positivo; ad azioni negative corrisponderà un karma negativo. Ma questo è soltanto un modo umano di rappresentarsi il Divino, importante perché sottolinea una caratteristica che per l’uomo è eclatante, è nobile: la giustizia. Ma c’è un qualcosa che del Divino io non posso comprendere finché sono nella dualità, e cioè come il Divino non usi mai le categorie dell’uomo e che la gratuità nel Divino è l’unica cosa che conta ed è l’unica vera azione, la totale esclusiva, continua gratuità.
Ma io so che, da questo punto di vista, tutto questo entra immediatamente in conflitto con le vostre menti che sottolineano il fatto che invece il Divino, per essere giusto, deve tenere conto delle azioni dell’uomo e del suo modo di proporsi rispetto alla vita, rispetto agli altri, rispetto al Divino stesso. Chiacchiere al vento, importanti, attenti bene, ma per me sono chiacchiere al vento, perché esse servono per un certo tratto di strada, ma noi non ve le lasciamo fare qui dentro. Chiacchiere al vento, perché tutte queste affermazioni sottolineano soltanto che il Divino dovrebbe assecondare la mente dell’uomo. E il Divino non è questo, il Divino è pura gratuità, perché per il Divino niente è imperfetto, tutto è già concluso, compresa la vostra scomparsa, completa, totale, che dà origine alla sua “affermazione” completa, totale.
Naturalmente, se io affermo questo, mi trovo in impasse, perché come potrei spiegare a voi che questa gratuità del Divino tiene però anche conto delle vostre azioni? Come potrei spiegarla a voi se non ricadendo nel principio di causa ed effetto? Ed allora cosa posso fare, invece, per non entrare in queste categorie che assecondano sempre la mente dell’uomo, che mai la pongono in scacco, perché sempre sottolineano, in qualche modo, il protagonismo dell’uomo e che il Divino deve obbedire a un protagonismo dell’uomo, per cui, se agisce bene, premierà, se agisce male, punirà? Naturalmente punirà in modo magari impersonale, attraverso le sue leggi, qualcuno dice, non ha importanza. Come posso dirlo in un altro modo, senza continuare a confermare le categorie dell’uomo?
Posso dirlo in questo modo: il Divino tiene conto delle azioni dell’uomo per quel tanto che l’uomo continua a dire: “Io sono il protagonista”. Certo, finché l’uomo dice: “Io sono protagonista”, l’azione del Divino non può che accettare questo protagonismo dell’uomo e non sarà il Divino a trarne le conseguenze, sarà l’uomo a trarne le conseguenze.
Ma se l’uomo riduce il proprio protagonismo, osservando i propri limiti e non coltivandoli, in quello stesso momento egli, uomo, comincia a comprendere e ad afferrare dentro di sé quanto importante sia la gratuità, perché in quel momento si rimpicciolisce, perché in quel momento comincia a capire quanto poco conta. E se davvero conta poco, lì sì fluisce la gratuità, che sempre c’è, ma che non viene percepita fin quando l’uomo dice: “Io ci sono, io sono protagonista della mia evoluzione”. Più mi riduco, più scompaio agli occhi di me stesso, più comprendo il mio limite e sorrido sul mio limite, più ascolto qualcosa che mi dice: “Non sei il tuo limite, il tuo limite non ti appartiene”, e più questa gratuità comincia a fluire dentro di voi e vi fa sorridere sui vostri pensieri poco nobili, sulle vostre emozioni poco nobili, sulle vostre azioni poco nobili o, se volete, sulle vostre piccole azioni, alle volte totalmente inclini ad accarezzare voi, sui vostri pensieri spesso solo inclini a sottolineare come voi siate importanti, agli occhi vostri almeno.
Se soltanto imparate a sorridere a tutto questo, la gratuità del Divino affiora. Dico “affiora”, e voi la percepite lì, nel vostro farvi piccoli, nel vostro progressivo scomparire e nel vedere quanto miseri voi siate, non già, attenti bene, per sottolineare la vostra miseria, ma per sottolineare lo splendore del Divino che a questo punto vi investe, a tal punto vi investe da occupare lo spazio lasciato libero dalla vostra mente nel suo essere protagonista, perché spesso la vostra vita è riempita dal vostro protagonismo.
E dov’è allora che può fiorire questa gratuità del Divino? Quando voi vi rimpicciolite, lì, sì, sorge questa gratuità che è uno schiaffo ai vostri principi, alla vostra mente, ma è uno schiaffo dolce, perché la gratuità mai affiora, se non inizia un rimpicciolimento. Se voi vi rimpicciolite, sì, affiora questa gratuità che sempre più viene riconosciuta come gratuità. Ed allora sì, sorge la meraviglia per ogni gesto che fate, per ogni fatto che vi succede, anche per quello più pesante, sorge questa meraviglia, questo incanto che nasce dal fatto che voi contate sempre meno. E se contate sempre meno, meno dipingete con la vostra mente ciò che vi accade, ciò che fate, e più allora scoprite che c’è una profondità inusitata in tutto ciò che vi accade, in tutto ciò che percepite, nelle vostre emozioni, nei vostri pensieri e in quella parte che voi chiamate “spirito” e che per me è soltanto una parola che serve all’uomo per rappresentare qualcosa che non sa altrimenti spiegare.
La gratuità del Divino non colora le cose, nasce quando voi la smettete via, via di colorare, con i vostri giudizi, con i vostri “pareri”, ciò che vi accade. In quel momento voi percepite qualcosa che è l’incanto, torno a ripetere, di ciò che vi sorprende, perché non porta più i segni della vostra mente e perché sempre più rivela un mistero che non è un qualcosa che deve essere indagato, ma un mistero che vi affascina, che vi trascina dentro di sé e che via, via diventa sempre più mistero quanto più la vostra mente tace, quanto più l’incanto aumenta, quanto più la meraviglia aumenta e quanto più scoprite che ogni fatto, allora, diventa nuovo, pur nel suo aspetto effimero.
(…) Più accettate che la vita vi porti lì, dove voi non osate andare perché volete essere sempre voi a guidare la vita, più questo Divino di cui parlo, questa gratuità di cui parlo, sboccerà e pian piano, se voi abbandonerete questo atteggiamento, se quindi abbandonerete la pretesa di condurre la vita, apparirà quella quiete interiore che io so essere il desiderio di ognuno di voi, una quiete che è anche dinamicità, una quiete che è anche sorriso sui propri limiti, sui limiti degli altri, su ciò che ritenete incompleto parziale, magari anche scabro. Se questo accadrà, allora io chinerò la testa davanti a voi e dirò: finalmente la gratuità sta rispecchiandosi nei loro occhi.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *