Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

d-30x30Torto, ragione, umiltà. Dizionario del

Una delle cose più difficili per il nostro Io (e, di conseguenza, per noi stessi) è quella di ammettere di essere dalla parte del torto. Impostare un rapporto sulla dicotomia «torto e ragione» è un errore non da poco – ci dicono le Guide – perché pone già in partenza la presenza di una conflittualità che finirà col manifestarsi impedendo ai contendenti di essere obiettivi e di mantenere quell’elasticità e quell’obiettività che, sole, possono garantire la creazione di una situazione di scambio.
Spesso manca l’umiltà, spesso ci si dimentica che la ragione o il torto non stanno mai sempre da una sola parte ma che nelle situazioni di conflitto le responsabilità appartengono a tutti i partecipanti al conflitto.
Questo non significa certo rinunciare a portare avanti le proprie idee o a dichiarare le le personali convinzioni ma soltanto che può essere fatto, e con migliori risultati per la comprensione reciproca, senza mettere in essere atti di forza controproducenti.
Questo si vede nel corso delle discussioni: un conto è spiegare le proprie idee e cercare di far capire all’altro se e perché sono giuste, un altro conto è difenderle a spada tratta come se fossero verità assoluta e pretendere che l’altro le accetti incondizionatamente. Quanti rapporti, nella nostra vita, siamo riusciti a rovinare attuando questo tipo di comportamento, finendo col causare attriti, rivalse, rancori, ripicche che, alla lunga, deteriorano qualsiasi possibilità di utile scambio? Se siamo sinceri con noi stessi non possiamo che ammettere che sono stati molti e che, a posteriori, quello che abbiamo perso è stato molto di più di quello che abbiamo guadagnato.

Messaggio esemplificativo (1)

Quante volte, fratelli e sorelle, vi ascolto dire: «Quella persona sta sbagliando e quell’altra, invece, ha ragione» o – peggio ancora – «Io ho ragione e tu hai torto».
Quant’è triste udire queste parole persino da uomini che, pure hanno ogni conoscenza necessaria per non commettere questo tipo di errore così comune, sia tra chi vive della sola materialità che tra chi segue, o cerca di seguire, o dice di voler seguire la via spirituale.
E proprio a questi ultimi, a coloro che seguono la via dello spirito, che voglio rivolgermi, miei cari, quindi a tutti voi, presi uno per uno – con l’accoratezza di una madre che cerca di far comprendere ai propri figli i loro errori.
Dire: «Io ho ragione e tu hai torto!» – figli nostri – significa fare mostra di presunzione, significa credersi più avanti dell’interlocutore, osservarlo dall’alto in basso con superiorità, o con degnazione o – peggio  ancora – con compatimento.
Ma se fosse davvero così, se uno avesse ragione e l’altro torto, allora dovrebbe essere proprio colui che ha ragione a fare atto di umiltà verso chi ha torto, perché chi sbaglia non va crocifisso, bensì aiutato.
Non commettete l’errore di confondere la conoscenza e la cultura che qualcuno può possedere, con la sua comprensione e la sua evoluzione, poiché non è detto che l’uomo che conosce l’intero vocabolario a memoria sappia poi scrivere un libro in forma corretta e sensata; e quante volte accade che un uomo sappia citare tutti e quattro i vangeli e intanto dimostri con le parole e con le azioni di non aver compreso neanche il più semplice insegnamento di Gesù!
Quante volte vi ascolto – e con rammarico – definire il comportamento di un vostro simile sbagliato e non voler esaminare invece la parte di responsabilità che voi stessi possedete per questo suo comportamento! Quante volte vi sento dire che un insegnamento è infantile, senza rendervi conto che state dicendo qualcosa di inconcepibile poiché non può esistere che «l’insegnamento», e classificarlo in qualche maniera significa solamente dimostrarsi incapaci di capire quello che sta dietro alle parole e alla forma, significa dimostrare che è inutile voler affrontare temi difficili e complessi quando quelli semplici e – in apparenza – puerili, non sono stati ancora, evidentemente, da voi compresi a fondo. Conoscenza non è comprensione – miei cari – così come dialettica non è superiorità, e così come intelligenza non è evoluzione. Ognuno esprime se stesso in un modo particolare ma tutti i modi di esprimere se stessi sono equivalenti, dalle disquisizioni filosofiche al pianto accorato, perché ognuno di essi è il modo di essere di un individuo.
E quante volte – miei cari – il mio rammarico viene trasformato in sorriso nel sentirvi cercare una definizione dell’amore, nel volerlo inquadrare in parole inadatte quando non riuscite a percepirne che un pallidissimo riflesso, un’idea egoistica che è solo l’immagine sfocata di una realtà che voi percepite – attualmente – in modo sommario e largamente soggettivo! A tutti voi che siete con noi io dico: se siete tra di noi per apprendere delle nozioni o delle verità assolute, o delle cognizioni mentali, state sciupando un’occasione perché non godete che di un’infinitesima parte di ciò che andiamo costruendo per voi; perché, anche se spesso le nostre parole parlano all’intelletto, sempre – invece – esse parlano al cuore di chi sa ascoltarle e far vibrare il proprio essere non al suono delle belle frasi o delle teorie complesse, ma alle vibrazioni ben più profonde e trasformatrici dei sentimenti,  dei trasporti, degli abbandoni.
Fratelli, sorelle, chiedetevi perché siete qui con noi e, se la vostra risposta sarà che siete qui per conoscere cose nuove, me ne dorrò per voi; così come mi rattristerà sentirvi rispondere che siete qui per conoscere la spiritualità e dimenticare la materialità.
Perché vedete, fratelli, non dimenticatelo, sorelle, materia e spirito non si oppongono ma si completano, l’aldilà non è sacro e il mondo fisico non è profano, i problemi materiali non possono essere staccati da quelli spirituali, altrimenti come potete affermare di crederci e di capire allorché vi diciamo che Tutto È Uno?
E se «Tutto È Uno», fratelli, se «Uno È Tutto», sorelle, giudicare gli altri significa mettersi in condizione di essere giudicati, agire sugli altri significa lasciare che gli altri agiscano su noi, aiutare gli altri significa farsi aiutare dagli altri, essere accettati significa accettare gli altri, essere compresi significa comprendere gli altri, evolversi significa aiutare gli altri ad evolversi, essere amati significa saper amare a un punto tale da diventare l’Amore stesso. Viola

1  Sussurri nel vento, pag. 69 e segg.

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

Print Friendly, PDF & Email