Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Intelligenza e coscienza

[…] Una AI (Intelligenza Artificiale) sviluppata in Giappone si è mostrata capace di superare i test universitari del paese, migliorando un risultato simile ottenuto in USA qualche mese fa. Al contempo, Mark Zuckerberg di Facebook fa sapere che entro dieci anni vogliono pareggiare il cervello umano in diversi aspetti.[…] Fonte
Bene, questo ci dice che la nostra così umana intelligenza non è nulla di speciale e che le macchine potranno collaborare ad integrare le nostre capacità cognitive.
Qualcuno osserverà che ciò che qualifica la nostra umanità sono gli affetti e le emozioni: certamente, e noi aggiungeremmo le nostre sensazioni, il nostro corpo fisico.
Ma non basta: facoltà e qualità cognitive, emotivo-affettive e fisiche non designano altro che un animale evoluto. Può darsi che questo percepirsi ed interpretarsi come tali basti a molti umani: Eugenio Scalfari l’ha sostenuto per lungo tempo, non so se lo sostiene ancora, vedo che tratta con insistenza di Dio..
Non basta a noi che percepiamo e viviamo altro, che nulla, o poco, ha a che fare con mente-emozione-corpo: c’è una dimensione dell’umano, che noi chiamiamo sentire di coscienza, che travalica l’ordinario sperimentato, che apre su abissi di consapevolezza, di senso, di profondità e che non ha alfabeti umani per essere comunicato. Può solo divenire vita-che-parla, vita-che-agisce, vita-che-è.
E’ il sentire di coscienza che ci rende attenti, disponibili, generosi: pienamente umani e pienamente trascendenti l’umano.
Selezioniamo gli insegnanti per i nostri figli, i medici per i nostri malanni attraverso dei test cognitivi: è interessante, anche questo la dice lunga su quanto abbiamo compreso dell’insegnare e del curare: forse dovremmo selezionarli tenendo in conto innanzitutto il loro sentire e poi, a seguire, le loro disposizioni naturali all’insegnare e al curare ed infine, solo alla fine, le loro capacità cognitive.
Ma chiediamo troppo: brancoliamo ancora tra oscurità e presunzione senza essere capaci di intravedere l’orizzonte senza confini dell’essere e del sentire; è presto, ci vorrà del tempo.


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