Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Che cosa ci attraversa e chi si fa attraversare?
Che cos’è la realtà quando non la riduciamo a noi, quando non ci serve, quando le permettiamo di stare lì senza allungare le mani della nostra mente per inglobarla, colorarla, giudicarla. Che cosa è la realtà allora? E’ quello che è, nient’altro. E’ quello che è senza che la nostra mente vi abbia aggiunto alcunché sopra. Una persona se viene lasciata in pace dalla nostra mente è quello che è e basta. Ci piace, non ci piace, è bella, simpatica ecc. sono tutte etichette apposte dalla nostra mente. Tolte queste etichette la persona è quello che è e basta.
La persona c’è, è lì, è la realtà, sconosciuta.
Ma io se non etichetto, giudico, coltivo aspettative, se non mi protendo verso di lei per dipingerla dei colori che desidero, se rimango al mio posto immobile, privo di giudizio, sono ancora io?
Ovvero, se sospendo l’attività della mente che su tutto si vuole espandere che cosa mi qualifica come un io, una personalità caratterizzata? Nel momento in cui non ho niente da aggiungere al presente così come si manifesta, la percezione di me cambia radicalmente. Da ente protagonista della scena divento neutro, non più l’osservato e l’osservatore, ma l’atto dell’osservare. Viene meno l’osservatore come coscienza vivida conferitagli dall’atto del giudicare: se non giudico mi svuoto, mi neutralizzo, l’altro è lasciato a se stesso e quella coscienza vivida di me scompare sostituita da un sapersi di esistere non qualificato, neutro appunto. C’è qualcuno che guarda la scena ma non è più l’attore di prima, è un qualcuno che non è interessato al nome, alla forma, è un qualcuno la cui coscienza di sé è completamente mutata, perché c’è ma non ha identità.
Ciò che dice o che fa proviene da un altrove: viene attraversato. Ciò che percepisce non gli appartiene, transita attraverso lui.
Quell’identità è diventata trasparente: un luogo di attraversamenti.
Non gli appartiene ciò che esce da lui né ciò che entra in lui.
Di fronte ad un lago molte sono le informazioni che colpiscono i sensi: gli animali, le erbe, i colori, i suoni: ogni cosa manifesta se stessa ed ogni manifestazione accade davanti all’osservatore neutrale. Non c’è partecipazione, non c’è indifferenza non c’è nemmeno neutralità: c’è attraversamento, un niente viene attraversato da una molteplicità.
Cosa significa che viene attraversato?
I sensi vengono colpiti, l’immagine registrata ma non sottoposta al discernimento della mente, non trattenuta, lasciata fluire. La consapevolezza è vigile e come un manto si stende sulla vita che accade. Ma non trattiene, non passa al setaccio, non focalizza per analizzare, si lascia attraversare per poi posarsi su nuove scene.

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