Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

d-30x30Intuizione. Dizionario del

La definizione dell’intuizione, secondo le Guide, è questa: “Intuizione è la comprensione di una Verità al di là dei processi logici, razionali, deduttivi o induttivi. Ovvero la comprensione di una Verità, senza che essa passi attraverso l’elaborazione dei vostri sensi mentali, astrali e fisici (cervello).
O, meglio ancora, per fare un esempio: all’improvviso avere in testa un’idea che si sa giusta, non si sa da dove e perché venga, ma è talmente limpida, precisa e appagante che si comprende, senza ombra di dubbio, che essa è vera, pur non potendo razionalizzare il perché di questa certezza… ».

Messaggio esemplificativo (1)

L’individuo che ha un’intuizione, ha un’intuizione che contempla la comprensione di una Verità. Non, badate bene, della Verità, ma di una Verità, di una parte della Verità.
Il che sta a significare che questa intuizione non è detto che poi sfoci in un comportamento giusto, in quanto l’aver intuito una parte della Verità è sempre un aver intuito qualcosa di frammentario, di separato dal resto e quindi, a seconda delle situazioni, può essere mal usata… e vi risparmio l’aggancio con il discorso dell’intenzione, in quanto a questo punto, chiaramente, ci si potrebbe facilmente appoggiare al discorso dell’intuizione usata nel modo giusto o sbagliato, a seconda dell’intenzione di chi adopera questa intuizione.
Quella che voi chiamate intuizione, e che si rivela, poi, come sbagliata, è tale perché passa attraverso i vostri processi logici, razionali, ed è, quindi, l’intuizione del vostro Io, ed essendo tale è assoggettata ai bisogni del vostro Io, è modificata, personalizzata, soggettivizzata, relativizzata, e chi più ne ha più ne metta.
Il che sta a significare che pensate, ragionate… su di una persona, magari, avete l’intuizione di come tale persona possa essere in un determinato modo, o del perché questa persona possa essere in un determinato modo e poi, alla fine dei conti, vi rendete conto che questa intuizione era completamente sbagliata, o se non lo è proprio completamente, lo è almeno in parte.
Questo accade proprio perché non era un’intuizione nata dalla comprensione interiore del vostro Sé, ma era nata, invece, dall’elaborazione del vostro Io, mescolando razionalità, pensiero e sentimento.
Senza dubbio tra l’intuizione come la intendiamo noi (di cui ho dato prima la definizione) e l’intuizione come la intendete voi, vi è una differenza sostanziale, in quanto l’intuizione comunemente usata, solitamente, viene da voi usata nell’osservare gli altri.
Ovvero nell’applicare voi stessi, il vostro Io, i vostri bisogni, i vostri pensieri e i vostri sentimenti, per cercare di comprendere, di scoprire cosa siano gli altri. Mentre l’intuizione di cui davo la definizione io, riguarda qualcosa che appartiene a voi stessi, ovvero voi intuite una parte della Verità, intuite ad esempio, che so.., che veramente siete responsabili verso i vostri figli, lo intuite, lo sapete per certo, siete ormai sicuri che è così, d’accordo?
E quindi agite, poi, di conseguenza.
Ma cos’è che fa nascere l’ intuizione? Perché vedete, voi tendete a collegare il nascere dell’intuizione al fatto che la stessa derivi da un ragionamento, da una deduzione o da qualcosa del genere, ed è inevitabile che sia così, in quanto voi siete abituati a pensare e ragionare così. Ma, invece, il processo è completamente diverso e qua sta la difficoltà! Io direi che è un processo, in un certo modo meccanico, al di fuori di quella che è la vostra volontà di comprendere o meno… perlomeno in quel momento.
Dunque, voi sapete che possedete questo benedetto corpo akasico con la sua materia disorganizzata, che un po’ alla volta si va organizzando.
Infatti, voi esperite sul piano fisico, acquisite queste esperienze, le esperienze vi insegnano qualche cosa (giusto o sbagliato che sia) questi insegnamenti ritornano al corpo akasico e in esso si trascrivono indelebilmente, in esso si segnano le esperienze e gli elementi utili, formando una piccola area in cui vi è un po’ di ordine, un po’ più di organizzazione, d’accordo?
Ora, immaginate il corpo akasico come se fosse una pelle di leopardo, con tante macchie, dove ogni macchia può essere rappresentata da un nucleo di esperienze che si concentrano per formare, poi, il disegno di questa macchia. Riuscite ad immaginare la cosa? Ecco, nel momento in cui questa macchia si va costituendo, allorché l’ultima esperienza fatta si trascrive all’interno della macchia completando la stessa, ecco che vi è la comprensione di qualcosa e questa comprensione si risolve in quella che noi abbiamo definito intuizione.
L’intuizione, così come la definirebbe un essere umano normale, non è altro che un processo che deriva, in realtà, da un lavorio mentale quindi razionale e/o sensoriale dell’individuo.
Ma attenzione! Non dev’essere necessariamente un lavoro conscio, può anche essere un lavorio inconscio che, in qualche modo poi, alla fine, si completa da solo senza che l’individuo se ne renda conto coscientemente e si concretizza in quel pensiero che voi definite intuizione. Tuttavia, alla base, c’è sempre un’elaborazione dell’Io dell’individuo, del suo corpo mentale e anche dell’astrale. Quindi, ripeto ancora: la differenziazione principale è che per l’intuizione come la definiamo noi Guide, non vi è l’intervento diretto dell’Io, dei corpi astrale e mentale per creare la comprensione, bensì la comprensione arriva da sé, allorché il tassello all’interno del corpo akasico è formato completamente e quindi costituisce il nucleo completo della comprensione di un determinato fattore.
Noi abbiamo detto in passato che allorché si comprende una cosa non è più possibile dimenticarla, giusto? Quindi, una volta che l’individuo ha veramente compreso e acquisito qualcosa, non potrà più comportarsi in modo diverso da ciò che veramente ha compreso. Ciò sta a significare che, allorché vi è una comprensione, essa riesce a passare indenne attraverso i corpi mentale e astrale, senza essere deviata o trasformata.
La stessa cosa avviene per l’intuizione, essa non è altro che una comprensione, e poiché è ormai stata acquisita, ecco che all’intuizione fa seguito un senso di benessere, un senso di piacere e questo senso di piacere si trasforma in onda portante, la quale attraversa i vari corpi dell’individuo e arriva alla sua coscienza.
Voi avete in continuazione comprensione, ma non sempre questa si trasforma in intuizione cosciente.
Nei momenti, ad esempio, in cui avvertite un senso di benessere che vi arriva a valanga addosso, bene, in quei momenti non vi rendete conto di aver compreso qualcosa, anche se, in realtà, l’intuizione c’è stata. Nonostante che essa non arrivi sotto forma comprensibile alla vostra coscienza nel piano fisico, essa vi è stata comunque. Se l’individuo ha compreso (però se ha veramente compreso, non se è un’illusione di comprensione come quella che il più delle volte voi possedete) si comporterà nel modo giusto, nella situazione giusta… senza neanche chiedersi se sia giusto o meno, perché la cosa sarà spontanea, si tradurrà in spontaneità e naturalezza.
Ricordate sempre che dove c’è una stasi non c’è comprensione… o meglio non c’è una grande comprensione, perché la comprensione, in realtà, c’è sempre, anche quando sembra che l’individuo sia in stasi. Scifo

(1) L’Uno e I molti, vol. I, pag. 290 e segg.

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte prima. Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

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