Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

1-Una comunità rende visibile una comunione di sentire

Con un gruppo, con cui stiamo percorrendo il sentiero contemplativo, di frequente affrontiamo il tema della comunità.
Qui mi preme focalizzare i punti salienti di questa riflessione e vedere se ne potrà scaturire un’ulteriore, feconda, discussione.

1-Perchè delle persone sentono, pensano, progettano la possibilità di vivere tra loro, con gli altri e con la natura, un modello di relazioni più complesso di quello della famiglia mononucleare culturalmente data, o della frammentazione delle esistenze apparentemente incapaci di collaborazione e cooperazione?
Risponderei che sono spinte da qualcosa nel loro intimo che le conduce a intessere trame più complesse di relazioni, di responsabilità e quindi di esperienza.

2-Alla base dell’esperienza comunitaria sta il bisogno di esperienze determinato da un sentire più vasto.
L’elemento che spinge è il sentire che si è ampliato: tutto il percorso umano non è altro che un esprimere un sentire via via più vasto che realizza rappresentazioni adeguate alla sua ampiezza.
Questo non significa che la persona che realizza la propria rappresentazione nell’ambito delle relazioni convenzionali esprima un sentire più limitato, significa semplicemente che alcune persone con un sentire di un certo grado avvertono dentro di sé come importante, e a volte pressante, la necessità di dare vita ad una rappresentazione che superi i modelli condivisi socilamente per misurarsi con nuove opportunità che daranno luogo a nuovo ampliamento di coscienza.

3-Le persone che avvertono questa spinta hanno, in genere, un sentire di coscienza di ampiezza simile.
Attorno ad una discussione come quella che stiamo pian piano articolando è difficile che si coagulino persone con sentire differente: mi sembra ragionevole affermare che su certe note vibrano strumenti affini.
E’ anche chiaro che il nuovo affascina sempre e quindi alcune persone possono essere coinvolte in questa fascinazione pur essendo altro il loro percorso esistenziale: nel tempo ci sarà una chiarificazione e alcune strade si divideranno.

4-Chiarito che è il sentire di coscienza che ci conduce a discutere di comunità (intendendo per comunità: livello più profondo e sofisticato di esperienze, nuovi livelli di responsabilità, attuazione del principio della collaborazione e della cooperazione) mi sembra fondamentale che le persone coinvolte abbiano una percezione il più chiara possibile del sentire che le guida.
Quanto di ciò che mi muove e che metto in atto è determinato da un moto egoico e quanto da un disinteresse per me e da un offrirmi alla vita perchè faccia di me e attraverso me, secondo il suo volere?

  • Sono interessato alla comunità perchè potrà soddisfare alcuni miei bisogni di esperienza e quindi darmi nuovi impulsi evolutivi?
  • Sono interessato alla comunità perché non ho bisogni rilevanti miei e sento che posso mettere la mia vita nelle mani del vento?
  • Sono interessato alla comunità e vedo che in me convivono sia motivazioni realizzative che hanno alla base dei bisogni, sia aspetti che sorgono dalla dimenticanza e dalla irrilevanza di me?

Ciascuno dei partecipanti a questa discussione risponderà secondo il suo sentire dopo essersi attentamente osservato nell’intima natura delle proprie motivazioni: dal confronto emergerà ulteriore chiarezza perché il confronto con l’altro sempre ci chiarifica e, non di rado, ci mette in scacco: davanti ai nostri occhi diverrà più chiaro il quadro del nostro condizionamento, dei bisogni del nostro ego, dell’affermarsi in noi della dimensione della contemplazione.
Vedremo poi i passi successivi..

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  1. Prima di rispondere ho cercato di sentirmi profondamente. Non so ancora bene cosa significa comunità. Posso dire che se contempla la collaborazione, la cooperazione e il prendersi la propria responsabilità all’interno di un gruppo più o meno circoscritto mi sento di aderire a questa definizione nella forma e nella sostanza.

    Vedo anche la comunità come una forma di convivenza comune più estesa rispetto a quella vissuta nell’ambito familiare.
    Spesso all’interno di un nucleo familiare ci sono alla base dei bisogni che aspettano delle risposte psicologiche e materiali.

    Col termine “estesa” non intendo soltanto come numero di persone, ma per quanto mi riguarda ha un senso nel momento in cui vedo sorgere in me aspetti dalla dimenticanza di sé. Si.. forse è così che vedo la comunità.

  2. Ciao,
    ho trovato stamattina una citazione di Rudolf Steiner che, a mio favore, rappresenta molto bene il concetto comunità e i nostri sogni a riguardo. La lascio qui, dunque, a modo di commento “alternativo”.

    “Salutare è solo se nello specchio dell’anima si trova l’intera comunità e nella comunità vive la forza della singola anima”

    Rudolf Steiner

    Un abbraccio a tutti
    Maria Teresa

  3. Ciao a tutti, scrivo un pò in ritardo perchè non ho avuto accesso ad internet per un pò.
    Riflettendo sulla questione non ho trovato risposte chiare dentro di me. Sento mie un pò tutte le motivazioni espresse in quanto c’è sicuramente una parte di me che aspira a vivere una nuova dimensione nei rapporti, che vuole esplorare e trovare nuovi stimoli, e c’è anche la voglia di mettersi a disposizione della vita e scoprire cosa posso fare lasciando che il regista mi affidi la mia parte nella commedia. E in tutto questo l’ego gioca la sua parte, non è certo scomparso!

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