Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Da dove trae origine il sentiero?
Dall’esperienza personale, innanzitutto: in quella macerazione interiore ha, piano, piano, preso forma.
Nel conflitto, nell’ascolto, nella resa, utilizzando vari modelli di pensiero per interpretare ciò che accadeva nell’intimo, è sorta una forma, una visione originale, che è debitrice dei paradigmi che ha utilizzato e nel contempo, ne è completamente autonoma.
Il sentiero ha radici:
-nello zen innanzitutto; lo zen di scuola soto così come è stato presentato in occidente dagli amici de “La stella del mattino”;
-nella “via della Conoscenza” così come è stata trasmessa nell’insegnamento del Cerchio Marina e del suo maestro, Soggetto;
-nella visione della natura profonda dell’uomo e della realtà così come proposta negli insegnamenti del Cerchio Firenze 77 e del Cerchio Ifior;
-negli insegnamenti di Krishnamurti, di Ramana Maharshi, di Osho, di Rudolf Steiner;
– nell’esperienza, in ambito cristiano,  dei padri del deserto, del monachesimo delle origini e della visione di E.Drewermann, teologo e psicoterapeuta contemporaneo.
-in ambito psicologico nel “Sentiero” di Eva Pierrakos e nella Corenergetica di J. Pierrakos;
-infine, le radici del sentiero affondano nel silenzio: ogni paradigma, ogni ispirazione e stimolo si relativizzano al cospetto di ciò che dal silenzio, in questi anni di trasformazione, è sorto.
Lì risiede il maestro, il veramente determinante, di questa piccola cosa.

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