Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

“Rimanete semplici e soli”

E’ una raccomandazione cara ai maestri del Cerchio Firenze 77.
Più guardo una parte del mondo dei ricercatori spirituali, più ne leggo i materiali, più in me si rafforza la consapevolezza di una lontananza abissale da quel  mondo: una estraneità.
Negli anni abbiamo costruito una trama di relazioni e di proposte sostenute ed accompagnate da parole e concetti chiave quali: perdere, abbandonare, arrendersi, scomparire, divenire irrilevanti.
Cerchiamo di risiedere nell’essenziale: scarno, semplice, senza orpelli.
Ora che la nuova stagione di lavoro si ripropone e le persone verranno ancora per il cammino comune, per una parola, per una condivisione, ciò che noi abbiamo da offrire è un profondo silenzio concavo.
Pur usando noi molto le parole, nel tempo ci è cresciuta intriormente una repulsione per la parola non sorretta dall’esperienza, per quell’esposizione verbale che in fondo descrive il vorrei essere e non il sono: si è affermata una lontananza da tutto ciò che non è semplice vita che in sé porta niente altro che l’essere dell’Assoluto.
Chi vorrà venire qui dovrà sviluppare uno sguardo penetrante per vedere nel niente.

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