Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Senza rimpianti

Questo viaggio è cominciato veramente molto tempo fa anche se la svolta è stata lo smettere di lavorare, nel ’93: da quel momento è iniziato quel che chiamo “il processo del perdere”. Il problema che allora mi sono trovato ad affrontare non è stato certo l’abbandono della vecchia dimensione d’esistenza, ma il definire i contorni e il tracciato del nuovo processo: uscivo dal mondo per entrare in quella che chiamerei “l’identità del monaco” e avevo un modello interpretativo, dei collegamenti con esperienze consolidate, libri di riferimento, un progetto.
Gli incontri, le esperienze, i rapporti avuti in questi anni hanno pian piano destrutturato l’impianto originario: ogni incontro, ogni esperienza, ogni conseguimento e ogni delusione hanno contribuito non ad aggiungere ma a togliere.
Oggi non c’è alcun monaco, alcun libro, alcun collegamento con alcuna realtà spirituale più o meno istituzionale, alcun progetto coltivato.
E’ formidabile, non è rimasto niente!
Ci sono persone che vengono, da sole o in gruppo e poi tornano a casa loro riconsegnandomi alla mia vita fatta di niente.
Quando c’è una persona con una domanda c’è una funzione, generata non da me ma dalla persona stessa che pone la domanda: non ho la pretesa di rispondere alle domande ma l’esistere di qualcuno con una domanda crea una relazione e questa trasforma entrambi. Il dispiegarsi della funzione è una possibilità e un’atmosfera dentro cui avviene una presa d’atto, una consapevolezza che poi genera nel tempo trasformazione.
Quando la persona non c’è, ovviamente, non c’è funzione: nel tempo la funzione e la non funzione sono divenute semplice routine: è normale che vadano e vengano le persone e si alternino al lavoro nell’orto, nel giardino, alle passeggiate.
Osservo questo ritmo che si è creato nel tempo e mi accorgo che non ho una vita che posso definire mia: c’è una vita che accade ma se debbo dire che è la mia vita non posso.
Desidero una vita mia? E’ un’affermazione priva di senso.
E’ un lungo cammino fondato sul perdere pezzi, uno sparire implacabile: non rimane nessuno.
Senza rimpianti.

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  1. E’ proprio formidabile. Smontati gli schemi, indagato dentro le forme, svuotate le scatole dei ruoli,ricollocati “oltre” ciò che chiamiano “contraddizioni”, rimane così poco, rimane così tanto.

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