Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Educare  non è soltanto portare il bambino  al  rispetto dell’altro e fargli acquisire  conoscenze e  competenze. Educare è prioritariamente portare l’alunno al centro di sé, è farlo emergere a tutto campo  mettendolo a contatto non soltanto con la sfera intellettiva ma anche con quella corporea, emotiva e spirituale.
La scuola  ha sempre privilegiato l’aspetto intellettivo a discapito del resto e così è successo e succede in famiglia; la televisione poi gioca un ruolo davvero subdolo nei confronti del bambino perché gli propina programmi vuoti che rispecchiano “valori” esteriori e superficiali propri del mondo degli adulti, lo rende passivo fruitore di storie e programmi decisi per lui da altri, inoltre  lo usa come consumatore privilegiato pubblicizzando come indispensabili oggetti veramente effimeri, inducendolo a desiderarli.
L’educazione oggi ha ancora senso e la società può avere speranza di cambiamento se si inverte la tendenza  finora intrapresa, vale a dire se si mette il sé del bambino, ma anche dell’adolescente,  al centro del processo educativo, sia in famiglia sia a scuola.
Inoltre, l’uso indiscriminato degli altri mezzi di comunicazione, mi riferisco ai computer e ai telefonini, invade tutti i momenti della giornata smorzando l’ansia di stare da soli ma ciò non aiuta a costruire rapporti profondi e legami duraturi.
E’ necessario che il bambino  possa sapere chi è, per poter aver fiducia in sé, nella propria possibilità creativa e volitiva.
Per questo occorre riconsegnargli il proprio tempo, recuperare per lui i ritmi naturali di azione e stasi, attività e riposo; occorre anche abituarlo a stare nella cosa che fa in quel momento senza che la sua mente corra in avanti o lo porti altrove. E’ necessario che il bambino recuperi lo spazio per interagire coi coetanei e quello da trascorrere coi genitori nel fare, nello stare, nella complicità affettiva.
Occorre, da ultimo, che il bambino sperimenti momenti di silenzio dove si svela uno spazio interiore, i pensieri si posano e la profondità emerge.

L’autrice, laureata in Pedagogia, ha  svolto un lungo periodo di insegnamento nella Scuola Primaria. Iscrittasi fin dalla metà degli anni ‘70 al Movimento di Cooperazione Educativa, ha seguito inizialmente corsi di formazione,  tenuti a Fano  da figure quali M. Lodi, F Tonucci, B. Munari, B. Aucuturier. La sua ricerca personale, umana e professionale è proseguita, negli anni, con l’incontro della pedagogia di stampo antroposofico, della psicologia e di alcune discipline orientali. Questo percorso l’ha portata a sperimentare con gli alunni quanto lei stessa veniva personalmente acquisendo, vale a dire un modo di sentire che mettesse l’interiorità al centro dell’essere e dunque dell’atto educativo. Il presente lavoro è, in sintesi, il risultato di quel percorso.

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